Una trans insultata a Reggio Emilia durante la campagna sull’Hiv

Centro Risorse Lgbti di Torino: "Una legge nazionale ormai non può più attendere"
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REGGIO EMILIA – Il Centro Risorse Lgbti di Torino e la commissione provinciale per la prevenzione dell’hiv dell’Ausl di Reggio Emilia condannano l’aggressione a sfondo omofobo avvenuta in città sabato scorso. Quando in centro storico una giovane attivista trans è stata aggredita con insulti, minacce e gesti osceni, mentre partecipava alle attività di sensibilizzazione per la campagna di prevenzione dell’hiv targata Arcigay Gioconda e Azienda sanitaria.

“L’episodio discriminatorio a sfondo transfobico avvenuto a Reggio Emilia è, sfortunatamente, uno dei tipici esempi di ingiurie e insulti che le persone Lgbtqi, proprio per la loro visibilità, come in questo caso, rischiano di subire nelle città italiane“, commenta Valeria Roberti, presidente del Centro torinese, nato nel 2012. Casi che, aggiunge, “non essendoci una legge nazionale, raramente sfociano in denuncia alle Forze dell’ordine, ed è proprio per questo che vanno monitorati e analizzati, per dare forma e dimensione al fenomeno dei crimini d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere non conforme”.

Proprio a questo, spiega ancora Roberti, mira l’iniziativa lanciata dal Centro Lgbti, lo scorso giugno: un questionario on-line (a cui si può partecipare in forma anonima all’indirizzo cliccando qui)  per censire il fenomeno dei crimini d’odio motivati da omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia. Le testimonianze pervenute ad oggi da tutta Italia sono più di 500, ma per Roberti una legge nazionale “ormai non può più attendere”. 

La commissione dell’Ausl di Reggio assicura: “Continueremo nelle nostre attività di informazione, educazione, prevenzione dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmissibili, avvalendoci della collaborazione delle associazioni di volontariato, inclusa Arcigay, contrastando la mentalità omotransfobica ancora diffusa”. Annalisa Rabitti, assessore comunale alle Pari opportunità aggiunge: “Quanto è successo sabato è un forte campanello di allarme che ci dice che non dobbiamo abbassare la guardia e dobbiamo lavorare per una cultura della tolleranza e del rispetto di tutte le persone, al di là del colore, della cultura, del genere, delle scelte sessuali, della disabilità o altro”. Perché “la civiltà di una città è definita dai comportamenti e da come le persone sanno stare insieme come comunità”.

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3 Dicembre 2019
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