martedì 14 Aprile 2026

In Nigeria il Forum della Middle Belt contro Trump: “Musulmani vittime come i cristiani”

Reazioni nel Paese dopo la minaccia di intervento militare da parte degli Usa. Il reporter Ojetimi: "Ecco perché Trump falsa la realtà

ROMA – Le vittime dei gruppi armati in Nigeria non sono solo cristiane ma anche e soprattutto musulmane: a sottolinarlo Bitrus Pogu, presidente del Forum della Middle Belt, la fascia centrale del Paese dove da anni in più occasioni si sono verificati episodi di violenza tra comunità di agricoltori e di allevatori. Una constatazione, questa, rilanciata dal quotidiano Daily Trust dopo la minaccia da parte di Donald Trump di un intervento militare degli Stati Uniti. Secondo il presidente americano, infatti, il governo della Nigeria ha finora “permesso le uccisioni di cristiani”. Il Paese, il più popoloso d’Africa, è da sempre un caleidoscopio di comunità, lingue e anche credo religiosi. Cristiani e musulmani rappresentano una quota simile della popolazione, anche se i primi vivono soprattutto nel sud e i secondi invece nel nord. Secondo il Daily Trust, “diplomatici, avvocati e gruppi di rappresentanza regionale hanno denunciato la minaccia di invasione militare da parte di Trump per un presunto genocidio di cristiani”. Pogu, il presidente del Forum, evidenzia che i miliziani di Boko Haram e in genere i “gruppi ribelli nel nord” assassinano sia cristiani che musulmani. E continua: “Pur proclamandosi jihadisti e dichiarando che il loro obiettivo sono i non musulmani, minacciano di uccidere qualsiasi musulmano che cooperi con i non musulmani”. Il Forum della Middle Belt è una rete sociale e culturale che ha il compito di “rappresentare gli interessi collettivi dele comunità nazionali native” della regione.

Alle parole di Trump ha risposto comunque anche il governo del presidente Bola Tinubu. “La Nigeria apprezza la preoccupazione globale per i diritti umani e la libertà religiosa ma queste dichiarazioni non riflettono la realtà” ha comunicato il ministero degli Esteri. “I nigeriani di tutte le fedi hanno vissuto, lavorato e pregato insieme a lungo in modo pacifico”. Il Daily Trust riferisce che la presa di posizione di Trump, che ha anche minacciato di sospendere qualunque forma di aiuto al governo di Abuja, ha seguito accuse rivolte dal senatore americano Ted Cruz. In un post diffuso sul social X il 7 ottobre, il parlamentare ha sostenuto che dal 2009 in Nigeria gruppi “islamisti” abbiano ucciso 50mila cristiani e parallelamente distrutto 2mila scuole e 18mila chiese. Stime rispetto alle quali, evidenzia il giornale, non sono state fornite fonti. Secondo ricostruzioni della stampa americana, le dichiarazioni di Trump andrebbero lette alla luce delle pressioni esercitate sul presidente dall’ala più conservatrice dei suoi sostenitori, legata anche alle chiese evangeliche. Tinubu ha comunque fatto sapere di voler incontrare Trump. Secondo il portale Sahara Reporters, l’eventualità più probabile per un confronto sarebbe il vertice del forum del G20 in programma in Sudafrica, nella città di Durban, il 20 novembre.

IL REPORTER OJETIMI: ECCO PERCHÉ TRUMP FALSA LA REALTÀ

Il “no” alle deportazioni di migranti di Paesi terzi e il “sì” a uno Stato di Palestina: ci sarebbero anche queste scelte dietro le accuse del presidente americano Donald Trump al governo della Nigeria, accusato di consentire le “uccisioni di cristiani”. A proporre questa lettura, in un’intervista con la Dire, è Wale Ojetimi. Giornalista, già corrispondente in Sudafrica, parla al telefono dalla megalopoli Lagos: è qui che ricopre l’incarico di vice-direttore della News Agency of Nigeria, testata di riferimento a livello nazionale. La premessa del cronista è che le parole di Trump, giunto a minacciare un intervento militare nel Paese più popoloso d’Africa, stanno alimentando sconcerto e timore. “I nigeriani sono preoccupati dal fatto che il presidente americano propone un racconto distorto, che non corrisponde alla realtà”, sottolinea Ojetimi. “In Nigeria operano gruppi armati e formazioni dedite al banditismo, e questo è senz’altro un problema grave, ma va evidenziato che uccidono chiunque si trovino di fronte: che siano cristiani o musulmani, che preghino in chiese o in moschee”.

Secondo il vice-direttore, è possibile che Trump e il suo omologo Bola Tinubu si incontrino presto, magari già in occasione del forum del G20 in programma in Sudafrica il 21 novembre. A dividere i due capi di Stato non ci sarebbero comunque tanto gli assassinii e le devastazioni compiute da Boko Haram e da altri gruppi armati quanto piuttosto alcune scelte politiche di Abuja. “Ci sono almeno due ‘no’ che Trump fa fatica ad accettare” sottolinea Ojetimi: “Il primo riguarda il supporto che la Nigeria sta dando alla nascita di uno Stato di Palestina al fianco di Israele in Medio Oriente; il secondo ha a che fare invece con il rifiuto del governo di Tinubu di accogliere persone migranti di Paesi terzi deportati da Washington”. Secondo il giornalista, “da alcuni punti di vista la Nigeria sta subendo lo stesso trattamento riservato al Sudafrica, finito nel mirino di Trump per aver fatto ricorso alla Corte internazionale di giustizia denunciando il rischio di genocidio nella Striscia di Gaza”. Il presidente americano aveva allora accusato l’esecutivo di Pretoria di consentire “un genocidio dei bianchi”. Nel luglio scorso, poi, il governo di Tinubu aveva respinto una proposta degli Stati Uniti di accogliere sul proprio territorio migranti di nazionalità venezuelana con precedenti penali. Sempre in quei giorni, Trump aveva minacciato dazi aggiuntivi per il 10 per cento del valore delle merci provenienti dai Paesi membri del gruppo Brics, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica e allargatosi quest’anno anche alla Nigeria. Un altro momento di attrito risale a poche settimane fa. Di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il vicepresidente nigeriano Kashim Shettima ha espresso solidarietà con i palestinesi, denunciando “l’orrore” dei bombardamenti e “l’aggressione contro civili innocenti” a Gaza.

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