Rifiuti, Assoambiente: “Next Generation Eu chance per colmare gap impianti”

Il presidente di Fise Assoambiente, Chicco Testa: "Bisogna spenderli efficacemente, privilegiando strumenti economici e incentivi-disincentivi rispetto alla tradizionale spesa a pioggia"
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ROMA – “Per centrare gli obiettivi europei della Circular economy (65% di riciclo e 10% in discarica al 2035 per i rifiuti urbani) non e’ piu’ rinviabile la definizione di una ‘Strategia Nazionale per la gestione rifiuti’“. Per farlo l’Italia “ha un’opportunita’ unica”: i fondi del piano Next Generation “che potranno sostenere, attraverso mirati prestiti e incentivi al mercato del riciclo, gli investimenti necessari (10 miliardi di euro) per colmare il gap impiantistico nazionale, soprattutto nel centro-sud, attraverso la realizzazione di 70 impianti di riciclo e recupero energetico“. Sono le principali evidenze emerse dal Rapporto “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti-Seconda parte: la strategia mette le gambe”, presentato oggi da Fise Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attivita’ di bonifica), all’apertura di Ecomondo Digital Edition.

Il Rapporto, realizzato per l’Associazione dal Laboratorio Ref Ricerche, parte da un presupposto: nei prossimi 15 anni l’Italia deve raggiungere gli obiettivi europei che l’Economia Circolare pone: riduzione al 10% dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani (oggi siamo al 22%) e raggiungimento di un target di riciclo del 65% (oggi al 45%). Senza dimenticare, “il ruolo imprescindibile” della termovalorizzazione per la chiusura del ciclo di gestione (il restante 25%).

I dati evidenziano come alcune aree italiane siano ancora molto distanti da questi target, soprattutto per carenza di impianti (da quelli per il riciclo della frazione organica ai termovalorizzatori). Questo “costringe ogni giorno centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti a viaggiare lungo le strade italiane o addirittura verso l’estero in cerca di adeguato trattamento”.

In uno scenario difficile, “si apre una irrinunciabile opportunita’ nel breve-medio periodo in termini di risorse economiche disponibili”, dice il rapporto di Assoambiente: il piano “Next Generation Eu” puo’ far piovere sull’Italia oltre 200 miliardi di euro nei prossimi anni e la gestione del ciclo dei rifiuti rappresenta “un candidato ideale per l’assegnazione di una significativa quota di questo budget, per le sue chiare ricadute sull’ambiente e la capacita’ di restituzione della tariffa”.

Inoltre, la rinnovata attenzione alle tematiche ambientali vede oggi il Green Deal e la transizione verde in cima alle priorita’ degli italiani per l’impiego delle risorse del bilancio europeo: la necessita’ di tutelare l’ambiente viene infatti indicata dal 38% degli italiani e la realizzazione di impianti per riciclare i rifiuti dal 33%, subito dopo il sostegno alla sanita’; un cittadino su tre vorrebbe che le risorse europee venissero prioritariamente destinate al settore rifiuti, in particolare al loro riciclo.

“I fondi collegati a Next Generation costituiscono un’occasione unica per implementare una Strategia nazionale dei rifiuti”, evidenzia il presidente FISE Assoambiente Chicco Testa, “a patto, pero’, di spenderli efficacemente, privilegiando strumenti economici e incentivi-disincentivi, rispetto alla tradizionale spesa a pioggia. In questo senso la gestione dei rifiuti per le sue chiare ricadute sull’ambiente, rappresenta il destinatario ideale per prestiti, garanzie e cofinanziamenti a condizioni agevolate che potranno giungere dal bilancio comunitario a sostegno degli investimenti. Ulteriori ritardi avrebbero conseguenze devastanti e provocherebbero nuovi danni all’ambiente, oltre alla mancata valorizzazione economica di una risorsa presente in abbondanza nel Paese, quale sono i rifiuti”.

Pertanto Assoambiente chiede al Governo un tavolo nazionale di confronto con gli operatori per la definizione del programma nazionale per la gestione dei rifiuti. “Non puo’ esistere Economia Circolare senza gli investimenti infrastrutturali necessari alla sua realizzazione. Dal 2009 al 2018 in Italia gli investimenti pubblici per la gestione dei rifiuti sono crollati da 469 a 131 milioni di euro”, ricorda Assoambiente.

Ecco perche’ i fondi del Piano Next Generation saranno strategici: possono sostenere attraverso prestiti, i necessari investimenti dei privati, pari a 10 miliardi di euro, realizzare un’adeguata impiantistica che, a seconda delle capacita’ previste, potrebbe arrivare fino a 70 nuovi impianti per la gestione dei rifiuti urbani e speciali su tutto il territorio nazionale: 39 nuovi digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica, 17 termovalorizzatori, 10 impianti per il recupero dei fanghi.

Per raggiungere questi obiettivi Assoambiente propone di agire su tre leve economico-finanziarie. La prima: ripensare la tassazione ambientale, abolendo la tassa provinciale e l’addizionale per il mancato raggiungimento delle raccolte differenziate, aumentando il tributo speciale discarica e vincolandone il gettito al finanziamento degli impianti, in primis quelli del riciclo.

La seconda: un nuovo sistema di responsabilita’ estesa del produttore che assicuri la copertura integrale dei costi efficienti di gestione degli imballaggi, estenda la responsabilita’ anche a rifiuti oggi non coperti (ingombranti, tessili, giocattoli, ecc), liberando spazi nella tariffa che possono essere destinati a migliorare la qualita’ del servizio.

Infine, Assoambiente chiede di introdurre i “Certificati del Riciclo”, simili ai “Certificati Bianchi” che comprovano l’efficienza energetica, veri e propri titoli negoziabili che attestano l’effettivo riciclo in Italia dei rifiuti e l’impiego di materie prime seconde al posto di quelle vergini. Le risorse ricavate dalla vendita di questi certificati andranno vincolate al sostegno dell’impiantistica nazionale, proteggendo l’industria dalle oscillazioni dei prezzi dei materiali e dell’export.

Al fianco di questi strumenti, servono anche incentivi per sostenere la domanda di prodotti riciclati, come: aliquote Iva piu’ basse per i prodotti contenenti materiale riciclato; l’imposizione di contenuti minimi obbligatori di materiali da riciclo (specie plastica e carta) nei prodotti; la promozione di ammendante organico, con Iva zero; il rafforzamento del Green public procurement (Gpp), gli acquisti verdi da parte delle Pa.

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3 Novembre 2020
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