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Niger, Morelli (Unhcr): “Il Sahel brucia nei giorni delle elezioni”

Intervista a Alessandra Morelli, rappresentante in Niger dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr)
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ROMA – “Dal Sahel in fiamme arriva un messaggio chiaro: queste elezioni non si devono tenere”. Alessandra Morelli, rappresentante in Niger dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), parla con l’agenzia Dire dopo “assalti coordinati” che in due villaggi al confine con Mali e Burkina Faso hanno provocato almeno cento morti.

I raid sono stati condotti in pieno giorno, circa alle dieci di mattina di sabato, contemporaneamente a Tchombangou e a Zaroumdareye, nella regione occidentale di Tillaberi. Nello stesso giorno e’ stato annunciato che, dopo il primo turno del 27 dicembre, per eleggere il nuovo presidente del Niger sara’ necessario un ballottaggio: a sfidarsi, a febbraio, l’ex ministro degli Esteri Mohamed Bazoum e l’ex presidente Mahamane Ousmane.

Con la fine del governo di Mahamadou Issoufou, al potere per dieci anni, la prospettiva e’ quella di un primo cambiamento alla guida del Paese sulla base di una consultazione elettorale. “Le stragi sono avvenute nel pieno del periodo elettorale”, sottolinea Morelli, “per altro dopo che un episodio del genere si era verificato in un’altra regione del Paese, a Diffa, dove i combattenti di Boko Haram avevano dato alle fiamme il villaggio di Toumour”. L’assalto, sferrato la sera del 12 dicembre, era durato quattro ore. Il bilancio, in un’area dove gli sfollati sono all’incirca 30.000, era stato di 28 morti.

Gruppi ribelli che si professano jihadisti operano sia a Diffa che a Tillaberi, dove da un paio di anni si parla anche delle milizie della Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (Iswap). “Sabato, dopo le incursioni a Tchombangou e a Zaroumdareye, circa mille persone sono fuggite in direzione di Mangaize’, una cittadina situata a circa 40 chilometri di distanza” riprende Morelli. “E’ probabile che poi si spostino verso Ouallam, a circa un’ora di automobile dalla capitale Niamey, dove d’intesa con il governo contiamo di registrarle e assisterle”.

L’emergenza potrebbe riguardare pero’ piu’ di mille persone. “Gli abitanti di quattro villaggi situati attorno ai due assaltati sabato sono spaventatissimi” dice la rappresentante di Unhcr: “Ci aspettiamo che si mettano presto in movimento”.
Il contesto e’ quello di una regione, quella di Tillaberi, prossima alla “triplice frontiera”, dove si starebbe imponendo la “strategia della paura”. Morelli cita i dati di Unhcr: “Tre anni fa nella regione non c’erano sfollati interni, mentre ora sono circa 83.000, ai quali si aggiungono 60.000 profughi giunti dal Mali”.

In questo Paese, dall’altra parte del confine, dovrebbe essere dispiegata una missione militare europea a guida francese.
Denominata “Takouba”, “spada” in lingua hausa, prevede anche una partecipazione italiana. “Da queste parti quello della pace e’ un lavoro che puo’ essere svolto solo sul lunghissimo periodo” commenta Morelli: “La situazione e’ complicata anche dal fatto che l’estremismo e’ un fenomeno estremamente frammentato e per questo ancora piu’ minaccioso“.

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