La lettera del Sudan agli Usa: “Via le sanzioni, non siamo terroristi”

Una delle motivazioni fu la presenza di campi di addestramento e di esponenti di organizzazioni terroristiche, "ma le cose ora sono cambiate"
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ROMA – Un gruppo di politici, accademici e attivisti del Sudan ha inviato una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per richiedergli di rimuovere il loro Paese dalla lista degli Stati che sostengono il terrorismo. Washington inserì Khartoum nella lista, che viene redatta dal dipartimento di Stato e che comporta anche l’imposizione di una serie di sanzioni economiche, nel 1993, nel pieno del trentennale regime di Omar Al-Bahir, deposto dopo mesi di rivolte popolari nell’aprile di quest’anno.

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Una delle motivazioni all’origine della decisione americana, rinnovata a seguito di un report del Dipartimento nel 2013, fu la presenza di campi di addestramento e di esponenti di organizzazioni terroristiche nel Paese. Tra i firmatari della lettera, la presidente della sezione brittanica della Sudan Doctors Union, Sara Abdigalil, ha detto all’emittente Bbc: “Le cose sono cambiate e tutto il movimento rivoluzionario nonviolento si oppone ai leader di quell’ambiente che ha supportato il terrorismo”.

Secondo Abdigalil, “rimuovere le sanzioni al Sudan porterà benefici a livello globale”. La dottoressa ha aggiunto: “E’ difficile combattere il terrorismo in assenza di una seria stabilità economica”. L’11 aprile, dopo quattro mesi di mobilitazione popolare, un colpo di Stato militare ha messo fine al regime di Bashir, che durava dal 1989. L’attuale primo ministro del Sudan, a capo di un governo di transizione, è l’economista Abdalla Hamdok.

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