Ostia, processo al clan Fasciani: l’appello bis reintroduce il reato mafioso

ROMA - La quarta sezione della Corte d'Appello di Roma ha reintrodotto l'aggravante mafiosa per 13 imputati riconducibili al clan
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ROMA – La quarta sezione della Corte d’Appello di Roma ha reintrodotto l’aggravante mafiosa per 13 imputati riconducibili al clan Fasciani di Ostia, tra i quali il boss Carmine Fasciani, la moglie Silvia Franca Bartoli e le figlie Sabrina e Azzurra, nell’ambito di un secondo processo di secondo grado scaturito da una sentenza della Cassazione, che nell’ottobre 2017 aveva accolto il ricorso del procuratore generale contro la sentenza di appello del giugno 2016, che aveva alleggerito le pene agli imputati non riconoscendo la sussistenza del reato mafioso.

In tutto sono state comminate condanne per oltre 160 anni di carcere per reati, commessi a vario titolo, tra i quali spaccio di droga, usura ed estorsione. La Procura generale aveva chiesto pene complessive per 177 anni di carcere.

APPELLO BIS CONDANNA BOSS CARMINE FASCIANI A 27 ANNI E 10 MESI

Nel processo di appello bis, la quarta sezione della Corte di Roma ha condannato Carmine Fasciani, capo dell’omonimo clan mafioso che opera nella zona di Ostia, a 27 anni e 10 mesi di carcere, la moglie Silvia Franca Bartoli a 12 anni e 5 mesi, le figlie Sabrina e Azzurra, rispettivamente a 11 anni e 4 mesi e 7 anni e 2 mesi, il fratello Terenzio a 8 anni e 6 mesi e il nipote Alessandro a 10 anni e 6 mesi. Sono stati condannati anche Riccardo Sibio a 25 anni e 3 mesi, Luciano Bitti 13 anni e 3 mesi, John Gilberto Colabella a 13 anni, Mirko Mazzoni a 10 anni, Danilo Anselmi a 7 anni, Eugenio Ferramo a 10 anni e Gilberto Inno 7 anni e 1 mese.

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