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Afghanistan, le donne di Kabul in piazza: “Non escludeteci dal governo”

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Nel Paese ripartono i voli interni, ma per quelli internazionali ci vorrà tempo. Di Maio: "Sui profughi cooperare con i Paesi vicini per evitare un esodo di massa in Europa"
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Di Alessandra Fabbretti, Alessio Pisanò e Brando Ricci

ROMA – Dopo Herat ieri, oggi sono state le donne di Kabul a scendere in piazza per chiedere ai talebani di rispettare i loro diritti. Mentre si attende l’annuncio delle personalità che comporranno il governo che guiderà l’Emirato islamico di Afghanistan, centinaia di donne nella capitale hanno sfilato per invocare la loro inclusione nel prossimo esecutivo e in altri posti di leadership.

Nei giorni scorsi infatti gli ex combattenti hanno escluso questa possibilità, stabilendo che sarà possibile assumere donne solo per impieghi di minor responsabilità nelle istituzioni pubbliche. Un annuncio che ha destato polemiche e su cui è tornato a parlare il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, aggiungendo che le donne sono “importanti” per la società e che potranno continuare a lavorare “sotto i principi dell’islam”, senza però specificare di quali principi si tratti.

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Attraverso la loro marcia, le attiviste hanno voluto inviare un messaggio anche alla comunità internazionale affinché non lasci sole le afghane. “Nessuna società può progredire senza il ruolo attivo delle donne e per questo va prevista la partecipazione attiva delle donne in politica e nel futuro governo” ha dichiarato Tarannom Saeedi, un’attivista intervistata dalla testata Tolo News durante il corteo. Una sua collega, Razia, sempre a Tolo News ha aggiunto: “Vogliamo lavorare come gli uomini secondo la legge islamica”. Shabana Tawana ha invece lanciato un appello a tutte le afghane a non rinunciare a riprendere in mano la propria vita: “Dopo la formazione del governo talebano, tutte le donne devono tornare al lavoro. Non dobbiamo permettere a nessuno di minare i successi raggiunti negli ultimi venti anni”.

EMERGENCY: “I TALEBANI COLLABORANO, SCONTRI NEL PANJSHIR”

Con la presa di Kabul da parte dei talebani sono cambiati gli interlocutori ma non il supporto e la collaborazione che a Emergency sono garantiti in virtù del suo contributo al sistema nazionale di cure: lo ha detto oggi Alberto Zanin, medical coordinator dell’ospedale dell’ong nella capitale afghana. “La nuova leadership dell’Afghanistan coopera con noi perché vuole che andiamo avanti con il nostro lavoro” ha detto il responsabile, in videocollegamento con Reggio Emilia, dove si è aperto oggi ‘La cura’, il festival dell’organizzazione fondata da Gino Strada.

Zanin ha ricordato che Emergency è all’opera non solo nell’ospedale di Kabul ma pure ad Anabah, nella regione orientale del Panjshir, ancora non sotto il controllo dei talebani.
Il responsabile ha sottolineato che “negli ultimi giorni c’è stato un rallentamento dell’approvvigionamento di farmaci provenienti dall’Europa”. Nel complesso, però, facendo riferimento al mercato locale, sulla base di un modello di sostenibilità, Emergency “si fa bastare ciò che c’è nel Paese”. Durante il collegamento da Kabul si sono sentite a più riprese raffiche di colpi di arma da fuoco. “L’ultima volta era accaduto qualche giorno fa, per i festeggiamenti per la fine del ritorno delle truppe della Nato”, ha detto Zanin.

Adesso la situazione più delicata è nel Panjshir: a causa dei combattimenti nel nostro ospedale di Anabah arrivano ogni giorno decine di pazienti”. Di scontri in corso nella regione hanno riferito oggi diverse fonti. Nel Panjshir si trova anche Amrullah Saleh, vice dell’ormai ex presidente Ashraf Ghani. In un tweet pubblicato nel pomeriggio il dirigente ha scritto: “Qui il nom de guerre di tutti è resistenza”.

RIPARTONO I VOLI INTERNI. “PER QUELLI INTERNAZIONALI CI VORRÀ TEMPO”

In Afghanistan è prevista per oggi la ripresa del traffico aereo interno, sostanzialmente sospeso da quando i talebani hanno ripreso il potere nel Paese il 15 agosto. A riferirlo alla stampa internazionale è stato Tamim Ahmadi, un dirigente della compagnia aerea di bandiera, l’Ariana Afghan Airlines. “Abbiamo ricevuto il via libera dai talebani e dall’autorità dell’aviazione e prevediamo di ripartire con i voli da oggi”, ha detto il dirigente. Un altro funzionario di Ariana citato dall’emittente Al Jazeera ha invece detto che per quanto riguarda i voli internazionali “ci vorrà tempo”.

QATAR AL LAVORO PER RIAPRIRE L’AEROPORTO DI KABUL

L’annuncio di Ariana Afghan Airlines, compagnia alla quale non è permesso sorvolare lo spazio aereo dell’Unione Europea, arriva mentre continuano le incertezze rispetto alle sorti del principale aeroporto del Paese, l’Hamid Karzai della capitale Kabul. Nei giorni scorso il nuovo governo a guida talebana aveva chiesto sostegno tecnico a Turchia e Qatar per riparare i danni occorsi durante le giornate di tensione delle ultime due settimane e per la gestione della sicurezza dello scalo. Stando a quanto riferito oggi alla stampa dall’emiro di Doha, Tamim bin Hamad al-Thani, il Qatar sta lavorando con i miliziani per riaprire la struttura “il prima possibile”. La massima autorità del Qatar ha anche detto di aver sollecitato l’aiuto di Ankara.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan non ha chiarito quale sarà l’impegno della Turchia rispetto all’aeroporto. I militari di Ankara si sono già occupati di presidiare la struttura nel contesto del contingente Nato dispiegato nel Paese per circa venti anni. Nelle scorse settimane i talebani hanno riaperto l’aeroporto di Kandahar, roccaforte dei miliziani e capoluogo dell’omonima provincia meridionale.

UE: “DIALOGO CON I TALEBANI SE RISPETTANO LE CONDIZIONI”

“La misura dell’impegno dell’Unione europea con i nuovi detentori del potere afghani, compresa la cooperazione allo sviluppo, dipenderà dal rispetto delle condizioni e delle priorità stabilite“. Così dal suo account Twitter l’Alto rappresentante dell’Unione Europea Josep Borrell a margine della riunione informale dei ministri degli Esteri a Gymnich, in Slovenia. I “cinque parametri stabiliti” prevedono che il Paese non diventi la base per il terrorismo; il rispetto dei diritti delle donne, dello stato di diritto, della libertà dei media; la formazione di un governo inclusivo; accesso libero per gli aiuti umanitari; la partenza degli stranieri e gli afghani a rischio che vogliono lasciare il Paese.

“Restiamo impegnati a sostenere il popolo afghano – ha proseguito Borrell – Dovremo impegnarci con i talebani, ma non significa riconoscimento. Si tratta di un impegno operativo, che potrà aumentare sulla base del loro comportamento”. L’Alto rappresentante ha aggiunto che “l’Unione europea avvierà una piattaforma politica con i vicini dell’Afghanistan. Sarà costruita sulle ampie relazioni dell’Unione europea e degli Stati membri con questi Paesi”. La piattaforma politica, ha puntualizzato Borrell, “valuterà tra le altre questioni la gestione dei movimenti della popolazione dall’Afghanistan, la prevenzione della diffusione del terrorismo e di attività criminali come il traffico di droga. Questo richiederà un grande sforzo diplomatico e sarà coordinato dal Servizio europeo per l’azione esterna”.

DI MAIO: “SUI PROFUGHI COOPERARE CON I PAESI VICINI PER EVITARE ESODO”

“Siamo pronti a convertire i soldi che utilizzavamo per formare l’esercito afghano in progetti di cooperazione allo sviluppo con il Pakistan, l’Uzbekistan o il Tagikistan, per contribuire nella gestione delle migliaia e migliaia di cittadini afghani che stanno andando via per recarsi nei Paesi vicini”. Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della cooperazione allo sviluppo, Luigi di Maio, in un video registrato prima di partire in missione in Uzbekistan, Tagikistan, Pakistan e Qatar.

Il filmato è stato registrato anche al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea (Gymnich), che si è svolta in Slovenia. Il ministro ha detto che l’obiettivo del suo viaggio è quello di “aiutare il popolo afghano” e “i Paesi confinanti a gestire in loco i flussi migratori di quello che può diventare un esodo di massa verso l’Ue“. Uno scenario, questo, ha ribadito Di Maio, che va “evitato”. Il titolare della Farnesina ha poi sottolineato che l’Unione Europea “dovrà necessariamente essere presente in Afghanistan e nella regione, per tutelare il popolo afghano e per tutelare anche gli interessi dei Paesi limitrofi che si preparano a gestire una crisi molto complicata e non possono essere lasciati soli”.

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