Covid, lo studio: “Con vaccino Astrazeneca -67% trasmissione dopo la prima dose”

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Università di Oxford: "Con maggior distanza tra le due somministrazioni aumenta l'efficacia dal 55% all'82%"
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ROMA –  Il vaccino di AstraZeneca e Oxford “riduce del 67% la trasmissione dopo la prima dose”. Ad affermarlo ieri mattina alla Bbc è stato il direttore del gruppo di ricerca di Oxford, Andrew Pollard, che aggiunge: “Adesso sappiamo che il vaccino di Oxford riduce anche la trasmissione e questo aiuterà l’uscita dalla pandemia”. Dunque, i dati preliminari della ricerca condotta dall’Università di Oxford tentano di mappare non soltanto l’efficacia del vaccino britannico in termini di protezione dal contagio del Sars-Cov2, quanto anche in termini di rallentamento della velocità di trasmissione del virus. Lo studio, difatti, non ancora sottoposto a ‘peer-review’ (revisione scientifica paritaria, ndr) è in continua evoluzione. Ogni settimana un gruppo di individui, a quanto si apprende dal New York Times, viene sottoposto a tamponamento e dai dati è stata riscontrata “una riduzione del 67% dei tamponi positivi tra i vaccinati”. Semplificando: se in un individuo infetto, dopo la somministrazione del vaccino Astrazeneca, non risulta più presente il virus, ciò significa che non può essere diffuso. Non impossibile, dunque, bensì improbabile, che dopo un contatto con il Covid-19 un vaccinato con Oxford-Astrazeneca, si faccia ‘portatore’ sano del virus.

IL MONDO DELLA SCIENZA CHIEDE CAUTELA

Non appena la notizia viene riportata anche dai quotidiani, il mondo della scienza non tarda a richiedere cautela: “Sarebbe una notizia estremamente gradita ma abbiamo bisogno di più dati prima di poter confermare” una riduzione tanto drastica nella trasmissione, avverte Doug Brown, amministratore delegato del British Society for Immunology. “Continuiamo a seguire le precauzioni del distanziamento sociale anche una volta vaccinati”, ribadisce.

IL VACCINO ASTRAZENECA PIÙ EFFICACE SE AUMENTA L’INTERVALLO TRA LE DUE DOSI

Dalla ricerca che Oxford conduce, però, emerge un altro dato rilevante: il vaccino Astrazeneca appare più efficace quando l’intervallo tra le due dosi si amplia. Aumentando il tempo intercorso tra la prima e la seconda somministrazione, oltre le quattro settimane originariamente previste, aumenta l’efficacia del siero. Se una volta trascorse 6 settimane di distanza tra la prima e la seconda dose, il vaccino in questione aveva un’efficacia pari al 55%, tra i partecipanti alla trial clinica che hanno ricevuto le dosi con distanza di almeno 3 mesi, l’efficacia tocca l’82%. Agli studiosi sembra che l’intervallo di tempo sia, perciò, la forbice più interessante da considerare. Inoltre, quando le scorte a breve termine sembrano diventare sempre più problematiche, una strategia di vaccinazione dilatata “potrebbe essere l’ideale”, commentano i ricercatori nel documento.

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Covid, Aifa approva il vaccino Astrazeneca

L’Unione Europea, dal canto suo, da pochi giorni festeggia l’approvazione di Oxford-Astrazeneca da parte dell’European Medicines Agency (Ema) con non pochi battibecchi. Da Francia, Germania e persino dall’Italia, infatti, sono forti i riguardi a non utilizzare questo tipo di vaccino con gli over65. Nelle raccomandazioni italiane dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), si indica infatti la preferenza alla somministrazione verso gli under55, perché nonostante il via libera a tutte le fasce d’età, confermato dallo stesso Pollard alla Bbc, sugli anziani paiono esserci molti meno dati confermati. Le polemiche dei giorni scorsi sulle differenti ritrattazioni dell’Aifa a questo proposito, sono state risolte da un’ulteriore dichiarazione di ieri: “A seguito delle numerose interpretazioni di stampa, Aifa precisa che la posizione della Commissione tecnico scientifica è rimasta invariata rispetto a quella espressa nella riunione del 30 gennaio. In attesa di ulteriori studi, l’indicazione per il vaccino AstraZeneca resta preferenzialmente per la popolazione tra i 18 e 55 anni e senza patologie gravi, per la quale sono disponibili dati più solidi”.

IL VACCINO SPUTNIK

Tra l’8 e il 14 febbraio si attendono quindi le prime 430 mila dosi, per cui l’Ema consiglia una dilatazione nei richiami tra le 4 e le 12 settimane dalla prima somministrazione. Intanto, tra discussioni su errori, efficacia, trial e diversi tipi di vaccini, si è aperta anche in Europa la corsa a Sputnik V: il vaccino russo, ancora privo di approvazione Ema, che The Lancet afferma avere un’efficacia “osservata del 91,8% nei partecipanti di età superiore ai 60 anni e del 91,6% in quelli sotto i 60. Non ci sono stati casi di Covid-19 moderato o grave confermati almeno 21 giorni dopo la dose 1; quindi, l’efficacia del vaccino contro Covid-19 moderato o grave è stata del 100%”. E sembra, che diversamente da Moderna e Pzifer, si mantenga tra i 2 e gli 8° centigradi: banalmente, in frigorifero.

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