Omicidio Varani, confermati 30 anni a Foffo in Cassazione

"Chiedo che il ricorso della difesa sia dichiarato inammissibile", ha detto il pg. All'omicidio partecipò anche Marco Prato, morto suicida in carcere
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ROMA – La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni per Manuel Foffo in relazione all’omicidio di Luca Varani avvenuto il 4 marzo 2016 nell’appartamento dello stesso Foffo in via Igino Giordani a Roma.

Per l’omicidio di Luca Varani venne condannato in primo grado anche Marco Prato, suicidatosi in carcere nel giugno 2017. La Cassazione ha condannato Foffo anche al pagamento delle spese processuali.

L’ACCUSA AVEVA CHIESTO LA CONFERMA DELLA CONDANNA DI SECONDO GRADO

Il pg della Corte di Cassazione, Simone Perelli, ha chiesto la conferma della condanna a 30 di carcere, stabilita dalla sentenza d’appello di un anno fa, per Manuel Foffo in relazione all’omicidio di Luca Varani, avvenuto il 4 marzo 2016 nell’appartamento di Foffo in via Iginio Giordani, a Roma.

“Chiedo che il ricorso della difesa sia dichiarato inammissibile”, ha detto il pg. All’omicidio di Varani partecipò anche Marco Prato, morto suicida in carcere nel giugno 2017.

Innanzitutto il Pg della Corte di Cassazione ha sostenuto la piena capacità di intendere e volere di Manuel Foffo al momento del delitto: “Ha fatto bene la corte d’Appello ad effettuare la perizia sulle condizioni di capacità di intendere e volere dell’imputato perché attraverso questo ha accertato la libertà dell’imputato stesso di comportarsi nel modo in cui si è comportato. L’imputabilità di Foffo è stata approfondita dal collegio peritale che ha concluso per la piena capacità di intendere e volere al momento dei fatti. Di fronte a condotte criminali come questa è difficile accettare che una persona priva di patologie possa compiere gesti tanto efferati ma è possibile, lo dice anche la letteratura. Peraltro, il polimorfismo di cui è portatore imputato non è neppure raro, perché e’ compreso fra il 17 e il 33% nella popolazione caucasica”.

Il magistrato ha sottolineato che “siamo al cospetto di un’assurda circostanza con un movente ignobile e perverso“, quanto poi alle sevizie commesse sul corpo di Varani “come si legge nella sentenza e’ stato lo stesso imputato a riconosce di avere torturato il ragazzo. Una condotta che nell’immediato non ha cagionato morte ma ha provocato sofferenze dolorose in ragione delle zone corporee attinte, con martellate al capo e ai denti su una persona inerme ma cosciente. Il tutto in un’agonia durata oltre due ore e conclusasi nemmeno con la morte ma col soffocamento dato dalla coperta messa sopra il suo corpo per nasconderlo alla vista”.

Per il Pg quella di Varani è stata “una morte lenta e atroce” e il comportamento di Foffo “un abisso umano. L’imputato aveva precedenti e aveva dimostrato una capacità a delinquere spiccata“.

Il fatto Foffo abbia confessato, secondo il magistrato non è stato sufficiente al riconoscimento delle attenuanti generiche nella sentenza di appello perché dopo l’omicidio “Foffo e Prato avevano posto in essere comportamenti che non avevano realizzato la portata di quanto commesso. Finito l’effetto dell’alcol e della droga Foffo si è reso conto di quanto commesso ed è stato quasi costretto, solo e con un cadavere in casa, a raccontarlo ai familiari e consegnarsi ai carabinieri”.

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