giovedì 13 Agosto 2026

Morte Mattia Maestri, Iss: “Rischi da latte crudo e formaggi non pastorizzati ma non solo”

Dopo la morte di Mattia Maestri, l'Istituto superiore di sanità interviene per fare chiarezza sui rischi microbiologici legati al consumo di prodotti ottenuti da latte non pastorizzato

ROMA – Dopo la morte di Mattia Maestri, il bambino deceduto in questi giorni a 13 anni che era in coma dal 2017 dopo aver mangiato un formaggio a base di latte crudo, si è riacceso il faro sulla rara causa che ha portato il bambino a finire in coma, e cioè una particolare tossina (la Shiga-tossina) che può venire prodotta dai batteri dell’Escherichia coli. Nel caso di Mattia Maestri, la tossina gli ha provocato una gravissima sindrome emolitico-uremica. Oggi, sul tema, l’Istituto superiore di sanità interviene con una nota. Ecco cosa scrive Umberto Agrimi, direttore del dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Iss, Istituto superiore di sanità: “I batteri Escherichia coli produttori di Shiga-tossina (STEC) rappresentano un potenziale rischio microbiologico associato al consumo di prodotti ottenuti da latte non pastorizzato. Questi microrganismi hanno come principale serbatoio i ruminanti, in particolare bovini, ovini e caprini, e possono contaminare il latte durante la mungitura o nelle successive fasi della lavorazione”.

SONO A RISCHIO ANCHE ALTRI ALIMENTI FRESCHI

È tuttavia importante, spiega ancora la nota, evidenziare che “il rischio STEC non riguarda esclusivamente i formaggi a latte crudo. Anche altri alimenti tra cui le carni accidentalmente contaminate e poco cotte e alimenti pronti al consumo compresi vegetali freschi sono stati associati a numerosi focolai epidemici a livello nazionale e internazionale. Per tale ragione il Ministero della Salute ha recentemente realizzato una campagna informativa sui rischi microbiologici associati a formaggi a latte non pastorizzato e, in generale, ai prodotti alimentari freschi o pronti per il consumo“.

Le infezioni da STEC, prosegue la nota, “possono manifestarsi con sintomi di diversa gravità, dalla diarrea lieve alla colite emorragica, fino alla sindrome emolitico-uremica (SEU), una grave complicanza che può causare insufficienza renale acuta, danni neurologici permanenti e, nei casi più gravi, il decesso. I bambini di età inferiore ai cinque anni rappresentano la categoria maggiormente vulnerabile“.

“IL RISCHIO NON È TRASCURABILE”

L’Istituto Superiore di Sanità “è impegnato da decenni in attività di sorveglianza in sanità pubblica delle infezioni da STEC e SEU Le evidenze epidemiologiche raccolte in Italia e in Europa indicano che il rischio di infezione da STEC e di SEU associato al consumo di formaggi tipici, artigianali, freschi o di malga prodotti con latte non pastorizzato, sebbene generalmente contenuto, non è trascurabile. La mitigazione del rischio richiede un approccio integrato lungo tutta la filiera, dalla stalla alla tavola e scelte di consumo consapevoli. Le principali misure di prevenzione comprendono il mantenimento di elevati standard igienici negli allevamenti e delle produzioni, la corretta gestione della mungitura e manipolazione del latte e delle cagliate, il rispetto della catena del freddo, l’applicazione dei sistemi di autocontrollo e la verifica dell’efficacia dei processi produttivi nel ridurre o eliminare gli agenti patogeni.
Va inoltre sottolineato che la maggior parte dei formaggi a latte crudo di larga diffusione non presenta un rischio significativo, poiché le caratteristiche del processo produttivo e della maturazione contribuiscono al controllo dei microrganismi patogeni. Le criticità possono emergere dove le specificità del processo possono rendere più complesso il controllo della contaminazione.

LE LINEE GUIDA

Per supportare i produttori nella gestione del rischio da STEC nei formaggi a latte non pastorizzato, il Ministero della Salute, con il supporto scientifico dell’ISS e di altri esperti, ha promosso la produzione e la disseminazione di specifiche linee guida rivolte agli operatori del settore alimentare e agli organi di controllo. Le raccomandazioni prevedono il rafforzamento delle misure igieniche in allevamento, il monitoraggio periodico della presenza di STEC nel latte e nell’ambiente di produzione, la rigorosa applicazione delle buone pratiche di mungitura e il mantenimento della catena del freddo e la formazione degli operatori.
Particolare attenzione è rivolta alla prevenzione della contaminazione fecale del latte durante la mungitura, considerata il principale meccanismo di ingresso degli STEC nella filiera lattiero-casearia. Le linee guida ribadiscono la responsabilità primaria dell’operatore del settore alimentare nel garantire la sicurezza del prodotto e sottolineano che, in assenza di una fase equivalente alla pastorizzazione, ogni produttore deve dimostrare che il proprio processo produttivo è in grado di prevenire, eliminare o ridurre il rischio microbiologico a livelli accettabili.
Nei casi in cui il produttore non sia in grado di dimostrare che il processo produttivo elimina o controlla adeguatamente il rischio STEC, è raccomandata un’etichettatura che sconsigli il consumo dei prodotti da parte delle categorie più vulnerabili tra cui i bambini.

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