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Roma, al liceo Righi a lezione sul G8 di Genova

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L'evento organizzato da Amnesty. Inaugurata anche mostra 'Eredità in movimento'
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ROMA – I pestaggi nella scuola ‘Diaz’, la morte di Carlo Giuliani, gli scontri di piazza Alimonda. Uno degli eventi più importanti per la storia recente d’Italia – il G8 di Genova – diventa materia di studio e dibattito per gli studenti del liceo ‘Righi’ di Roma, che questa mattina hanno partecipato ad un incontro organizzato da Amnesty International Italia con Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale e autrice di un podcast sul G8, e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. Circa 50 i giovani presenti, con più di 15 classi collegate in streaming. “A scuola non c’è la possibilità di parlare di questi eventi- racconta alla Dire Fulvio Pellini, che fa parte del Collettivo Ludus della scuola, che ha organizzato la mattinata- noi ragazzi invece siamo molto interessati a capire cosa successe in quei terribili giorni. Se fossi stato giovane negli anni del G8, sarei sicuramente andato a Genova”.

L’evento è stato anche un’occasione per inaugurare negli spazi dell’istituto, nella sede di Via Boncompagni, la mostra ‘Eredità in movimento’, prodotta da Amnesty Italia con TerraProject Photographers, Wu Ming e Internazionale. La mostra, che ha già fatto tappa a Genova e in altre città d’Italia, nasce dall’idea di creare un ponte con i fatti del nostro recente passato. Una scarpa rosa persa da una ragazza durante gli scontri, una piantina recuperata da una manifestante e poi coltivata e fatta crescere: immagini di oggetti e volti che aiutano i più giovani a capire, anche attraverso didascalie esplicative, come i fatti di Genova abbiano condizionato la vita di un’intera generazione.

“Per i nati dopo gli anni 2000 sono eventi sconosciuti, troppo lontani dal loro presente e troppo vicini per entrare nei libri di storia- spiega Chiara Pacifici di Amnesty Inernational all’agenzia di stampa Dire- incontri come questo servono a ricostruire una memoria che ci appartiene, che ha segnato la nostra democrazia e che riguarda anche i giovani attivisti”. Un’occasione per riflettere anche su come siano cambiate, in vent’anni, le modalità di partecipazione e protesta collettiva. Movimenti come il Black Lives Matters o il Friday For Future hanno punti di contatto con il fenomeno no global di inizio anni 2000, ma anche molte divergenze: dall’introduzione del concetto di piazza virtuale – grazie all’uso dei social – ai pochi scambi intergenerazionali. “I movimenti di oggi sono depoliticizzati, non chiedono di sedersi ai tavoli, creano spazi di dialogo alternativi- aggiunge Pacifici- è stato interessante confrontarsi con loro e capire come è cambiato il concetto di movimento e di lotta politica”.

“Siamo stati fortunati ad aver avuto la possibilità di confrontarci con degli esperti su questi temi. Spero che la scuola ospiti più spesso dibattiti di questo tipo o che i professori ne parlino di più durante le lezioni”, dice ancora Fulvio. Nei prossimi giorni, anche grazie alla spinta di Amnesty International, il collettivo ‘Ludus’ lancerà una campagna per invitare gli studenti maggiorenne a firmare la petizione di Amnesty che chiede l’introduzione di codici identificativi sui caschi della polizia, per permettere in situazioni di identificare chi compie violazione di diritti umani e atti di tortura.

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