ROMA – L’Unesco è tra le principali agenzie delle Nazioni Unite e lavora per promuovere la pace attraverso la cooperazione internazionale in educazione, scienza, cultura e comunicazione. Ma come gli altri organismi Onu, non è immune alla crisi del multilateralismo, al taglio agli aiuti e agli effetti di crisi internazionali e conflitti. Il lavoro che attende l’egiziano Khaled Ahmed El-Enany Ali Ezz, appena eletto direttore generale, riguarderà questi temi e non solo: c’è la questione dei beni sottratti in epoca coloniale, dell’ampliamento della lista del patrimonio per raggiungere continenti come l’Africa, del possibile ruolo dell’Italia col Piano Mattei nella gestione delle opere, e degli Stati che sono usciti dall’Unesco. Questo e altro è al centro dell’intervista dell’agenzia Dire con Firmin Edward Matoko, già candidato in lizza, risultato poi secondo dietro El-Enany. Originario della Repubblica del Congo e e studi universitari realizzati tra Italia e Francia, oggi all’Unesco ricopre la carica di Consigliere speciale per l’Africa.




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