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Migranti, il diario di Soufi dalla Bosnia: “Si muore nella neve”

migranti rotta balcanica
Attraverso i social, Soufi condivide le storie dei profughi, respinti alle frontiere, derubati o picchiati da gruppi criminali e che nei campi vivono in condizioni al limite della sopravvivenza.
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ROMA – “Ritrovati due corpi congelati tra la Bosnia e la Croazia. Congelati! Sepolti dalla neve“. Cosi’ ha scritto il 30 gennaio in uno dei suoi post su Facebook Nawal Soufi, attivista originaria di Catania. Da settimane, con altri volontari, si e’ unita ai migranti che lungo la cosiddetta “rotta balcanica” – che parte da Grecia e Turchia e lambisce l’Italia – cercano di evitare i respingimenti delle polizie di frontiera per presentare richiesta d’asilo in Europa. Un tema tornato d’attualita’ dopo le immagini di di giovani ma anche di famiglie con bambini piccoli, rimasti senza riparo dopo che un incendio a dicembre ha distrutto il campo profughi di Lipa, in Bosnia ed Erzegovina.

“Migliaia di persone vivono in condizioni drammatiche”, ha denunciato la Croce Rossa italiana. Attraverso i suoi post sui social network, Soufi condivide le storie di quotidianita’ di questi profughi – che provengono da Paesi come Afghanistan, Siria, Libia, Somalia – e testimonia le violazioni patite dai viaggiatori, respinti alle frontiere, derubati o picchiati da gruppi criminali e che nei campi vivono in condizioni al limite della sopravvivenza. Inchieste di stampa hanno mostrato i profughi costretti a volte a dormire nei boschi e a lavarsi nei fiumi, con la neve alta e temperature sotto lo zero.

“Terzo respingimento in 48 ore” scrive Soufi il 24 gennaio da una localita’ della Bosnia. “Adesso stiamo tutti bene. Stiamo andando a cercare riparo da qualche parte, fino a domani mattina”. Due giorni dopo, pero’, sul suo diario digitale aggiunge: “Ieri notte non siamo riusciti a trovare riparo, cosi’ ci siamo seduti accanto alla fontana di una moschea. Ogni volta che qualcuno si addormentava, uno dei compagni aveva il compito di svegliarlo. Il freddo era indescrivibile e a volte non sentivamo piu’ le dita dei piedi”.

Soufi, che raccoglie anche fondi per comprare cibo e altri beni di prima necessita’ per i migranti, dedica post alle storie personali di coloro che incontra lungo il cammino: “Oday ha 22 anni, e’ scappato dal Marocco per l’estrema poverta’ e per un anno e tre mesi ha vissuto la rotta balcanica tra rafficanti e degrado. Due mesi fa ha finalmente attraversato la Croazia e la Slovenia fino ad arrivare in Italia. La polizia italiana lo ha fermato e poi lo ha rispedito al confine tra Slovenia e Croazia“.

Li’, continua Soufi, “e’ stato privato del cellulare per non documentare come veniva massacrato di botte insieme ad altri ragazzi. Sono stati poi respinti al confine bosniaco”. In una di queste citta’, riferisce l’attivista, oggi Oday vende falzzoletti “per 6 marchi (circa 3 euro) per pagarsi una notte in ostello e ripararsi dal freddo”.

Poi seguono gli appelli: “Abbiamo estremo bisogno di trasferire un richiedente asilo dalla rotta balcanica, in Bosnia”. Il giovane e’ affetto da emeralopia, la cecita’ notturna, e cosi’ “quando cala il sole resta bloccato finche’ non si fa giorno. E’ da solo, con la paura di perdere la vita a causa dei suoi problemi di salute e il rischio di incrociare la polizia o la malavita che lo catturi”.

L’eurodeputato Pietro Bartolo pochi giorni fa ha compiuto una missione nella regione con altri delegati europei del gruppo Pd/S&d – Brando Benifei, Pierfrancesco Majorino ed Alessandra Moretti. Al ritorno ha scritto: “Siamo andati a testimoniare l’orrore e la disperazione in una delle tante rotte intraprese per raggiungere l’Europa”.

L’ex medico di Lampedusa denuncia: “Pensavo di aver visto tutto in 30 anni di esperienza legata al soccorso e accoglienza dei migranti ma mi sbagliavo. Quello che ho visto in questa missione supera di gran lunga la disperazione di cui sono stato testimone. Dobbiamo farci portavoce di politiche di accoglienza e di gestione del fenomeno che nessun muro, filo spinato o mina anti uomo o violenza potra’ arginare”.

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