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Il premier Conte non se ne preoccupa ma sempre di più lo attaccano

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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“Il gallo canta persino la mattina in cui finisce in pentola” diceva il grande Stanislaw Jerzy Lec, e rende bene l’idea del clima caotico che si vive in queste ore a livello politico parlamentare. In vista delle festività alla fine è passata la linea dura: chiusure, niente spostamenti tra comuni e non si potranno nemmeno raggiungere gli anziani parenti che vivono da soli e soli resteranno. Il premier, Giuseppe Conte, stasera in conferenza stampa spiegherà ai cittadini il perché di questa stretta, dettata dai numeri in mano al Comitato tecnico scientifico sull’andamento dell’epidemia. Per il Capo dello Stato, che stanotte ha firmato il decreto, sono “restrizioni dolorose ma necessarie”. La conferenza delle regioni, al contrario, attacca a muso duro l’esecutivo nazionale, e nero su bianco “esprime stupore e rammarico per il metodo seguito dal governo che ha approvato il decreto legge in assenza di un preventivo confronto con le regioni. Questo metodo- attaccano i governatori- contrasta con lo spirito di leale collaborazione sempre perseguito nel corso dell’emergenza, considerato peraltro che la scelta poteva essere anticipata anche nel corso del confronto preventivo svolto solo 48 ore prima”. Una vera e propria dichiarazione di guerra. Adesso ci si aspetta che con i nuovi dati settimanali il ministro della Salute, Roberto Speranza, cambi colore alle regioni ancora rosse e arancioni. Se tutte diventeranno gialle sarà possibile muoversi fino al 20 dicembre poi tutti fermi. Non sarà e non è stata una partita facile. Chi si è trovato nei pressi delle stanze dove in questi giorni si sono svolte le riunioni governo-forze politiche riferisce di urla e liti furibonde. Nello stesso Pd si registra una spaccatura da allarme rosso. Al Senato, dove la maggioranza ha pochi voti di vantaggio, ben 25 senatori (su 35) hanno scritto al capogruppo Marcucci dandogli di fatto l’incarico a trattare col premier Conte per rimuovere il divieto di circolazione tra comuni tagliando fuori il ministro Dario Franceschini, capo delegazione Dem. Il segnale dello scontro interno, con il capo delegazione che accusa Marcucci di iniziativa personale, e il capogruppo che gli sventola sotto il naso la lettera della stragrande maggioranza dei senatori. Altra grana per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che fonti riferiscono essere assai preoccupato di come si stanno mettendo le cose. Nei prossimi giorni, infatti, in Parlamento si dovrà votare una risoluzione sul Mes, che il Pd fortemente vuole, bocciata da tutto il centrodestra e pure dal M5S prima forza politica di governo. Molti dicono che alla fine si troverà la quadra e che l’Italia eviterà la figuraccia nei confronti dell’Unione europea, ma al momento anche su questo tema la situazione rischia di degenerare. Per non parlare della legge di Bilancio, da approvare entro dicembre, sommersa solo alla Camera da 7mila proposte di modifica, moltissime avanzate dai parlamentari di maggioranza che devono assolutamente portare a casa dei loro elettori qualcosina altrimenti saranno guai. C’è molta preoccupazione tra i parlamentari, alcuni temono che in questo caos quotidiano, dove non si capisce bene chi decide alla fine arrivi l’incidente parlamentare con il Governo che va sotto. E a quel punto sarà molto difficile scappare dal rimpastone.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 3 DICEMBRE 2020

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