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Tg Psicologia, edizione del 3 dicembre 2021

Si parla di Natale, migranti e salute mentale
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– PSICHIATRA: A NATALE COMUNITÀ SPACCATA DA NO VAX, EGOISTI

Che Natale sarà per chi non è vaccinato? “Ribalterei la domanda e piuttosto mi chiederei che Natale faranno trascorrere i non vaccinati a tutti gli altri? Perché chi non è vaccinato spacca la propria comunità, generando delle esclusioni”. Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), declina il tema del Natale dei ‘no vax’ sul concetto della responsabilità. Probabilmente sarà un Natale di isolamento per chi non è vaccinato.

– COVID, PER 9 STUDENTI SU 10 DIFFICOLTÀ NELL’APPRENDIMENTO O PSICOLOGICHE

Gli studenti italiani hanno sofferto la mancanza di interazioni sociali più dei coetanei europei. Quasi 9 su 10 hanno riscontrato difficoltà nell’apprendimento o psicologiche. È quanto è emerso dalla prima indagine sull’istruzione condotta dalla piattaforma di apprendimento online GoStudent, in collaborazione con Kantar Market Research, in cui sono stati esaminati didattica in presenza e a distanza, insegnamento e abitudini di studio dalla prospettiva di genitori e figli. I dati sono stati rilevati attraverso un sondaggio online condotto in sette mercati europei, tra cui: Italia, Regno Unito, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Germania e Austria. In totale, 6.276 genitori e 5.767 studenti, di età compresa tra i 10 e i 18 anni, sono stati intervistati tra l’1 e il 16 ottobre 2021.

– MIGRANTI, AIP: STRUMENTO DI CONTESA E VITTIME DE-UMANIZZAZIONE

“Le forti tensioni tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti da una parte e la Bielorussia dall’altra hanno determinato nelle scorse settimane una ‘surreale’ situazione al confine tra Polonia e Bielorussia, con i migranti lasciati a temperature sotto lo zero e undici persone morte per gli stenti. I migranti, utilizzati come strumenti di contesa, sono vittime ancora una volta di un fenomeno ben studiato dalla ricerca psico-sociale, quello della de-umanizzazione”. Lo afferma l’Associazione italiana di psicologia, che spiega: “la de-umanizzazione è un fenomeno attraverso cui una persona o un’intera società nega la piena identità umana di un’altra persona o degli appartenenti ad un’intera categoria o gruppo sociale. Ciò comporta la mancata attribuzione di caratteristiche come umanità, sentimenti, cultura e diritti alle persone che appartengono a quel gruppo. È una situazione pericolosa, come ha chiaramente mostrato la ricerca scientifica sul tema, dal momento che è il presupposto per il disimpegno morale, la negazione di aiuto, l’emarginazione, la violenza e, in ultima istanza, gli stermini”.

– PSICHIATRA A SPERANZA: SOSTENERE SERVIZI E TENERE A MENTE ‘BUONE PRATICHE’

“In Italia si sta procedendo ad una sottrazione delle strutture di salute mentale, servizi di prossimità fondamentali anche perché senza risorse subentra il privato. Un pezzo della sanità pian pianino esternalizzata che squalifica il pubblico; così il costrutto principale della legge Basaglia rischia di venir meno. Noi siamo per una sanità pubblica più facilmente controllabile. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha buoni consiglieri. Suggerirei di tenere a mente le ‘buone pratiche’ che ci sono ancora nel nostro Paese e analizzare con quali mezzi sono state realizzate”. Il suggerimento al ministro Speranza viene da Tommaso Losavio, psichiatra e ultimo direttore del manicomio romano di Santa Maria della Pietà.

– VACCINO, CATTOLICA CREMONA: PER 1 ITALIANO SU 2 PRIORITÀ ORA VA DATA A PAESI POVERI

Un italiano su due pensa che a questo punto, dopo aver immunizzato con due dosi molte persone, la priorità andrebbe data alla distribuzione dei vaccini nei Paesi poveri del Mondo. Una frazione che sale al 60% nelle donne e, invece, scende al 49% negli uomini. Sono i dati emersi dall’indagine realizzata su un campione di oltre 6.000 italiani dall’EngageMinds Hub, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica. La ricerca evidenzia inoltre che l’apertura degli italiani ai vaccini anti-Covid si sta assottigliando: è dubbioso un intervistato su tre, il 33%, mentre uno su dieci si dichiara apertamente contrario e addirittura il 30% dichiara che la terza dose di siero anti-Covid-19 non sia necessaria.

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