ROMA – L’Italia è in ritardo nel raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, ma tale gap non può essere affrontato con misure settoriali o frammentate. È il suggerimento che danno al nostro Governo i giovani di Generazione Partecipazione – Gen P (progetto promosso dalla Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana – Focsiv e co-finanziato dal ministero dell’Ambiente e della Transizione energetica nell’ambito del processo di attuazione della Strategia nazionale per lo Sviluppo sostenibile), insieme alla rete delle associazioni della società civile Gcap Italia.
Il nostro Paese infatti il prossimo 13 luglio presso la sede delle Nazioni Unite di New York presenterà la Voluntary National Review (Vnr), la revisione della Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile, redatta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica in collaborazione con tutti i ministeri.
Si tratta di rapporto periodico, che gli Stati membri dell’Onu possono presentare a titolo volontario, per illustrare i progressi e le azioni compiute nel realizzare i 17 punti dell’Agenda 2030 sullo Sviluppo sostenibile. Nel caso del nostro Paese, segue i rapporti già trasmessi nel 2017 e nel 2022.
In occasione di tale appuntamento, Gen P e Gcap Italia presentano a loro volta il rapporto ‘Quale coerenza delle politiche per governare le interconnessioni verso una pace positiva’ (disponibile al link www.focsiv.it/policy-brief/) con cui chiedono che la revisione della Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile sia fondata sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, capace di collegare dimensione nazionale e internazionale, giustizia sociale e ambientale, presente e futuro. I giovani evidenziano come la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile avvenga in un contesto segnato da crisi multiple e intrecciate: guerre, crisi climatica ed ecologica, aumento delle disuguaglianze, trasformazioni digitali e indebolimento del multilateralismo.
In questo scenario, la priorità è rafforzare la governance della sostenibilità. Occorre che il Governo e il Parlamento italiano partecipino di più e con più forza ai processi multilaterali (come quello per la transizione dai combustibili fossili), per questo è necessario accelerare l’attuazione del Piano nazionale per la coerenza delle politiche, garantire una partecipazione significativa dei giovani e integrare in modo
sistematico la valutazione intergenerazionale nelle decisioni pubbliche.
Inoltre, secondo Gen P e Gcap Italia, la revisione della Strategia dovrebbe assumere il principio di “youth mainstreaming” come criterio trasversale e introdurre strumenti stabili di valutazione ex ante, monitoraggio ed ex post delle politiche più impattanti, comprese quelle di cooperazione internazionale.
Un secondo asse riguarda la pace positiva e la sicurezza umana. La sicurezza non può continuare a essere definita prevalentemente in termini militari. Per le reti di giovani, è necessario introdurre una riduzione vincolante e pluriennale della spesa militare e riallocare progressivamente risorse verso salute, istruzione, casa, resilienza climatica, cooperazione internazionale e coesione sociale. In questa prospettiva si collocano la proposta di un dipartimento di difesa civile non armata e nonviolenta, il rafforzamento della legge 185/90 sull’export di armi, la piena attuazione del Piano giovani, pace e sicurezza e l’introduzione di una valutazione obbligatoria dell’impatto delle politiche pubbliche sulla sicurezza umana e sulla pace. La transizione ecologica deve diventare più rapida e più giusta.
Il documento chiede dunque l’uscita dall’economia dei combustibili fossili, il blocco di nuovi investimenti nel gas, il rafforzamento delle fonti rinnovabili e il sostegno a un trattato internazionale di non proliferazione dei combustibili fossili. Allo stesso tempo, lo sviluppo delle rinnovabili deve coinvolgere le comunità locali, garantire benefici sociali concreti e contribuire anche al ripristino degli ecosistemi e all’adattamento climatico. La tutela della biodiversità e del territorio richiede obiettivi vincolanti per proteggere almeno il 30% di terre e mari entro il 2030, nuove aree protette adeguatamente finanziate e una piena attuazione del regolamento europeo sul ripristino della natura. Questa agenda deve essere accompagnata da strumenti legislativi e amministrativi coerenti e dal coinvolgimento attivo delle comunità locali, popoli indigeni, di scuola, ricerca, lavoro e nuove generazioni.
Sul piano economico e internazionale, per Gen P e Gcap Italia la transizione non può tradursi in una nuova ondata di estrattivismo. Per questo il rapporto insiste sul rafforzamento della due diligence ambientale e sui diritti umani, sul sostegno a regole vincolanti per le imprese anche in sede Onu e sulla definizione di partenariati internazionali non predatori. In questo quadro, iniziative come il Piano Mattei dovrebbero essere sottoposte a valutazione preventiva, monitoraggio e verifica successiva, con criteri chiari di impatto sociale, ambientale e intergenerazionale.
Inoltre ,il governo delle migrazioni va sottratto alla logica securitaria. Le migrazioni devono essere riconosciute come fenomeno strutturale legato a guerre, disuguaglianze, crisi climatiche e trasformazioni economiche. Da qui la richiesta di investire nella mobilità regolare, nell’accoglienza e nell’integrazione, contrastando sfruttamento e precarietà, fermando l’esternalizzazione delle frontiere e aderendo in modo pieno ai processi multilaterali sui migranti e i rifugiati.
Un altro asse centrale è la giustizia fiscale. Ridurre la concentrazione di ricchezza e potere richiede maggiore progressività, una tassazione equa dei grandi patrimoni, interventi sugli extraprofitti e sulle rendite speculative e politiche pre-distributive capaci di ampliare accesso a lavoro di qualità, casa, istruzione e risorse produttive. La giustizia fiscale deve essere intesa come leva di coesione democratica.
Il rapporto di Gen P e Gcap Italia richiama inoltre la necessità di una governance democratica del digitale e dell’intelligenza artificiale. Servono investimenti nell’educazione critica alle tecnologie emergenti, sostegno a ecosistemi digitali cooperativi e un rafforzamento della regolazione sulle infrastrutture digitali, sul potere delle piattaforme, sull’antitrust, sulla privacy e sugli impatti ambientali del settore tecnologico.
Infine, sul piano della finanza per lo sviluppo, l’Italia dovrebbe rispettare l’impegno dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo, sostenere la riduzione e conversione del debito dei paesi a basso e medio reddito, promuovere una riforma dell’architettura finanziaria internazionale e garantire piena trasparenza sulle risorse mobilitate per cooperazione, clima e sviluppo sostenibile, anche
attraverso un dashboard (cruscotto di segnali) pubblico accessibile ai cittadini.
Nel complesso, il documento propone di usare la Vnr 2026 e la revisione della Strategia nazionale come un’occasione per ridefinire il ruolo dell’Italia: non più attore timido e frammentato, ma soggetto capace di promuovere politiche coerenti, multilaterali e orientate alla giustizia sociale, climatica e intergenerazionale.




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