Riportato in Italia lo yacht d’epoca da 10 milioni di euro sequestrato a De Bono. Lo userà la Finanza per gli addestramenti

Il decreto di sequestro risale al 2017, ma non era stato facile individuarlo: la yacht da regata era in Tunisia. Ora è stato finalmente riportato in italia
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ROMA – Era in Tunisia e ora è stato riportato in Italia, a Gaeta, lo yacht d’epoca ‘Lulworth’ da 10 milioni di euro di cui venne ordinato il sequestro nel febbraio del 2017 al faccendiere romano Gabriele De Bono, accusato di essere a capo di un’associazione per delinquere che ha gestito una pluralità di società, nazionali ed estere, utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 180 milioni di euro. L’ordinanza di custodia cautelare per De Bono e altri quattro indagati è arrivata nel novembre 2018. Ora lo yacht verrà utilizzato dalla Guardia di finanza (a cui il Tribunale lo ha affidato) per addestramenti.

Lo yacht da regata faceva parte di un decreto di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Roma tre anni fa che riguardava il patrimonio di De Bono, stimato in 40 milioni di euro: oltre alle yacht da 10 milioni, contava altre imbarcazioni ma anche auto d’epoca di pregio, tra cui Ferrari, Rolls Royce, Bentley e Jaguar. C’erano poi lussuose ville nel rinomato quartiere capitolino dell’Olgiata. Ma il pezzo di maggior pregio era senz’altro lo yacht ‘Lulworth’, che infatti non si trovava: si tratta del più grande cutter aurico del mondo – lungo 46 metri, con un albero di 52 metri e una superficie velica di oltre 1.300 metri quadrati – varato nel 1920. L’imprenditore aveva cercato di farne perdere le tracce e  il natante era stato spostato dal porto Le Grazie di Porto Venere (la Spezia) a quello iberico di Palma di Maiorca (Spagna), da dove era salpato all’inizio del 2017 verso una destinazione sconosciuta.

Individuato dalla Guardia di finanza nell’aprile del 2018, lo yacht ora è stato finalmente riportato in Italia: si trovava nel porto di Bizerte in Tunisia, dove è rimasto, sotto il controllo e la sorveglianza delle Autorità tunisine, fino a pochi giorni fa.

Il Gip del Tribunale di Roma ha infatti disposto l’affidamento dell’imbarcazione in giudiziale custodia alla Guardia di Finanza, che la impiegherà per lo svolgimento di attività addestrative rivolte al personale del comparto navale organizzate dalla Scuola Nautica di Gaeta. L’odierna operazione testimonia il costante impegno della Procura della Repubblica, del Tribunale e della Guardia di Finanza di Roma nell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati che rappresentano il frutto di condotte criminali.

L’INDAGINE SU DE BONO

Come ricostruito nel corso delle indagini condotte da militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma della Guardia di Finanza, De Bono era a capo di un’associazione per delinquere che ha gestito una pluralità di società, nazionali ed estere, utilizzate per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 180 milioni di euro – aventi ad oggetto fantomatiche consulenze e prestazioni di servizi – di cui hanno beneficiato imprenditori: italiani, interessati ad abbattere in modo significativo il reddito imponibile e ottenere liquidità da impiegare al di fuori del circuito bancario, ovvero a costituire disponibilità di denaro occulte oltre confine; stranieri (in prevalenza cinesi), che potevano, in tal modo, esportare capitali verso i Paesi di origine evitando il ricorso agli intermediari finanziari abilitati. Il faccendiere aveva tentato di confondere le acque cambiando fittiziamente la residenza e spostandola dapprima nel Principato di Monaco e poi a Dubai.

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3 Agosto 2020
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