Ponte stretto, Musumeci a Provenzano: “L’opera è essenziale”

Il governatore Musumeci si esprime contro quanto detto da Provenzano, per il quale il ponte sullo stretto non è una priorità rispetto all'Alta velocità
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Secondo il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano “non è necessario” attendere il ponte sullo stretto di Messina per avere l’alta velocità tra le grandi città siciliane, ma il governatore dell’Isola Nello Musumeci dissente dall’opinione espressa ieri dall’esponente del governo Conte nel corso di un webinar della Cisl Sicilia: “Non sono d’accordo con Provenzano – ha spiegato a margine della presentazione del biglietto integrato giornaliero bus-tram-treno che entrerà in vigore da domani a Palermo -. Noi non abbiamo bisogno di alta velocità all’interno di un’Isola dove per entrare ci vuole un’ora e un quarto con il treno“.

“A noi servono ferrovie veloci e strade sicure”, ha aggiunto Musumeci secondo cui il Ponte “è essenziale”. Il governatore ha poi aggiunto: “Da Trapani a Gela ci vogliono sette-otto ore e dal momento che a seguire c’è Comiso, che ha un aeroporto, se noi acceleriamo la tratta ferroviaria che da Trapani porta nella zona di Gela e del Comisano avremo reso un grande servizio. Lo stesso se completiamo l’autostrada che dal Trapanese si congiunge con la Catania-Siracusa-Modica-Gela”.

Questa la ricetta di Musumeci per la velocizzazione dei trasporti: “Abbiamo bisogno di una maggiore accessibilità in Sicilia, quindi il Ponte è essenziale, e abbiamo anche bisogno di accelerare la mobilità all’interno dell’Isola. In entrambi i casi la competenza non è della Regione ma dello Stato, le opere sono già previste e sono nella legge obiettivo del 2002 ma sono rimaste lì, soltanto titoli”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

3 Luglio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»