lunedì 5 Ottobre 2026

Salvare le foreste è un affare: ecco perché

Focsiv: lo capiscono anche grandi fondi pensione e assicuratori

ROMA – Voci a sostegno di passi importanti da prendere alla Cop30, la conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici che si terrà dal 10 al 21 novembre nella città brasiliana di Belem, arrivano anche dal mondo della finanza e in particolare dagli “investitori istituzionali”, vale a dire “grandi fondi pensione, compagnie assicurative e fondi comuni”. A evidenziare questo aspetto è la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana (Focsiv), rete di 97 organizzazioni della società civile. La sua analisi, articolata dall’ufficio policy, è stata pubblicata questa settimana. In evidenza c’è la speranza che “si acceleri il negoziato tra gli Stati verso impegni più ambiziosi e concreti per custodire la casa comune”. Al centro dell’analisi c’è una dichiarazione promossa da Rainforest Foundation Norway (The Belém Investor Statement on Rainforests) che avverte come la distruzione delle risorse delle foreste pluviali porti a rischi e quindi a possibili perdite di valore dei titoli finanziari su cui si investe. Secondo Focsiv, “al di là della questione etica in sé, dell’imperativo morale di salvare le foreste, esiste dunque un interesse finanziario concreto alla loro preservazione“.

FERMARE E INVERTIRE DEFORESTAZIONE E DEGRADAZIONE FORESTALE ENTRO IL 2030

Nell’analisi si evidenzia che “per questo gli investitori chiedono agli Stati di adottare e implementare ‘politiche forti per fermare e invertire la deforestazione e la degradazione forestale entro il 2030 e per prevenire ulteriori perdite di ecosistemi naturali’”. Focsiv ripropone alcuni punti chiave della dichiarazione. “Come investitori, siamo sempre più preoccupati per i rischi finanziari per i nostri portafogli derivanti dalla deforestazione tropicale e dalla perdita di natura” si sottolinea nel documento. “L’esposizione finanziaria su merci prodotte su terreni deforestati, come carne, soia, olio di palma, legname, cellulosa e minerali critici per la transizione, crea vulnerabilità materiali nei portafogli di investimento e di prestito globali“. Nel testo si denuncia che “le nuove legislazioni, come il Regolamento dell’Ue sulla deforestazione, richiedono azioni urgenti e misurabili, cercando di colmare le lacune lasciate dagli impegni volontari”.

PROTEGGERE LE FORESTE È IMPERATIVO ECOLOGICO, MA ANCHE FINANZIARIO

E ancora: “La degradazione delle foreste minaccia anche i servizi ecosistemici su cui dipendono le economie, inclusi la regolazione delle acque, la fertilità del suolo e la stabilità del clima, amplificando il rischio finanziario sistemico”. Da qui le conclusioni: “Proteggere le foreste non è solo un imperativo ecologico, ma anche finanziario per garantire il valore a lungo termine per i clienti. Le foreste sono alla base del valore degli investimenti a lungo termine e della stabilità macroeconomica nei paesi produttori e consumatori. Gli investitori sono pronti ad allineare il capitale con un futuro in cui le foreste tropicali e gli ecosistemi prosperano, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi di allineare i flussi finanziari con uno sviluppo a basse emissioni e resiliente ai cambiamenti climatici”. Secondo i firmatari, questo “allineamento” richiede segnali politici, leggi esecutive e cooperazione internazionale. “Facciamo appello ai governi“, si sottolinea nella dichiarazione, “affinché adottino e implementino politiche forti per fermare e invertire la deforestazione e la degradazione forestale entro il 2030 e per prevenire ulteriori perdite di ecosistemi naturali, in linea con la valutazione globale della Cop28 e la dichiarazione dei leader di Glasgow 2021 su foreste e uso del suolo”.

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