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Il progetto vincente della Spagna multiculturale: così dominano gli Europei con i figli dell’immigrazione

Come ha fatto la Spagna a risorgere dalle ceneri del Mondiale? La Federcalcio: "Abbiamo un database di 200 talenti all'anno. Così nascono Yamal e Williams"

Pubblicato:03-07-2024 10:48
Ultimo aggiornamento:03-07-2024 12:44

spagna multiculturale
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ROMA – Guarda la Spagna, dice. Agli italiani questo è rimasto: un posto da voyeur del calcio che conta. Ammiriamo la spumeggiante Spagna agli Europei come gli umarell i cantieri. Ammirati, un po’ invidiosi: come hanno fatto a tirar su questa strepitosa nazionale dai disastri dell’ultimo Mondiale? La risposta è paradossalmente contraria al mantra che ci raccontiamo noi da decenni: la ricetta non è l’identità, ma il multiculturalismo. I giovani, sì. Ma tutti.

Ce lo ricorda El Paìs, che analizza la base sociale di questo progetto a lungo termine chiamato Roja. Nico Williams e Lamine Yamal sono figli dell’immigrazione. Ai Mondiali in Qatar erano in quattro: Williams, Ansu Fati, Balde e Roberto Sánchez. Oggi ci sono altri giocatori nati all’estero: Le Normand e Laporte (Francia), e Joselu (Germania). In Spagna invece di impantanarsi nel gorgo politico e retorico hanno scelto di affrontare il problema alla radice. E la radice è, appunto, la società.

Nel 1995, secondo i dati delle Nazioni Unite, il numero degli immigrati in Spagna sfiorava il milione, pari al 2,51% della popolazione totale. Tra il 1995 e il 2010, sono aumentati di sei volte: da un milione a circa 6,2 milioni. La Federcalcio spagnola (Rfef) s’è evoluta di conseguenza. “Analizziamo, a seconda di ogni generazione, circa 200 giocatori all’anno”, spiega Francis Hernández, coordinatore della cava La Roja. “Abbiamo fatto un lavoro molto approfondito per avere un database con nomi e cognomi. Dalla generazione del ’96 a quella del 2010 abbiamo trovato 125 giocatori che potevano giocare con due o più federazioni“. Tra questi 125 ci sono Nico e Lamine. Il giocatore dell’Athletic avrebbe potuto giocare con il Ghana, come suo fratello Iñaki, e il giocatore del Barcellona con il Marocco. “Di questi 125 giocatori, 107 hanno scelto di giocare per la Spagna. L’85% sceglie noi. Si sono presi cura di loro qui. Si sentono importanti, il che è essenziale per un calciatore”, spiega Francis Hernández.


La nazionale spagnola segue la mappa demografica della Spagna. “Ci troviamo in un momento, rispetto a 15 anni fa, in cui gli immigrati bussano alla porta per avere più rappresentanza. Tuttavia, vediamo che questa rappresentanza esiste più nello sport che in altri settori”, spiega Abdoulaye Fall, membro del gruppo di esperti sulla migrazione della Commissione europea. Il sociologo Sebastian Rinken conclude: “È un ulteriore sintomo del cambiamento demografico in Europa. E poiché il calcio è lo sport con la maggiore accettazione sociale e significato mediatico, questo cambiamento può avere effetti molto positivi”.

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