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Vaticano, Padre Spadaro: “La crisi dei nostri giorni può essere provvidenziale”

Sono le riflessioni affidate ad un post su facebook di Padre Antonio Spadaro, direttore di Civilta' Cattolica.
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ROMA – “Sarà dura abbandonare l’immagine che la Chiesa sia una ‘corporation’ nella quale ci sono i ‘buoni’ azionisti che possono licenziare le persone ‘cattive’. Anzi diciamolo: la Chiesa a volte si ritrova a non avere nulla da insegnare in termini di purezza. A volte la sua corruzione, sebbene più ingenua, è persino più accecante perché ci si attende da essa la purezza. Mettiamoci dunque in ginocchio quando è il caso”. Sono le riflessioni affidate ad un post su facebook di Padre Antonio Spadaro, direttore di Civilta’ Cattolica.

“Vogliamo purificare la Chiesa? – chiede Spadaro- l’utopia diabolica consiste nel fatto che si possano creare meccanismi che impediscano all’uomo di peccare: leggi, decreti, sentenze… ‘Sorvegliare e punire’, direbbe Foucault. Questo è il sogno di alcuni: la Chiesa come un vecchio collegio d’altri tempi dove suore e preti purissimi e integerrimi bacchettavano col frustino urlando ‘vergogna’. Non è la certezza della purezza che ci rende credibili ed evangelici. No, non è questo che ci salverà e che fa santa la Chiesa. È la croce di Cristo, è la spiritualità profonda, è l’umiltà dell’accusa di sé”.

La Chiesa, ricorda il direttore di Civiltà Cattolica- “è ‘casta meretrix’. Dimenticarlo sarebbe la fine della Chiesa, che deve riconoscere che l’unica sua ricchezza non le appartiene, non è sua: è il Vangelo di Cristo che essa è chiamata a diffondere tra la gente. Per questo può prendere la parola. Non per la propria credibilità, ma per quella della Parola di Cristo. Noi siamo guaritori feriti. E a volte dentro la Chiesa riesce pure a farlo meglio un peccatore che un puro! Se non altro perché la misericordia l’ha sperimentata. Il problema grave sono invece i corrotti. Essi in genere si credono puri e additano gli altri come peccatori, ammantandosi pure di vittimismo”.

Il Signore, secondo Spadaro, “si serve sempre di mezzi inadeguati: la sua forza si rivela nella nostra debolezza. Ma l’unico modo che ha la Chiesa per diffondere il Vangelo è riconoscere la propria povertà. Non siamo sotto la legge, siamo sotto lo sguardo di Cristo. Dobbiamo fare di tutto per purificarci costantemente, ma non è una chiesa pura di puri che salverà il mondo: questa è una eresia frutto dello spirito cattivo”. “La crisi dei nostri giorni- aggiunge- può essere provvidenziale. La Chiesa si sente umiliata specialmente se uno dei suoi pastori si trasforma in lupo e divide il gregge, e dunque anch’egli bisognoso di conversione e grande misericordia. Ma questa è pure l’opportunità di capire come fragile sia il Corpo di Cristo. E il Vicario di Cristo deve seguire e imitare il Maestro: non ha altra via. Il Signore ha cavalcato non un vigoroso destriero, ma un mulo che va verso Gerusalemme. E questo per essere inchiodato in croce, percosso e tradito dai suoi. Questo è il destino del Vicario di Cristo se vuole essere un buon pastore, a imitazione del Maestro. Nella Chiesa il Vangelo santo che salva i peccatori è dato a peccatori che confidano nella misericordia di Dio e nella infinita pazienza di Cristo”.

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