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Omicidio Dalla Chiesa, Mattarella: “Barbara uccisione, uno degli attacchi più gravi alle Istituzioni “

mattarella presidente
A Palermo vennero uccisi dalla mafia il generale, sua moglie Elisabetta Setti Carraro e l'agente Domenico Russo
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ROMA – Sono passati 39 anni da quando la mafia uccise il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. L’agguato avvenne la sera del 3 settembre, in via Carini a Palermo, città di cui Dalla Chiesa era Prefetto. I coniugi erano in macchina quando vennero affiancati da un’altra autovettura da cui partirono raffiche di kalashnikov. L’agente, invece, li seguiva in una seconda auto: venne affiancato da una motocicletta da cui partirono altri colpi. Vennero condannati all’ergastolo come mandanti  i boss mafiosi Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.

IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

“A trentanove anni dal tragico agguato del 3 settembre 1982 a Palermo, rendo commosso omaggio al ricordo del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo, vittime della ferocia mafiosa“, dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La loro barbara uccisione- aggiunge- rappresentò uno dei momenti più gravi dell’attacco della criminalità organizzata alle Istituzioni e agli uomini che le impersonavano, ma, allo stesso tempo, finì per accentuare ancor di più un solco incolmabile fra la città ferita e quella mafia che continuava a volerne determinare i destini con l’intimidazione e la morte. A quell’odiosa sfida la comunità nazionale nel suo complesso, pur se colpita e scossa, seppe reagire facendosi forte della stessa determinata e lucida energia di cui Carlo Alberto Dalla Chiesa aveva già dato esempio, durante il suo brillante percorso nell’Arma dei Carabinieri, nell’impegno contro organizzazioni criminali e terroristiche”.

“Pur nella brevità dell’incarico svolto a Palermo- prosegue il capo dello stato-, il sacrificio del Prefetto Dalla Chiesa e il suo lascito ideale contribuirono ad orientare molte delle scelte che, negli anni successivi, hanno consentito un salto di qualità nell’azione di contrasto ai fenomeni di infiltrazione mafiosa nell’economia e nella Pubblica Amministrazione. Norme e poteri di coordinamento più incisivi diedero nuovo vigore alle strategie di contrasto alla criminalità organizzata e rafforzarono la fiducia degli apparati pubblici che la combattevano; mentre, nella società civile, cresceva un sentimento di cittadinanza attiva, portatore di una cultura dei diritti contrapposta alle logiche dell’appartenenza e del privilegio”. “Nel ricordo di quell’estremo sacrificio- conclude Mattarella-, rinnovo alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo i sentimenti di vicinanza e partecipazione miei e dell’intero Paese”.

LAMORGESE: “UN GRANDE UOMO DELLE ISTITUZIONI

“Carlo Alberto dalla Chiesa è stato un grande uomo delle Istituzioni. Le sue intuizioni investigative e metodologiche ancora oggi, a distanza di 39 anni dal vile agguato mafioso in cui persero la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, risultano attuali e essenziali per il contrasto di ogni forma di criminalità organizzata”. Lo dice il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. “Nella lotta al terrorismo e nel contrasto alle mafie Carlo Alberto dalla Chiesa, prima come generale dell’Arma dei Carabinieri e poi come prefetto di Palermo, si è contraddistinto per la sua non comune visione strategica” e “tutti noi dobbiamo continuare a fare tesoro dei suoi insegnamenti, in special modo, in un momento come questo in cui le ingenti risorse pubbliche destinate a superare la crisi economica legata alla pandemia suscitano gli appetiti criminali, che è necessario prevenire e contrastare anche facendo ricorso a quell’approccio innovativo che è stato, unitamente alla fermezza morale, il suo tratto distintivo”, conclude la titolare del Viminale.

IL PREFETTO DI PALERMO: “LA MAFIA È MINACCIA PERMANENTE PER GLI ENTI LOCALI”

“Oggi sappiamo che il condizionamento mafioso degli enti locali è una minaccia permanente. Per questo dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti disponibili per prevenirlo e contrastarlo”. Così il prefetto di Palermo, Giuseppe Forlani, in una intervista a la Repubblica nel giorno in cui si ricorda il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso da Cosa nostra con la moglie, Emanuela Setti Carraro e con l’agente Domenico Russo il 3 settembre di 39 anni fa. Forlani ha ricordato che dal 1991 sono 29 i comuni in provincia di Palermo commissariati per gravi condizionamenti, “cinque di questi negli ultimi due anni”. Dopo avere ricordato che “più volte Dalla Chiesa evidenziò l’opacità dei rapporti, fino alla intraneità, tra esponenti politici, amministratori locali e mafiosi”, Forlani ha fatto il punto sulle ultime ispezioni nei Comuni sciolti per mafia: emerge “una generale compromissione dell’azione amministrativa attribuibile all’operato di amministratori e dipendenti in assenza di qualunque attività di indirizzo e controllo da parte degli organi politici, che favorisce gli interessi della criminalità”. I “settori più a rischio”, secondo il prefetto di Palermo, “restano la gestione dei rifiuti, l’edilizia e i lavori pubblici” ed “è necessaria la massima vigilanza utilizzando tutti gli strumenti disponibili, a partire – ha concluso – dagli accertamenti antimafia sulle imprese quasi sempre omessi nei Comuni sciolti per mafia”.

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