Almodóvar a Venezia77 annuncia i suoi prossimi lavori: “Girerò un western e un film distopico sulle sale sparite”

Il regista, al Lido per presentare 'The Human Voice' con Tilda Switon, esorta il pubblico a tornare al cinema
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print
swinton_almodovar

VENEZIA – A un anno dal Leone alla Carriera, Pedro Almodovar torna alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare la sua prima opera in lingua inglese: ‘The Human Voice, un mediometraggio realizzato durante il lockdown. Il regista spagnolo porta sul grande schermo l’opera teatrale di Jean Cocteau, che da sempre lo ha affascinato e dalla quale ha tratto ispirazione anche in parte per ‘La legge del desiderio’ e per ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’, riscrivendola e attualizzandola. Al centro del film il dramma di una donna abbandonata dal suo amato e l’ultima telefonata tra i due, di cui allo spettatore viene data la possibilita’ di ascoltare solo la voce di lei. Nei panni della protagonista (interpretata precedentemente sul grande schermo da Anna Magnani, Ingrid Bergman e Sophia Loren) una sofferta ma allo stesso tempo vendicativa Tilda Swinton, perfettamente calata nel suo personaggio. Puramente ‘almodovariana’ dal punto di vista delle scelte cromatiche e della composizione, visivamente la pellicola rappresenta un esperimento ambizioso e metateatrale del regista, che in alcune scene decide di mostrare allo spettatore come gli ambienti in cui si muovono i personaggi siano in realta’ una finzione, un set all’interno di un teatro di posa. Il tutto allo scopo di enfatizzare il dramma della protagonista.

“Quella di ‘The Human Voice’ e’ stata un’esperienza di liberta’, quasi un capriccio”, ha dichiarato il regista oggi al Lido insieme a Swinton, durante la conferenza stampa di presentazione della pellicola fuori concorso alla Mostra del Cinema. Twinton che dal canto suo ha rivelato di desiderare cosi’ tanto lavorare con Almodovar da aver chiesto a un monaco benedettino suo amico di pregare perche’ questo desiderio diventasse realta’. Ne e’ nata una collaborazione proficua e gratificante, tanto che entrambi hanno dichiarato di sperare che possa avere un seguito, nonostante la barriera linguistica che inizialmente ha creato qualche difficolta’ sul set durante le riprese di ‘The Human Voice’. Nel corso della conferenza stampa Almodovar ha anche parlato della una nuova fase creativa che sta vivendo, iniziata gia’ con ‘Julieta’ e proseguita con ‘Dolor y Gloria’, contrassegnata da un’estrema liberta’ creativa, Cosi’, mentre l’industria cinematografica si orienta sempre piu’ verso la serialita’, l’anticonformista autore spagnolo punta sui cortometraggi e annuncia di aver scritto gia’ due sceneggiature della durata orientativa sul grande schermo di 45 minuti, la prima, e di 15-20 minuti la seconda.
“Entrambi i film avranno un’impronta teatrale e le riprese avverranno in un’unica location- ha annunciato Almodovar- Il primo sara’ un western che si chiamera’ ‘Estrana forma de vita’, mentre il secondo progetto parlera’ della crisi dei cinema. Sara’ su un racconto distopico in cui i cinema sono scomparsi da Madrid o dalla Spagna. Parlero’ di come questo vuoto delle sale influisce sulle persone”, ha concluso.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Venezia 77 al tempo Covid, pubblico diviso tra emozione e malinconia

Blanchett e Swinton aprono Venezia 77: voglia di ripartire e amore per il cinema al centro della cerimonia

A Venezia77 i ‘Lacci’ di Luchetti, legami che fanno male

ALMODÓVAR: “NO A LOCKDOWN DURATURO, TORNARE AL CINEMA”

 al Lido ha parlato anche del lockdown generato dall’emergenza Covid e dell’esigenza di tornare in sala perche’ “ci sono alcune emozioni che si possono provare solo davanti a un grande schermo, al fianco di persone che non si conoscono, in una stanza scura”. “Ci sono diverse cose che ci ha dimostrato il lockdown, tipo quanto la gente dipenda dalla finzione- ha dichiarato Almodovar- La finzione e’ stato anche un modo di riempire il tempo. E quando parlo di finzione, mi riferisco anche alla cultura, che e’ assolutamente necessaria. Tutto quello che avete visto (in questi mesi a casa ndr) e’ stato scritto, interpretato e illuminato da qualcuno. Le piattaforme hanno svolto un ruolo importante. Pero’ c’e’ un altro risultato che a me pare inquietante e negativo. Il lockdown ci ha mostrato la casa come un luogo di reclusione, da dove possiamo lavorare, comprare, incontrare la persona della nostra vita, possiamo ordinare cibo, il tutto sedentariamente. Le imprese hanno capito che far lavorare da casa e’ piu’ economico, ma e’ pericoloso”, ha messo in guardia Almodovar. “Nel caso del lockdown e’ stata una reclusione temporanea, ma non vorrei che questa si prolungasse nel tempo. Io contrapporrei alla reclusione, il cinema. Andare al cinema e’ un’avventura, devi vestirti, pensare a come apparire agli altri e devi metterti in un luogo pubblico da condividere con degli sconosciuti. Alla fine ti ritrovi a piangere con gli altri ed e’ un’esperienza umana fondamentale. Ovviamente i film sono fatti per essere visti in ogni modo, ma sentire respirare gli spettatori in sala a me fornisce molte informazioni su cosa genera la pellicola nello spettatore”, ha spiegato il regista. “Naturalmente i film sono fatti per essere visti in qualsiasi modo, ma con un film su Netflix si perde questo. Dobbiamo andare al cinema, per questo subito dopo il lockdown ho fatto questo film e tra poco iniziero’ a lavorare su altri progetti”, ha aggiunto. 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

3 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»