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La denuncia del Telefono Rosa: “Saman poteva essere salvata”

saman abbas
La vicepresidente dell'associazione, l'avvocata Antonella Faieta: "Sarebbe bastato introdurre nella legge sull'immigrazione il reato di matrimonio forzato"
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ROMA – Saman poteva essere salvata. Questa la frase che tutto lo staff del Telefono Rosa si ripete con amara delusione e rammarico. Per questa giovane donna c’era una speranza, lo dicono le ‘carte’ esaminate attentamente e con minuzia dalla vicepresidente dell’associazione, avvocata Antonella Faieta. “Lavorando tutti i giorni su questi casi mi sono resa conto di una grave lacuna – spiega la vice presidente del Telefono Rosa – all’interno dell’articolo 18 bis sull’immigrazione nato proprio per contrastare la violenza. Non è stato infatti inserito il matrimonio forzato, fenomeno che riguarda soprattutto le giovani donne. Sono proprio loro che dobbiamo tutelare, dandogli la possibilità di emanciparsi dalla famiglia e dalla situazione in cui vertono”.

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IL ‘BUCO’ LEGISLATIVO SUI MATRIMONI FORZATI

“Non avere i documenti – prosegue la vicepresidente – è un doppio colpo per queste donne: da una parte si sentono abbandonate dallo Stato in cui vivono e dall’altra hanno il timore si essere rimandate nel loro Paese, ritrovandosi così sottomesse e senza via di fuga. La giustizia deve invece dimostrare di essere al loro fianco“. Saman, come si legge sui profili ufficiali del Telefono Rosa, era stata inserita in una casa rifugio. Secondo le nuove disposizioni di legge in caso di violenza, prosegue il post sulla pagina Facebook dell’associazione, una donna può avere il permesso di soggiorno indipendentemente da qualsiasi famigliare. Questo non è stato possibile per lei perché, come individuato dall’avvocata Antonella Faieta, nell’articolo 18 bis testo unico sull’immigrazione non è stato inserito il matrimonio forzato (art. 558 bis c.p.). Questo ha impedito che le venisse rilasciato un permesso di soggiorno, che le consentisse di sottrarsi alla violenza (ex art. 18 bis T.U. immigrazione) e Saman non ha potuto avere i documenti ed è stata costretta a tornare a casa per recuperarli.

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