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In Africa gli Usa preferiscono i combustibili fossili alle rinnovabili (ben 13 volte tanto)

Un'inchiesta del The Guardian mette in evidenzia come gli idrocarburi siano di gran lunga il primo fronte degli investimenti di Washington

Pubblicato:03-11-2022 15:44
Ultimo aggiornamento:03-11-2022 15:44
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Dalla firma degli Accordi di Parigi sul clima del 2015 a oggi gli Stati Uniti si sono impegnati a investire in Africa nove miliardi di dollari in progetti legati allo sfruttamento dei combustibili fossili e solo 682 milioni nello sviluppo di progetti di energie rinnovabili. E’ quanto emerge da un’inchiesta realizzata dal quotidiano inglese The Guardian a partire da un’elaborazione di dati ufficiali.

L’indagine è stata pubblicata a pochi giorni dall’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 (Cop27). Il summit, al via domenica, si terrà in Egitto e vedrà anche una partecipazione del presidente americano Joe Biden.

Gli Stati Uniti sono tornati a sottoscrivere gli Accordi di Parigi l’anno scorso, dopo che l’amministrazione guidata dall’ex presidente Donald Trump aveva deciso di non riconoscerli. Gli Usa sono quindi fra i Paesi che si sono impegnati a diminuire le emissioni dei gas responsabili del cosiddetto effetto serra.


I finanziamenti Usa agli idrocarburi si concentrano in Africa

Dall’inchiesta del Guardian emerge però uno scenario diverso, almeno se si guarda agli investimenti in Africa, il continente meno responsabile dell’emissione di gas inquinanti ma al contempo fra i più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico che questi provocano.

Gli Usa, secondo i dati del Public Finance for Energy Database, la principale piattaforma di monitoraggio degli investimenti energetici dei Paesi e delle banche di sviluppo del mondo, hanno investito in progetti legati agli idrocarburi una cifra 13 volte superiore a quella destinata alle energie rinnovabili. Due terzi del totale degli investimenti in combustibili fossili fatti da Washington – nove miliardi su 13 – è in Africa.
Secondo quanto denunciato al Guardian da Kate DeAngelis, manager della ong Friends of the Earth, l’amministrazione Biden, dopo una prima fase in cui sembrava voler veramente interrompere i finanziamenti ai progetti legati agli idrocarburi, è incappata in “un lento ritorno al punto in cui non si poteva distinguere tra Biden e Trump sul finanziamento dei combustibili fossili all’estero”.

La Export-Import Bank degli Stati Uniti (Exim) e la United States International Development Finance Corporation (Dfc), i principali finanziatori di progetti energetici all’estero, riporta sempre il quotidiano britannico, hanno aumentato il sostegno economico alle energie pulite ma non hanno ancora intenzione di rinunciare a supportare l’industria fossile.

Il caso del Mozambico

L’iniziativa principale a ricevere un finanziamento americano a oggi è stato il progetto di sviluppo di un giacimento di gas naturale nel nord del Mozambico con capofila la multinazionale francese Total, che è stato sovvenzionato dall’Exim con sette miliardi di dollari. La politica dell’industria fossile nella regione e la carenza di ricadute positive sulla popolazione locale è ritenuta da analisti concordanti e attivisti una delle ragioni dell’ascesa di gruppi ribelli che arruolano giovani in condizione di vulnerabilità economica.

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