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L’Aifa dice sì all’obbligo vaccinale: “È una scelta razionale”

vaccino giovane
Il presidente dell'Agenzia del Farmaco Palù: "Di fronte a oltre 4 milioni e mezzo di morti e 130 milioni di infettati, dal punto di vista scientifico l'obbligo è una scelta razionale"
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ROMA – “Per quanto riguarda i cosiddetti esperti, noi nelle sedi opportune, il Cts ha già espresso il suo parere favorevole alla terza dose, in base agli studi che dimostrano che il vaccino non protegge sufficientemente i soggetti immunodepressi, i trapiantati, gli onco-ematologici, i dializzati. Poi, per quanto riguarda l’obbligatorietà, di fronte a una pandemia con oltre 4 milioni e mezzo di morti, con 130 milioni di soggetti infettati, che ha devastato il mondo, credo che pensare ad un obbligo vaccinale, da un punto di vista scientifico, sia molto razionale“. Lo ha detto il presidente dell’Aifa e componente del Comitato tecnico scientifico, Giorgio Palù, ospite di ‘Buongiorno’, contenitore SkyTg24.

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“DRAGHI E FIGLIUOLO COME DUE ‘BAZOOKA'”

Il presidente dell’Associazione Italiana del Farmaco ha poi aggiunto che “esiste già in Italia per 11 vaccini, quindi consideriamo questa opportunità, come dicevo appunto, e sta alla politica adesso assumersi la responsabilità”. L’Italia potrebbe essere il primo Paese in Europa e forse nel mondo a decidere per l’obbligo vaccinale e, dunque, si tratterebbe di ‘un nuovo bazooka di Draghi’, è stato chiesto al presidente dell’Aifa, che ha così replicato: “Di ‘bazooka’ ne abbiamo due. Un altro è il generale Figliuolo, che ci ha portato rapidamente al 70% di copertura, si stima l’80% a fine settembre”.

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“IMMUNITÀ DI GREGGE? CONCETTO DA RIVEDERE”

Palù ha sottolineato che “siamo ad una soglia che garantisce almeno noi e l’Europa, assieme al Regno Unito, alla Francia, alla Germania e anche alla Spagna. Però ricordiamo che i vaccini non sono disponibili in tutto il mondo, che gli oltre 2 miliardi di soggetti, di vaccinazioni, di dosi vaccinali non coprono la globalità e che questo è un virus che circola dovunque. Quindi, la cosiddetta ‘immunità di gregge’ è un concetto che dovremmo rivalutare e rivedere“, ha concluso.

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