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Alex Marangon morto dopo aver preso la ‘droga’ degli sciamani: cosa sappiamo e cosa è l’ayahuasca

Il giovane veneto 25enne trovato morto nel fiume Piave aveva partecipato a un raduno spirituale a base di musica e di 'ayahuasca', una sostanza psichedelica utilizzata dagli sciamani con funzioni curative. Potrebbe essere annegato sotto l'effetto di allucinazioni

Pubblicato:03-07-2024 16:10
Ultimo aggiornamento:04-07-2024 15:03

alex marangon
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BOLOGNA –  Due giorni di “musica e medicina“, con l’obiettivo di conoscere meglio gli sciamani del Sud America le loro tradizioni, oltre che di assumere ayahuasca, una pianta allucinogena con funzioni curative. Aveva partecipato a questo raduno a Vidor, in provincia di Treviso, Alex Marangon, il giovane barista di 25 anni originario di Marcon (Venezia) trovato morto martedì 2 luglio nel fiume Piave. Sulla sua morte, avvenuta nella notte tra sabato 29 e domenica 30 giugno, è stata aperta un’inchiesta. Il ragazzo, a quanto ricostruito, a un certo punto tra le 2.30 e le 3 di notte si è allontanato dall’Abbazia di Santa Bona di Vidor in cui si stava svolgendo appunto questo ritrovo spirituale con annesso consumo di ayuhuasca. Il giovane potrebbe essere scivolato nel fiume ed essere annegato, anche se le ipotesi sono tutte ancora in campo. L’autopsia verrà eseguita tra il 5 e il 6 luglio.

IL CORPO DI ALEX ERA SU UN ISOLOTTO

Il corpo del 26enne era arrivato su un isolotto del fiume Piave, nella zona di Ciano del Montello, a circa 4 chilometri di distanza dall’abbazia di Vidor dove c’era il raduno-festa all’insegna dello sciamanesimo. A vederlo sono stati i Vigili del fuoco che stavano pattugliando la zona con l’elicottero ‘Drago 149’. Il fiume in quel tratto è molto largo e gli argini, pieni di vegetazione, sono impervi. Il ragazzo potrebbe essere caduto nel fiume per errore ed essere annegato: il corpo potrebbe essere arrivato così distante perchè trascinato lì dalla corrente. Aveva sul corpo alcune abrasioni e una ferita a un occhio, che potrebbe essere compatibili con questa ipotesi e più difficilmente segno della lotta con qualcuno.

IL CELLULARE IN ALBERGO

Il ragazzo aveva lasciato l’auto aperta, con a bordo le chiavi e il portafoglio. Il cellulare, invece, era rimasto nella stanza dell’abbazia in cui Marangon avrebbe dovuto passare la notte. A dare l’allarme sulla sua scomparsa è stata la famiglia, molto unita. La madre prima del ritrovamento del cadavere aveva fatto un appello chiedendo aiuto per ritrovarlo e invitando chi lo avesse visto nelle ultime ore a mettersi in contatto con la famiglia. Marangon lavorava come barista per l’estate a Bolzano, avrebbe compiuto 26 anni il 27 novembre.


IL RADUNO SUGLI SCIAMANI E L’AYAHUASCA

La cerimonia-festa a cui ha partecipato Maragon, stando a quanto scrive Repubblica, ha visto la partecipazione di una ventina di persone. Gli ingredienti principali erano la musica e la pianta ayahuasca, da cui deriva una sostanza allucinogena, assunta dai partecipanti. Gli sciamani dell’Amazzonia considerano questa pianta curativa e sacra. La festa aveva la durate di due giorni e durante queste ‘cerimonie’ new age si assume ayahuasca sotto il controllo di una guida o sciamano in una sorta di rito spirituale. Solitamente le cerimonie avvengono di notte: l’effetto psichedelico arriva dopo 20-60 minuti dall’assunzione della sostanza, che avviene in forma di liquido, e può durare anche diverse ore. L’ayahuasca è una bevanda psichedelica che tradizionalmente viene usata come medicina curativa dalle popolazioni indigene dell’Amazzonia. Cercando su Instagram la parola ‘ayahuasca’ (a volte abbreviata in ‘aya’) o le parole chiave ‘musica e medicina’ si scopre che cerimonie di questo tipo avvengono in tutta Italia e sono sempre accompagnate da musica e riti.

LE ALLUCINAZIONI E LA CORSA VERSO I BOSCHI

Stando a qualche testimonianza di chi ha partecipato alla festa, scrive Repubblica, il giovane 25enne a un certo punto avrebbe voluto a tutti i costi allontanarsi dall’abbazia, forse in preda a un’allucinazione. Si sarebbe diretto verso i boschi. Qualcuno avrebbe detto che si è messo a correre per non essere trattenuto. Tra il buio e la zona impervia, il giovane potrebbe essere scivolato nel fiume e non essere riuscito a tornare a riva. L’inchiesta della Procura di Treviso cercherà di capire cosa sia accaduto.

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