Atac, dal Tar del Lazio ok a esternalizzazione. Ma Comune frena: “Resta in house, referendum era solo consultivo”

È stato accolto il ricorso proposto dal Comitato promotore dei referendum sull'esternalizzazione del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale
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ROMA – Il Tar Lazio (la seconda sezione), con sentenza 13825, ha accolto il ricorso proposto dal Comitato promotore dei referendum sull’esternalizzazione del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale (attualmente svolto da Atac), con il quale è stata contestata l’applicazione del quorum minimo alla consultazione, poiché previsto da norma statutaria abrogata.

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Il Tar, in applicazione del principio di legalità, ha affermato che l’esito referendario non è soggetto a sbarramenti, con la conseguenza che l’amministrazione avrebbe dovuto procedere alla promulgazione del risultato che ha visto prevalere i ‘‘, con gli effetti che derivano dalla disciplina di riferimento.

Si legge in sentenza “la eliminazione del quorum – disposta con la delibera 5 del 2018 con il dichiarato scopo di conformare la disciplina comunale ai principi espressi dal Codice di buona condotta sui referendum adottato dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, che considera con sfavore la sussistenza di soglie e percentuali minime determinanti una sostanziale assimilazione degli elettori che si astengono a quelli che esprimono un voto negativo – dispiega la sua incidenza proprio nella fase di indizione delle consultazioni”.

TPL RESTA IN HOUSE, TAR NON CAMBIA NATURA CONSULTIVA REFERENDUM ATAC

La sentenza del Tar non cambia nulla in termini sostanziali: “il referendum per l’esternalizzazione del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale era solo consultivo”. Questa la prima risposta non ufficiale che filtra dal Comune di Roma poco dopo l’accoglimento del ricorso dei proponenti del referendum dell’11 novembre 2018 da parte del Tribunale amministrativo del Lazio. Dunque, anche in presenza della certificazione della vittoria del ‘Sì’, conseguenza diretta della sentenza dei giudici amministrativi, non c’è alcun effetto vincolante sul Comune di Roma la cui decisione di procedere con l’affidamento in house resta confermata.

I QUESITI REFERENDARI

Due erano i quesiti referendari sottoposti ai romani l’11 novembre. Il primo, il più importante, chiedeva ai cittadini di decidere se affidare, o meno, tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori, garantendo forme di concorrenza comparativa. Di fatto si chiedeva l’autorizzazione ai cittadini di sottrarre l’affidamento del servizio di trasporto in modo diretto ad Atac, per metterlo successivamente a gara. A questa domanda avevano risposto solo il 16,4% degli aventi diritto. Una percentuale più bassa rispetto a quello che allora era stato fissato come quorum, ovvero il 33%.

I RISULTATI DEL REFERENDUM

Il risultato aveva comunque premiato il ‘Sì’: il 74% dei votanti, infatti, si era detto favorevole alla fine del monopolio di Atac. Ora il Tar del Lazio ha deciso che quel 33% di quorum non è valido perché “l’esito referendario non è soggetto a sbarramenti, con la conseguenza che l’amministrazione avrebbe dovuto procedere alla promulgazione del risultato che ha visto prevalere i ‘Sì’, con gli effetti che derivano dalla disciplina di riferimento”. Ma la natura consultiva del referendum, secondo il Comune, non cambia le carte in tavola: il Tpr resta nelle mani di Atac.

COMITATO REFERENDUM: TAR CI DÀ RAGIONE, RAGGI PROCLAMI VITTORIA SI

“La sindaca Virginia Raggi ha manomesso la democrazia. Questa Giunta ha provato a ostacolare in tutti i modi il voto dei romani al Referendum su Atac, fino alla proclamazione dei risultati. Ora il Tar ci ha dato ragione: il quorum non era valido e l’amministrazione deve proclamare la vittoria del sì alla messa a gara”. Così su Facebook i promotori del referendum cittadino Mobilitiamo Roma.

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