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VIDEO | Mafia nigeriana, 32 arresti in Italia e all’estero

Nell'operazione denominata 'Drill' gli indagati sono accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù

Pubblicato:03-12-2019 13:48
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 16:42
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polizia auto
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BARI – Sono complessivamente 32 le persone raggiunte da misure cautelari nell’ambito della operazione internazionale ‘Drill‘, così denominata per il metodo violento con cui le gang mafiose nigeriane soggiogavano le vittime e si imponevano sul territorio.

Le accuse sono associazione mafiosa finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù, alle estorsioni, alle rapine, alle lesioni personali, alla violenza sessuale, all’uso di armi bianche ed allo sfruttamento della prostituzione e dell’accattonaggio.

Gli indagati sono stati arrestati in Italia e in Germania, Francia, Olanda e Malta e sono accusati di “aver fatto parte, insieme a numerose altre persone non identificate, di due distinte associazioni a delinquere di stampo mafioso, di natura cultista, operanti nella provincia di Bari quali cellule autonome delle fratellanze internazionali denominate Supreme Vikings Confraternity – Arobaga e Supreme Eiye Confraternity, che hanno agito per lungo tempo allo scopo di ottenere il predominio sul territorio barese e di gestire i propri affari illeciti”, così gli investigatori coordinati dai pm della Dda di Bari, Simona Filonei e Ligia Giorgio.


Le indagini degli agenti della squadra mobile barese sono iniziate dopo le denunce sporte tre anni fa da due cittadini nigeriani ospitati nel centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari, i quali “hanno dichiarato di esser stati vittime di pestaggi, rapine e ripetuti tentativi di condizionamento per esser arruolati tra le fila di un gruppo malavitoso che stava espandendo la sua influenza all’interno del Centro, poi scoperto essere quello dei Vikings”, riferiscono gli inquirenti che così sono riusciti a capire che le violenze che si susseguivano nel centro erano riconducibili ai contrasti tra due clan: Vikings e Eyie, la prima più numerosa e più violenta della seconda.

 “Nei confronti delle donne nigeriane – spiegano – è emersa anche la vessazione psicologica riservata ad un ceto ritenuto inferiore, buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile e a produrre denaro attraverso lo sfruttamento della prostituzione”.

Decisiva era la figura delle “blu queen”, donne considerate “una merce di proprietà esclusiva del gruppo degli Eyie dopo essersi sessualmente concesse ai capi e destinate a gestire, per loro conto, le giovani prostitute fatte entrare nel Cara”.

Tra le attività illecite gestite dai clan c’erano la tratta e lo sfruttamento della prostituzione. “Emblematico – dicono gli inquirenti – è stato il caso di una donna che uno degli indagati ha fatto imbarcare dalla Libia per poi farla entrare nel Cara dove le ha imposto di prostituirsi e consegnare i ricavi al gruppo. Alla sua ribellione, la donna è stata punita con ripetute violenze fisiche, sino ad arrivare a una rissa tra bande il 22 marzo 2017″.

Le intercettazioni telefoniche e i riscontri sul territorio hanno accertato che “uno dei principali interessi delle bande criminali era fare entrare clandestinamente le connazionali nel Centro di accoglienza e farle prostituire e se, in una fase iniziale, si è notato che tale pratica veniva gestita solo all’interno del Cara in un secondo momento si è compreso che i malviventi fornivano prostitute a clienti anche al di fuori della struttura, per le strade o nelle abitazioni cittadine”.

I componenti delle due bande hanno occupato abusivamente alcuni appartamenti a Bari in cui venivano accompagnate le donne costrette a prostituirsi. Non solo la prostituzione, tra le attività illecite c’è anche l’accatonaggio, sfruttando medicanti a cui imponevano di consegnare parte di quanto riuscivano a racimolare elemosinando dinanzi a negozi e supermercati di Bari e della provincia.

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