Bologna senza frutteti: li stanno radendo al suolo per colpa della cimice asiatica

L'invasione della cimice asiatica ha rovinato tutti i frutteti, in particolare quelli di peri: gli agricoltori non hanno scelta e li stanno radendo al suolo. Nelle campagne bolognesi cambierà il paesaggio
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BOLOGNA – Altro che tortellini al pollo. “Se non cambia nulla, nel giro di pochi anni, due, i bolognesi non mangeranno più frutta locale perchè non esisterà più“, per colpa della cimice asiatica. Perchè la pera “viene come ‘punta’ da questi insetti che deformano il frutto, ma in modo definitivo e quindi si azzera il raccolto”. Già quest’anno, segnala Guglielmo Garagnani, presidente di Confagricoltura Bologna, ci sono state perdite “dall’80 al 90% delle pere con costi produttivi già sostenuti”.

Le pere sono deformate e quindi invendibili

In pratica, la pianta attaccata dalla cimice continua a vivere, “ma nessun frutticultore può fare questa attività”: nessuno coltiva frutti deformati e invendibili “solo perchè gli piace vedere le proprie piante. Quindi, già adesso, tantissimi colleghi e amici coltivatori hanno detto che raderanno al suolo i frutteti“.

 

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Nel dirlo, ieri mattina a Punto radio, Garagnani segnala che l’abbattimento dei frutteti ha anche un altro effetto: cambia “il paesaggio. E’ una cosa che fa ridere e finchè non accade non ce ne si rende conto, ma cambia il paesaggio perchè spariscono decine di migliaia di ettari di frutteti. E’ un problema grosso”.

Arriva il tavolo di crisi in Prefettura

Un problema, quello del flagello della cimice asiatica, che lunedì prossimo sarà discusso in Prefettura nel tavolo di crisi creato ad hoc da Patrizia Impresa, prefetto di Bologna: sarà il primo incontro del tavolo con le associazioni agricole e avviare, dice Garagnani, quel “volano di pressione in senso positivo verso organi di Governo che oggi devono per forza prendere questa decisione”, l’ok all’insetto antagonista della cimice, “e non lasciarci da soli”. Garagnani specifica che “ad oggi il ministero dell’Ambiente deve, per forza, e non lo ha ancora fatto, autorizzare la sperimentazione dell’insetto antagonista”. Ma, al tempo stesso è bene sì sperare, ma senza farsi troppe illusioni: la sperimentazione dell’insetto antagonista (potrebbe essere la vespa samurai) “durerà due-tre anni. E quindi, cari contadini, sappiate che per almeno altri due o tre anni le cimici cresceranno di numero se non succede un qualche miracolo magari climatico che può creare per loro qualche problema”, incrocia le dita Garagnani.

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Ora la cimice si butta sulla soia

Intanto, i frutticoltori “quest’anno non incasseranno un centesimo dopo aver speso decine di migliaia di euro ad ettaro”. E dietro l’angolo si annida un secondo effetto-danno della cimice. Dopo aver ‘rovinato’, mangiandosele, pere, mele, pesche romagnole e kiwi, la cimice si butta sulla “soia provocando il non secondario problema di dare cattivo odore a qualcosa che deve essere mangiato”, spiega Garagnani. Purtroppo, questo insetto ha trovato in Italia “il paradiso: una situazione ideale come temperatura, ma soprattutto come quantità di cibo. E, non avendo un antagonista che la tiene sotto controllo, ha iniziato a riprodursi alla velocità della luce: resiste all’inverno e a qualunque insetticida.

L’Australia ha messo cani alle dogane per scovare le cimici

L’unico modo per contenerla è il suo antagonista naturale che qui non c’è ed esiste solo nei territori di origine”, ricorda Garagnani segnalando che, addirittura “in alcuni stati come Australia e Nuova Zelanda ci sono cani alle dogane che riconoscono l’odore della cimice per fermare spedizioni che potrebbero contenerla, perchè se entra in un territorio non la si ferma più”.

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3 Ottobre 2019
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