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Roma, incontro tra Lucha y Siesta e Raggi: dal Campidoglio apertura sul rinvio dello sgombero

Per le attiviste "si doveva agire prima, perché c'è stato un pregresso di tavoli bucati, prima del concordato poteva essere chiesta la sostituzione del bene"
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ROMA – Si è chiuso attorno a mezzogiorno con un segnale di apertura l’incontro tra una delegazione di nove donne ospiti del centro antiviolenza e casa rifugio ‘Lucha y Siesta’, un’operatrice e un’avvocata del Comitato ‘Lucha alla città’, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, e la sua delegata per le Politiche di genere, Lorenza Fruci, che lunedì pomeriggio si era recata in via Lucio Sestio 10 per invitarle in Campidoglio.

La sindaca, ha spiegato alla Dire l’avvocata del Comitato al termine dell’incontro, “si è dichiarata disponibile a prendere in considerazione proposte giuridicamente sostenibili su come l’amministrazione può attivarsi in Tribunale per chiedere una procedura di rinvio della data del 15 novembre per il distacco delle utenze ma anche dello sgombero, per consentire alle donne di prepararsi psicologicamente al trasferimento e alle nostre avvocate di lavorare ad una soluzione. Prepareremo questa documentazione”.

L’incontro, iniziato alle 11 e durato circa un’ora, si è tenuto a porte chiuse per rispettare la privacy delle donne, accompagnate in auto dalle attiviste. Presenti anche due persone della Sala operativa sociale (Sos) e un mediatore culturale.

“La sindaca si è presentata con 45 minuti di ritardo e ha fatto una breve introduzione in cui sostanzialmente ha ribadito tre punti- ha aggiunto alla Dire l’avvocata- Che ha voluto incontrare le donne perché non possono più stare a ‘Lucha’ e che il Comune si occuperà della loro presa in carico integrata. Senza informarci su tempi e modalità, ha proposto alle donne la possibilità di un trasferimento in quattro appartamenti, il cui affitto sarebbe interamente a carico del Comune fino al raggiungimento della loro autonomia. Ma non ha specificato i requisiti per il raggiungimento dell’autonomia, né è riuscita a dare risposte alle donne che le hanno chiesto quale sarebbe stato il costo dell’operazione”.

La sindaca, ha aggiunto l’avvocata, “ci ha quindi detto che aveva saputo del Comitato ‘Lucha alla città’ e che aveva capito che c’era un progetto sperimentale con cui, dopo che le donne saranno andate via, vorrebbe iniziare un processo di conoscenza. Poi ha chiuso dicendo che l’immobile è di Atac, che c’è di mezzo un Tribunale e che non si può fare niente”. Al termine dell’intervento della sindaca “abbiamo chiesto di dare precedenza alle domande delle donne”, precisa l’avvocata.

“Le abbiamo chiesto quali sarebbero stati i costi del trasferimento, ma lei non ci ha risposto, e anche di darci una mano a comprare lo stabile di via Lucio Sestio con il crowdfunding”, ha raccontato alla Dire una delle donne, all’incontro con Raggi con in braccio il suo bambino.

“Abbiamo detto alla sindaca che non vogliamo una nuova presa in carico”, ha continuato poi una rifugiata politica, in fuga dalla Libia perchè attivista per i diritti umani, approdata a ‘Lucha’ tre anni fa con i suoi due bambini.

“Vogliamo continuità- sottolinea alla Dire- Non siamo solo donne ospiti, siamo nel progetto di ‘Lucha’, che non può essere diviso. La sindaca ci ha detto che se non avessimo accettato le proposte del Campidoglio avremmo perso tutti. Io le ho risposto che avrebbero perso loro questo progetto che fa parte della città. Poi ci ha detto che sarà ‘una soluzione tampone’. Per me è una violenza: tu ci chiudi e poi io dove vado?”.

“Siamo intervenute come Comitato per sollevare una serie di eccezioni- ha aggiunto quindi l’avvocata- Abbiamo affermato il nostro ‘no’ ad una nuova presa in carico, perché significherebbe rivittimizzare le donne e costringerle a raccontare ancora una volta la propria storia a operatori nuovi. Gli appartamenti, poi, non vanno bene per tutte perché alcune devono stare in casa rifugio. Oggi ci aspettavamo soluzioni concrete, con tempi certi”.

Per le attiviste “si doveva agire prima, perché c’è stato un pregresso di tavoli bucati, prima del concordato poteva essere chiesta la sostituzione del bene. Ci ha detto che non era vero e che non sapeva dell’esistenza di una procedura aperta dal Comitato in Commissione di Garanzia e Controllo, di cui ha chiesto l’acquisizione della documentazione”.

Chiarito anche “il ruolo di ‘Lucha alla città’- ha aggiunto l’avvocata- composto da 60 associazioni e mille persone singole che si stanno attivando per trovare una continuità a un progetto che ha fatto risparmiare alle istituzioni ben 6 milioni di euro”. “Due milioni di euro”, il valore di ‘Lucha’ nel concordato, “è una goccia in mezzo al mare. La vendita di questo stabile non avrà alcun impatto sul salvataggio di Atac”.

‘LUCHA Y SIESTA’: BENE APERTURA CAMPIDOGLIO, ORA VOGLIAMO I FATTI

“Accogliamo questa dichiarazione di apertura della sindaca Raggi e attendiamo i fatti per salvare il progetto della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’”. Così alla Dire Simona Ammerata, attivista della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ e del Comitato ‘Lucha alla città’ al termine dell’incontro di stamattina in Campidoglio tra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, la delegata alle Politiche di Genere, Lorenza Fruci, e una delegazione di donne ospiti della Casa accompagnate da un’operatrice e un’avvocata del Comitato.

“La cosa che ci sconvolge di più, però, è che un’istituzione pubblica così importante decida di chiudere un’esperienza senza conoscerla- aggiunge Ammerata- Della proposta di spostare le donne in quattro appartamenti conosciamo ancora molto poco, ma quello che abbiamo capito è che sono proposte uguali per tutte e questo ci dice quanto poco conoscano la violenza maschile sulle donne, perchè le ospiti del centro hanno percorsi diversi, personalizzati, per cui avrebbero bisogno di proposte diverse e personalizzate. E poi non sappiamo i tempi, i luoghi e quanto costano”.

“Quello che però ha detto l’amministrazione- sottolinea l’attivista- è che saranno soluzioni tampone, che era esattamente quello che noi pensavamo: situazioni per una manciata di mesi, appena si spengono i riflettori vengono buttate fuori. E questo la dice lunga su quanto è interessante per questa amministrazione il contrasto alla violenza maschile sulle donne”.

“Noi proposte alternative le abbiamo già presentate due anni fa- aggiunge Ammerata- Oggi ci dicono che c’è questa apertura, la salutiamo con favore, quello che ci chiediamo è perchè arrivare così in ritardo, quando i giochi ormai sono fatti, quando l’amministrazione ha già deciso il futuro di quello stabile. Oggi ci sono ancora delle strade, costruiremo il documento che ci è stato richiesto per dargli delle possibilità concrete, giuridiche, normative, in cui però c’è bisogno del coraggio della politica”.

Le attiviste chiedono poi anche il sostegno della Regione Lazio: “Chiediamo che facciano uscire i decreti attuativi della legge regionale 128 del 2019 sui beni comuni. All’interno di quella legge- conclude Ammerata- ci sono una serie di articoli che potrebbero favorire il riconoscimento della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’”.

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