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Tg Riabilitazione, edizione del 3 novembre 2021

Si parla di post Covid, chirurgia del piede, disabilità e ictus
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– COVID, UN TERZO RICOVERATI HA LIMITAZIONI NELL’AUTONOMIA

Si stima che circa un terzo delle persone ricoverate per Covid-19 presenti limitazioni nell’autonomia, a 5-6 mesi dopo la dimissione, e che fino a due terzi delle persone curate a domicilio per Covid-19 presentino limitazioni tre mesi dopo la negativizzazione sierologica. Sono le evidenze emerse nel corso del 49° congresso nazionale Simfer, la Società italiana di Medicina fisica e riabilitativa che raccoglie i fisiatri. “Si tratta di difficoltà nelle attività quotidiane, nella deambulazione e in molte attività di lavoro e tempo libero- ha spiegato Paolo Boldrini, past president Simfer- che non sono solo legate a problemi respiratori, ma anche al sistema nervoso, muscolare, scheletrico e cardiovascolare, a cui si aggiungono problematiche psicologiche e psichiatriche come ansia e depressione”. La riabilitazione svolge un ruolo determinante per aiutare questi pazienti.

– DA ‘MAKE TO CARE’ SOLUZIONI INNOVATIVE CHE ‘SFIDANO’ DISABILITA’

Si è conclusa la sesta edizione di ‘Make to Care’, il contest di Sanofi che incoraggia, premia e supporta soluzioni innovative che ‘sfidano’ la disabilità. L’obiettivo è quello di promuovere idee che, nel concreto, aiutano le persone con disabilità e chi li assiste nella vita quotidiana, con lo scopo di migliorare la loro qualità di vita e la loro inclusione nella società. A raccontare i risultati raggiunti è stato Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia.

– CHIRURGIA DEL PIEDE, RIABILITAZIONE E’ FONDAMENTALE

Il piede è una parte fondamentale del nostro corpo: ci permette di camminare e fare sport. Entra in gioco praticamente in tutte le azioni della vita quotidiana e a tutte le età. Proprio per questo può andare incontro a molte patologie che non sono solo più tipiche dell’età adulta e dell’anziano, ma che possono affliggere anche i giovani, magari proprio quelli più sportivi. Dopo una brutta frattura l’intervento è imprescindibile, così come un protocollo di riabilitazione per potere riportare alle normali attività. L’agenzia Dire ne ha parlato con Pierluigi Versari, chirurgo ortopedico presso il Reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Israelitico di Roma.

– DOPO ICTUS SERVONO PERCORSI DI RECUPERO SU MISURA

Arrivare presto. È la regola d’oro per affrontare l’ictus cerebrale. In presenza di sintomi che vanno dalla debolezza di un braccio o di una gamba fino alle difficoltà di parlare o vedere ‘doppio’ è di vitale importanza giungere il prima possibile al Pronto soccorso. Una volta superato l’evento acuto va programmato un percorso riabilitativo su misura per ogni paziente. Da qui l’idea della campagna ‘Strike on Stroke’, voluta da Isa-Aii, l’Italian Stroke Association-Associazione Italiana Ictus. “Quello della riabilitazione è uno dei problemi più rilevanti– ha sottolineato Nicoletta Reale, past president di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale)- Il paziente e soprattutto i famigliari e i caregiver cercano percorsi clinici che possano favorire una ripresa che, se ben pilotata, può dare risultati importanti. Troppo spesso, però, non si trovano percorsi codificati e presenti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, con migliaia di malati abbandonati quasi a loro stessi”.

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