Cittadinanza, l’appello dal sit-in a Roma: “Riforma ora”

"Che sia Ius soli o Ius culturae, basta che si faccia", recita il manifesto disegnato a matite colorate dal figlio di Rocia, che riassume anche il pensiero della piazza
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ROMA – “Senza cittadinanza i miei figli nati in Italia hanno tanti problemi: mia figlia ha 18 anni e non ha potuto accedere a gare sportive ne’ concorsi pubblici. Lo stesso per il piu’ piccolo di 9 anni che a scuola si sente discriminato. Possono viaggiare o avere il medico di base ma prima dobbiamo rinnovare il permesso di soggiorno: se scade quello scadono tutti i loro diritti“. La denuncia arriva da Rocio, una mamma dell’Ecuador arrivata con suo marito 20 anni fa.

Loro sono solo alcuni dei tanti genitori, bambini, giovani e adulti che oggi a Roma, a piazza Santi Apostoli, hanno aderito alla manifestazione ‘3 ottobre, Legge di Cittadinanza, Articolo 3’ organizzata da oltre 50 organizzazioni della societa’ civile tra cui Black lives metter Roma, Coordinamento nazionale nuove generazioni, Mamme per la pelle ma anche Amnesty international, Action Aid, Amref, Usb e Anpi nazionale.

Muniti di mascherine, tanti gli italiani accorsi con i “nuovi italiani”, poi immigrati dai tratti asiatici, africani o mediorientali, insieme per invocare la riforma della legge che acceleri i tempi per la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri o giunti qui da piccoli – stimati in circa 2 milioni – e per gli adulti che in italia hanno costruito ormai la propria vita. “Che sia Ius soli o Ius culturae, basta che si faccia”, recita il manifesto disegnato a matite colorate dal figlio di Rocia, che riassume anche il pensiero della piazza.

Dal palco degli oratori Amin Nour di Nibi – Neri Italiani Black italians, tra le prime associazioni promotrici, racconta: “Sono scappato dalla guerra in Somalia quando avevo 4 anni. Da allora vivo in Italia. Oggi di anni ne ho 33 e non ho la cittadinanza, e a causa dei decreti sicurezza – che ha complicato le pratiche per ottenerla – ne dovro’ aspettare altri 4. È ingiusto e oggi siamo qui uniti per cambiare le cose”.

Il sit-in nella capitale e’ stato non a caso organizzato anche per chiedere l’abrogazione dei Decreti sicurezza e la fine degli Accordi con la Libia, perche’ “se da migrante, l’Italia non mi avesse accolto- continua Nour- non so cosa sarebbe stato di me. La politica deve avere coraggio e accogliere tutti”.

La piazza – oltre 300 i presenti – ha osservato quindi un minuto di silenzio per commemorare la Giornata nazionale delle Vittime dell’immigrazione: il sit-in romano ha scelto infatti la data del 3 ottobre in concomitanza con la Giornata, istituita dopo il maxi naufragio al largo di Lampedusa nel 2013, in cui persero la vita quasi 400 migranti.

Trasformiamo quelle 368 vittime in vite di cui prenderci cura, pensiamo a famigliari, amici, conoscenti che oggi non hanno diritti” ha detto dal palco Gennaro Giudetti, attivista eper i diritti dei migranti e ex soccorritore sulle navi delle ong.

La rete di associazioni invoca anche la creazione di corridoi umanitari per migranti e rifugiati legali e sicuri, affinche’ “nessuna debba morire mai piu’ in mare”, conclude Giudetti.

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3 Ottobre 2020
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