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FOTO | Da romanzo a film, a Venezia 78 ‘La figlia oscura’ di Elena Ferrante

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Esordio alla regia per Maggie Gyllenhaal: "Non so chi sia Ferrante. Sentite per lettera, mi ha concesso di usare il suo libro solo a patto che fossi io a dirigere il film"
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ROMA – Venezia continua a parlare di madri imperfette. Dopo Almodovar e le sue ‘Madres paralelas’ è l’attrice Maggie Gyllenhaal ad affrontare il tema della maternità, scegliendo per il suo esordio alla regia il romanzo di Elena Ferrante, ‘La figlia oscura’.

Protagonista Olivia Colman (premio Oscar per il film ‘La favorita’, presentato al Lido nel 2018) che interpreta Leda, una donna sulla cinquantina docente di letteratura comparata. In vacanza da sola in una località di mare, Leda osserva ossessivamente una giovane madre (Dakota Johnson) e la figlia in spiaggia. Turbata dalla complicità del loro rapporto (e dalla loro famiglia, chiassosa e sinistra) e sopraffatta dai ricordi, legati allo sgomento, allo smarrimento e all’intensità della propria maternità, la donna rivivrà le scelte anticonformiste fatte quando era una giovane madre e con le loro conseguenze. Nella versione giovanile della protagonista troviamo Jessie Buckley, attrice irlandese in ascesa che ha recitato nelle serie ‘Chernobyl’ e ‘Fargo’. Nel cast anche il marito della regista Peter Sarsgaard e Alba Rohrwacher.

“Sono tentata dal dire chi è Elena Ferrante, ma non lo farò. In realtà non so chi sia. Abbiamo parlato solo attraverso delle lettere e sono delle comunicazioni davvero belle che mantengo e costudisco”, ha dichiarato Gyllenhaal, oggi al Lido insieme al cast per presentare il film, rispondendo a una domanda dell’agenzia di stampa Dire.

“Le ho scritto per dire che volevo utilizzare il libro e mi ha detto ‘Ok, ma il nostro contratto sarà nullo se non sarai tu la regista’. E questo mi ha intimidita perché pensavo di adattare il romanzo e poi decidere, ma avendo avuto questa fiducia ho sentito che dovevo farlo. Le ho mandato la sceneggiatura, lei l’ha letta e mi ha dato il suo sostegno. Ha scritto note sulla sceneggiatura. Su un tema ho seguito il suo consiglio. Mi ha anche detto un’altra cosa: è importante che Leda non sia pazza e questo l’ho sentito anche io. Il fatto che non sia pazza ci consente di sentire il suo dolore”.

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“Avevo letto i racconti napoletani di Ferrante e ho pensato ‘Dio mio è una donna cosi complicata’, poi ho capito che in realtà capisco veramente ciò che sente e mi sono domandata se è un’esperienza che hanno fatto in tanti ma di cui non parlano. Sembra racconti di verità segrete, dell’esperienza femminile nel mondo che vorrei venissero raccontati di più. E mi sono detta: ‘Perché una rivelazione del genere non può avvenire in famiglia davanti allo schermo”, ha proseguito la regista.

“Tutti vorrebbero essere una persona, ma poi in realtà sono altro. È stato bello interpretare un personaggio che fa cose brutte. Leda fa cose che non farei mai ma che a volte penso di fare e ciò mi ha intrigato molto”, ha dichiarato Colman in conferenza stampa.

“Si pensa che una donna sia una cosa sola, ma non è cosi- ha proseguito Johnson parlando dell’identità femminile e di cosa significa essere madri-, per il mio personaggio non è cosi. Non mi sono sempre sentita a mio agio in questo ruolo. A volte è stato divertente essere cosi strana, altre no, perché non mi faceva sentire orgogliosa di me stessa. Non è stato facile”.

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