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Ifo: “Nel 2030 un paziente su due affetto da tumore testa-collo sarà over 65”

Pellini: "Dodicimila casi all'anno; tra i fattori di rischio ci sono alcol, fumo e hpv"
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ROMA – Il fumo, l’alcol e l’infezione da Hpv sono i principali fattori di rischio dei tumori, benigni e maligni, che afferiscono al distretto testa-collo. Si tratta di tumori considerati rari, infatti rappresentano ‘solo’ il 5% dei tumori maligni che colpiscono l’uomo. Ma in realtà quel 5% corrisponde a circa 12mila pazienti nuovi all’anno affetti dalla patologia. Molto spesso il paziente non pensa che il tumore possa aggredire la bocca, la lingua, la guancia eppure è così. Per cui si giunge tardi a diagnosi, che corrisponde a scarsi livelli di guarigione. Quanto conta allora l’informazione e la prevenzione circa questo ‘universo’ di tumori? In che modo la robotica entra in gioco a supporto del chirurgo in sala operatoria? A rispondere a queste ed ad altre domande, poste dall’agenzia di stampa Dire, è il dottor Raul Pellini, Direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale dell’IFO di Roma.

– L’Uoc da lei diretta si occupa della diagnosi e della cura dei tumori, benigni e maligni, del cavo orale, della faringe e non solo. Quali sono i tumori più frequenti e qual è la casistica nel nostro Paese?

“Complessivamente i tumori del distretto testa-collo sono dei tumori rari e rappresentano il 5% dei tumori maligni che colpiscono l’uomo. Questi si pongono al quinto posto, in ordine di frequenza, dopo i tumori del colon, del polmone e della mammella che sono quelli più frequenti e rappresentati. I numeri della patologia comunque non sono irrilevanti si tratta infatti di 10-12mila casi l’anno, non pochi in valore assoluto, e colpiscono maggiormente la categoria degli over 65. Si stima che nel 2030 un paziente su due affetto da tumore testa-collo sarà un over 65″.

“Per quanto riguarda i fattori di rischio- prosegue Pellini- il fumo e l’alcol sono prevalenti, infatti l’85% di questi pazienti sono fumatori e bevitori. L’alcol e il fumo agiscono in sinergia e coloro che sono dediti al fumo e all’alcol sviluppano un rischio 40 volte maggiore, rispetto alla popolazione generale, di avere uno di questi tumori. Oltre ai tumori mucosi e cioè della bocca, della lingua, della laringe ci sono anche quelli del naso, dei seni paranasali, cutanei, della tiroide, delle ghiandole salivari è difficile fare sintesi di una situazione piuttosto complessa come quella dei tumori della testa e del collo”.

– Quali sono le novità più rilevanti nell’ambito della diagnosi e del trattamento dei tumori che interessano il distretto testa-collo?

“Purtroppo i tumori della testa e del collo arrivano alla nostra osservazione in uno stadio piuttosto avanzato questo perché il paziente ‘tipo’, cioè che assume alcol e fuma, è ‘disordinato’ e tende a trascurarsi. Quindi nonostante i nostri sforzi i risultati sullo stadio avanzato sono sovrapponibili a dati del passato e per questo che i dati di guarigione sono bassi e pari al 40-50%. Bisogna prevenire l’insorgenza di queste patologie ed evitare i comportamenti a rischio. Prima si arriva a fare la diagnosi e ad intervenire, maggiore è la probabilità di guarigione che sfiora in alcuni casi il 90%. Da qualche anno a questa parte per certi tipi di tumore – quelli ad esempio dell’orofaringe, della gola, delle tonsille e quelli che colpiscono la base della lingua – è entrato in gioco il virus dell’Hpv. Recentemente tale virus è entrato prepotentemente in gioco nella patogenesi di queste malattie- aggiunge Raul Pellini- Quando l’Hpv è coinvolto nell’insorgenza di questi tumori abbiamo a che fare con malattie più guaribili in proporzione alle armi che abbiamo a disposizione. Nelle neoplasie iniziali possiamo disporre della chirurgia robotica o del trattamento radioterapico o radiochemioterapico. E’ un fattore in definitiva nuovo e le campagne vaccinali promosse speriamo riducano infezioni e anche questo tipo specifico di tumori della testa e del collo”.

– Il chirurgo in sala operatoria oggi può avvalersi del robot e di macchinari sofisticati per migliorare le sue performance. Secondo lei, rispetto al panorama sanitario italiano, ce ne dovrebbero essere di più? Il parco macchine a disposizione, sia per la diagnosi che per l’intervento, andrebbe aggiornato anche in vista dei fondi che arriveranno con il Pnrr?

“Il robot non è in dotazione di tutti gli ospedali italiani ma solo in alcuni centri dove la macchina funziona a pieno regime. Per quello che riguarda i tumori della testa e del collo in particolare l’impiego del robot, anche in centri ad alto volume di interventi come il nostro, è usato comunque marginalmente per la natura stessa della patologia rispetto ad altri rami della medicina come l’urologia, dove il robot viene impiegato molto di più. E questo è dovuto alla patologia che si presta all’impiego del robot. E’ inutile perciò dotare di un sistema robotico, sofisticato e costoso, un centro che vede pochi malati l’anno che dunque non può sfruttare il macchinario al massimo, viceversa conviene allora potenziare quei centri dove le macchine, per la natura degli interventi lì effettuati, possono lavorare al massimo delle loro possibilità”.

“Ripeto nel caso della chirurgia della testa e del collo il robot può essere impiegato solo in casi selezionati. C’è da dire- specifica Pellini- anche che quando è indicata, la chirurgia robotica per i tumori testa-collo, offre risultati che altrimenti sarebbe impossibile offrire. L’alternativa infatti alla chirurgia robotica nei piccoli tumori dell’orofaringe è la radioterapia che ha effetti a lungo termine impegnativi oppure una chirurgia ‘open’ molto più impegnativa, in termini di recupero del paziente. Quando è indicata la chirurgia robotica è efficace e il paziente dopo tre giorni torna a casa e recupera la funzionalità normalmente”.

– Gli italiani sono ‘eruditi’ su questo tipo di tumori o c’è da fare ancora molto? E se è così, lei da dove partirebbe anche per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione?

“Questa è una nota dolente. Capita spesso nei nostri ambulatori che quando comunichiamo al paziente la malattia che ha aggredito la lingua o la guancia ci guardando stupefatti. Insomma molti credono che il tumore in quelle zone del corpo non possa attecchire. E purtroppo invece la realtà è diversa da quello che pensano. La strada è lunga nonostante le campagne di sensibilizzazione vengano fatte. Essendo considerati questi tumori rari non si investe molto, andrebbe rafforzata perciò tanto l’informazione quanto la prevenzione rivolta alla popolazione generale”.

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