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A gennaio calano i prezzi degli alimenti di base

L'indice dei prezzi dei generi alimentari di base per il
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ciboL’indice dei prezzi dei generi alimentari di base per il gennaio 2016 e’ sceso notevolmente, raggiungendo il punto piu’ basso in quasi sette anni. A dichiararlo e’ la Fao, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’agricoltura, in un comunicato diffuso oggi, in cui mostra i dati raccolti dai suoi studi sull’indice medio dei prezzi: si tratta di “un indice ponderato su base commerciale che tiene conto di cinque principali materie prime alimentari sui mercati internazionali”, ossia cereali, carne, prodotti lattiero-caseari, oli vegetali e zucchero. Questi sono scesi rispettivamente dell’1,7%, dell’1,1%, del 3,0%, dell’1,7% e del 4,1%.

Tale indice generale nel mese di gennaio “ha registrato una media di 150,4 punti”, che si traduce “in un calo del 16% rispetto all’anno precedente”, e il piu’ basso dal 2009. La Fao spiega che le cause di questo persistente calo dei prezzi dei generi alimentari di base sono legate “agli ampi approvvigionamenti agricoli, al rallentamento dell’economia globale e al rafforzamento del dollaro americano“.

C’e’ poi il problema delle condizioni meteorologiche associate a El Nino, che fanno prevedere una “drastica diminuzione” nella produzione del 2016 in Sud Africa, dove il grano potrebbe toccare quota -25%. Prospettive favorevoli invece per Europa e Federazione russa, mentre sono diminuite le semine invernali negli Stati Uniti e in India.

Nonostante cio’, le scorte cerealicole mondiali si prevede saranno alla fine della stagione 2016 intorno a 642 milioni di tonnellate, quantita’ superiore a quella dell’inizio dell’anno. Questo livello implica uno stock-to-use-ratio (rapporto tra scorte finali e consumo, come spiega la Fao) globale per i cereali stabile e rassicurante di circa il 25%”. La Fao osserva infine che “l’accumulo delle scorte varia geograficamente e dipende dai livelli di produzione. Notevoli aumenti degli stock di grano sono previsti negli Stati Uniti, nell’Unione europea e in Cina, mentre vi saranno probabilmente alcune riduzioni in Canada, in India e in Iran”.

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