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Attacco a Vienna, il testimone italiano: “Poca attenzione sulla sicurezza”

Stango (Federazione Diritti Umani): "Ho dormito in un ristorante"
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ROMA – “Poco prima dell’attacco alla Sinagoga di Vienna avevo trascorso il pomeriggio in quel quartiere: sono un appassionato di storia dell’ebraismo e lì ci sono vari luoghi simbolici, tra cui una grande libreria o targhe che ricordano le persecuzioni naziste. La prima cosa che mi ha colpito è che ci fosse poca polizia a presidiare quei luoghi“. Così all’agenzia Dire Antonio Stango, presidente della Federazione italiana diritti umani (Fidu), che si trova nella capitale austriaca per partecipare a una serie di meeting con organismi partner dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Raggiunto al telefono, Stango riferisce di una città “molto impegnata a mantenere la sicurezza sull’allerta Covid-19, ma non sul resto.

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Eppure ieri le strade e i locali erano pieni di gente: era l’ultima ‘serata libera’ prima che a mezzanotte scattasse il nuovo lockdown che durerà fino a fine mese”. Una volta iniziati gli attacchi, che secondo gli inquirenti sarebbero stati portati a termine da almeno un uomo in sei diversi punti della città, “le autorità hanno subito comunicato alla cittadinanza di restare chiusi nei luoghi in cui si trovavano e di spegnere addirittura le luci”.

Stango continua: “La caccia all’uomo è proseguita per tutta la notte. Abbiamo sentito decine di sirene delle ambulanze e de veicoli della polizia, era un via vai continuo”. Al momento dell’assalto, iniziato alle 20 ora locale, il presidente della Fidu si trovava in un ristorante con alcuni colleghi: “Abbiamo trascorso la notte lì come la maggior parte delle persone che in quel momento si trovavano in un edificio diverso dalla propria abitazione. Non siamo usciti finché le autorità non hanno assicurato che era sicuro farlo”.

Immediato il sospetto che dietro agli attacchi ci fossero estremisti islamici: “Lo scorso anno a Vienna – ricorda Stango – arrestarono un gruppo di ceceni che pianificavano un assalto ai mercatini di Natale, un attacco che si era già verificato nel 2018 a Strasburgo”.

Oggi Vienna appare una città militarizzata. “Ci sono molte pattuglie per le strade e agenti di polizia in tutte le stazioni della metropolitana, che ha ripreso a funzionare” riferisce Stango. “Nei punti nevralgici c’è anche l’esercito”.

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