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Ddl Zan, Italia Viva propone di togliere l’identità di genere. Secco no del Pd

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Il capogruppo di Iv in Senato Faraone chiede "un patto tra gentiluomini per tornare alla legge Scalfarotto" ma i dem lo accusano di voler svuotare la legge
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ROMA – “Facciamo un patto tra gentiluomini per tornare alla legge Scalfarotto contro l’omofobia e la transfobia, senza termini che possano destare dubbi, e poi, una volta raggiunta l’unità della maggioranza chiediamo al governo di mettere la fiducia alla Camera, così saremo certi che il ddl non sarà affossato”. Così in un colloquio con La Stampa il capogruppo di Italia Viva in Senato Davide Faraone riassume la posizione del partito di Matteo Renzi sul disegno di legge contro l’omotransfobia in discussione in Senato. Chiedendo, tra le altre cose, di eliminare il concetto di identità di genere dall’articolo 1 del ddl .

LE PROPOSTE DI MODIFICA DI IV

Italia Viva ha messo per iscritto le quattro proposte di modifiche al testo del deputato Pd Alessandro Zan su cui raggiungere una nuova intesa: sopprimere l’art. 1; riportare il ddl Zan alla definizione contenuta nello Scalfarotto, aggiungendo le parole ‘o fondati sull’omofobia o sulla transfobia’, oltre al tema della disabilità, e rivedendo conseguentemente l’articolato; sopprimere l’art. 4 sulla libertà di pensiero (“già garantita dalla Costituzione e che non può essere degradata a una legge ordinaria”, spiega Faraone); modificare l’art. 7, rafforzando il concetto di autonomia scolastica, si potrebbe, secondo il capogruppo renziano “sancire il patto con una richiesta di fiducia e tempi certi alla Camera. Credo che Iv abbia occupato uno spazio politico importante: da un lato cerchiamo di togliere dal rischio affossamento in aula tramite voti segreti e ostruzionismo una legge contro le discriminazioni che noi vogliamo salvare. Dall’altro, siamo il partito-cerniera tra pezzi di società che non si parlano: e il dialogo è lo strumento migliore per incidere sui temi dei diritti – continua Faraone – Se i partiti di maggioranza trovano una soluzione comune, noi proponiamo che il governo alla Camera metta la fiducia per evitare che si riapra tutto. E questa clausola dovrebbe essere la garanzia che nessuno farà saltare la legge”, conclude l’esponente di Italia Viva.

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ZAN: “IDENTITÀ DI GENERE NON SI TOCCA”. BOLDRINI: “COSÌ SI SVUOTA LA LEGGE”

Una proposta che però al Pd proprio non piace. A partire dallo stesso Alessandro Zan, primo firmatario del disegno di legge già approvato alla Camera e adesso in discussione a palazzo Madama, che su Twitter scrive: “‘Identità di genere’ è già presente nel nostro ordinamento, tutelato da sentenze costituzionali e trattati internazionali come diritto fondamentale della persona. Toglierlo significherebbe rendere il ddl Zan una norma discriminatoria. La richiesta di Italia Viva è insostenibile“.

Simile la posizione di Laura Boldrini: “Dopo averlo approvato alla Camera, ora Italia Viva propone nei fatti lo svuotamento del ddl Zan. L’identità di genere come ricorda Alessandro Zan è in ordinamento, sentenze e convenzioni internazionali. Sui diritti che riguardano la vita delle persone, nessun passo indietro“, scrive su Twitter l’ex presidente della Camera.

CONTROREPLICA DI FARAONE: “NOSTRA PROPOSTA COPIATA DA UNA LEGGE FIRMATA ANCHE DA ZAN”

Ma la polemica non si placa. E lo stesso Faraone replica a Zan, scrivendo su Facebook: “Ho appena letto un tweet di Zan, dice che la proposta di modifica di Italia Viva è insostenibile, con quelle modifiche il ddl Zan diverrebbe discriminatorio. Caro Alessandro, noi di Italia Viva al Senato non siamo stati per nulla originali: l’emendamento che abbiamo presentato al ddl Zan è totalmente copiato dalla proposta di legge presentata il 4 luglio 2018 – spiega il capogruppo di Iv a palazzo Madama -. Primo firmatario Ivan Scalfarotto e in calce, tra le altre, anche la tua firma, penultima soltanto perché il tuo cognome inizia con la Z. Accusaci pure di plagio, non di altro. Ricorda, abbiamo fatto approvare insieme la legge sulle unioni civili. La nostra proposta è semplice e chiara – prosegue Faraone – troviamo l’intesa nella maggioranza su un testo condiviso, il nostro testo estende le tutele contro le discriminazioni (non le restringe come erroneamente affermi) con termini che non destano dubbi interpretativi, poi chiediamo tutti insieme al governo di mettere la fiducia alla Camera, così la legge è in sicurezza. È l’unica strada per avere presto una legge che è necessaria contro le discriminazioni omotransfobiche, le altre vie sono soltanto vicoli ciechi“, conclude Faraone.

LAFORGIA (LEU): “BASTA TEATRINI, LA LEGGE VA APPROVATA COSÌ COM’È”

Netta chiusura alla proposta di Italia Viva anche da parte di LeU, con il senatore Francesco Laforgia che dichiara: “Basta teatrini sul ddl Zan. Gli emendamenti presentati all’ultimo minuto da Italia Viva, in linea con Salvini e le destre, non sono accettabili, minerebbero gli obiettivi stessi del provvedimento rendendolo sostanzialmente inutile. Approviamolo così com’è. Chi intende affossare una legge di civilità si assumerà le proprie responsabilità di fronte al Paese”.

FICO: “ARRIVARE PRESTO A UN RISULTATO CONDIVISO”

“Oggi Napoli si riempirà con i colori del Pride, a distanza esattamente di venticinque anni dal primo Pride nazionale che si svolse in città. Ieri come oggi è necessario intensificare l’azione di contrasto ai pregiudizi sociali e promuovere i diritti civili delle persone LGBTI. Dobbiamo infatti prendere atto che nonostante i passi in avanti compiuti negli ultimi anni persistono nei confronti delle persone LGBTI preconcetti diffusi, discriminazioni e fenomeni di odio intollerabili”. Lo scrive su Facebook Roberto Fico, presidente della Camera.
I diritti della persona non possono essere oggetto di una contesa tra fazioni contrapposte – prosegue la terza carica dello Stato -, in quanto parte integrante, per loro stessa natura, del perimetro fisiologico della democrazia. Negare quei diritti per pregiudizio e intolleranza, o in nome di una diversa visione morale è qualcosa che fa vacillare, sin nelle sue fondamenta, lo Stato di diritto, le sue ragioni di giustizia e di eguaglianza civile; soprattutto umilia e vanifica le lotte civili che sono state faticosamente compiute per riscattare l’individuo da soprusi e discriminazioni di ogni forma e natura. Dobbiamo sentirci tutti parte di una comunità – sottolinea Fico – la cui unica vera priorità è quella di convivere in una società realmente inclusiva e coesa, in cui sia garantito a ciascuno il proprio spazio, il diritto di essere sé stesso e di operare le proprie scelte, senza per questo essere additato, deriso o emarginato”.

“Un contributo in questa direzione – dice ancora il presidente della Camera – può essere fornito dalla proposta di legge, già approvata in prima lettura alla Camera e ora all’esame del Senato, per il contrasto dell’omofobia. Un provvedimento che interviene su questioni di grande rilevanza e delicatezza. E intorno al quale c’è un grande dibattito pubblico. L’auspicio è quello di arrivare presto a un risultato condiviso, tutelando chi è vittima di discriminazione. La storia – continua – ci insegna quanto l’odio e la paura per il diverso siano sempre alla radice delle peggiori degenerazioni dell’umanità. Di fronte a tutto questo c’è un’unica, irrinunciabile, scelta di campo: contrastare, in ogni circostanza, violenza, intolleranza, negazione dell’altro. È una scelta che non lascia spazio a scorciatoie ed ambiguità, ma che chiama ciascuno di noi a riconoscersi, sempre e soltanto, nelle ragioni della dignità di ogni individuo, qualunque sia il colore della sua pelle, il suo credo religioso, la sua inclinazione politica, la sua identità sessuale”.

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