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Ddl Zan, ‘duello’ a distanza tra Coordinamento Palermo Pride e Scalfarotto

IVAN SCALFAROTTO
La polemica è nata per la presenza del sottosegretario all'Interno alla presentazione del libro 'Il delitto di Giarre. 1980: un caso insoluto e le battaglie del movimento Lgbt+ in Italia'
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PALERMO – L’onda lunga delle polemiche dopo l’affossamento del ddl Zan continua a produrre i suoi effetti. L’ultimo duello a distanza vede protagonisti il Coordinamento Palermo Pride e il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto. Ad accendere la miccia la presa di posizione del Coordinamento rispetto alla presentazione del libro ‘Il delitto di Giarre. 1980: un caso insoluto e le battaglie del movimento Lgbt+ in Italia’, di Francesco Lepore, organizzata a Palazzo delle Aquile. Gli organizzatori avevano chiesto a Luigi Carollo, uno dei portavoce del Coordinamento, di portare i saluti alla presentazione ma l’invito è stato rifiutato per la presenza di Scalfarotto: “Riteniamo irricevibile l’invito dell’amico Francesco Lepore a un tavolo in cui siede chi ha svenduto i nostri diritti sull’altare delle mediazioni di governo già nel 2013 – ha fatto sapere il direttivo di Coordinamento Palermo Pride, in riferimento alla presenza del sottosegretario al ministero dell’Interno -. Non tollereremo oltre lezioni sulla buona politica e sulla necessità di mediare per ottenere una legge”.

La nota poi prosegue citando lo slogan del Pride andato in scena il 30 ottobre nel capoluogo siciliano: “Ma quali accordi? ma quale mediazione? Sui nostri corpi nessuna condizione”. Poi l’affondo su Scalfarotto: “Nel 2013 stava già smontando la legge Reale Mancino cedendo alle provocazioni dell’Udc e dell’ala cattodem del Pd. Scalfarotto oggi sostiene che sul ddl Zan era necessario mediare: ma su cosa? Sull’identità di genere e sulla scuola ovviamente. I nostri diritti sono stati svenduti sull’altare delle trattative per costruire una nuova coalizione politica di centrodestra che va da Italia viva fino alla Lega. In pieno accordo con Luigi Carollo, invitato come portavoce del Coordinamento Palermo Pride – continua la nota – non parteciperemo quindi alla presentazione del libro”.

A stretto giro di posta è arrivata la replica di Scalfarotto: “Come uomo politico so bene che le tutte mie decisioni sono oggetto di scrutinio e di possibili contestazioni, naturalmente del tutto legittime. E tuttavia mi pare necessario sgombrare il campo dal sottotesto di questa manifestazione e di numerosi messaggi che ho ricevuto in questi giorni, e cioè che il fatto di essere io stesso omosessuale debba vincolarmi in qualche modo a una unicità di pensiero, o a una fedeltà obbligatoria alla linea politica del mondo associativo – ha affermato -. Vorrei chiarire ora e per sempre che il fatto che io sia gay, insomma, non mi impedisce di pensarla diversamente dal Palermo Pride o da altre associazioni Lgbt e di rivendicare con piena convinzione la fondatezza delle mie opinioni”. E ancora: “L’idea che la battaglia delle persone Lgbt in Italia debba risolversi in grandi battaglie di principio che sfociano sistematicamente nel nulla mi pare del tutto fallimentare. Se non si fanno le leggi, la testimonianza potrà forse servire alla carriera di qualcuno ma non produrrà nessun cambiamento reale nella vita della moltitudine dei nostri concittadini omosessuali, bisessuali e trans. Non erano leggi perfette né la legge sul divorzio, né quella sull’aborto, né quella sulle unioni civili, ma non rinuncerei mai a nessuna di quelle leggi in nome di un ‘tutto o niente’ che il più delle volte ti lascia col niente in mano”.

Secondo Scalfarotto “la gestione del cosiddetto disegno di legge Zan è stata frutto di un’imperdonabile incompetenza o di un incredibile cinismo. In una situazione come quella del Senato, completamente diversa quanto ai numeri rispetto a quella della Camera, essere rifuggiti da ogni compromesso – ha aggiunto – ci lascia oggi senza alcuna tutela giuridica contro l’omotransfobia”.

E infine: “Il Palermo Pride è libero di pensarla come vuole ma spero la medesima libertà di opinione sia concessa a me, che da parlamentare rappresento la nazione e non le associazioni rappresentative della minoranza cui appartengo. Piaccia o no al Palermo Pride, io sono parte di questa comunità, senza bisogno di autorizzazioni o di patenti da parte di chicchessia. Parlano per me la mia vita, il mio lavoro, la trasparenza e l’orgoglio con il quale ho sempre vissuto”. Al fianco di Scalfarotto anche il capogruppo di Italia viva al Senato Davide Faraone: “Ivan sui diritti civili non prende lezioni da nessuno, la sua vita lo testimonia, le sue battaglie lo dimostrano. Noi domani saremo al suo fianco”.

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