MILANO – Guide sì, ma non oltre i 700 metri di altezza. Le associazioni che rappresentano le Guide ambientali escursionistiche (Gae) in Italia si vedono stoppate. Il Consiglio di Stato si è espresso sui ricorsi contro le limitazioni introdotte nel 2024 dalla Regione Lombardia per lo svolgimento dell’attività sui sentieri classificati ‘E’ (escursionistico) ed ‘EE’ (escursionistico esperto) oltre i 700 metri di quota e la decisione presa è sfavorevole per le ‘Gae’: oltre quella quota possono andare ‘professionalmente’ solo le guide alpine e agli accompagnatori di media montagna (Amm). Le guide ambientali escursionistiche chiedevano di non lasciare il limite e ora la decisione dei giudici “desta forte preoccupazione e lascia aperti profili critici sia nel merito sia nell’impostazione giuridica adottata. Dopo un’attenta analisi del provvedimento con i legali, emerge infatti che non sono stati adeguatamente valorizzati elementi documentali centrali. In particolare, i dati delle assicurazioni delle ‘Gae’ certificano il numero irrisorio di incidenti negli ultimi cinque anni in Lombardia, ne sono stati segnalati due di tipo lieve a fronte di quanto indicato nelle sentenze che fanno riferimento a migliaia di segnalazioni del Soccorso Alpino”.
Le associazioni che rappresentano oltre 5.550 guide in Italia e circa 400 in Lombardia (professionisti formati, aggiornati, assicurati e abituati “a operare con prudenza, prevenzione e gestione consapevole dei gruppi”) chiedono quindi di non fermarsi all’esito della sentenza che non va letta “come una chiusura definitiva del confronto sui rapporti tra le professioni dell’accompagnamento in ambiente naturale. Al contrario, si conferma l’urgenza di un intervento legislativo nazionale capace di offrire chiarezza, tutela e uniformità su tutto il territorio italiano”.
A prendere posizione dopo la pronuncia del Consiglio di Stato sono Agae (Associazione guide ambientali europee), Aigae (Associazione italiana guide ambientali escursionistiche), Assoguide e Lagap (Libera associazione guide ambientali-escursionistiche professioniste): ad una voce assicurano che le attività che gestiscono sono sicure e affidabili, “come dimostra il numero estremamente basso di incidenti registrati nel settore” e che comunque le limitazioni introdotte dalla Regione Lombardia valgono solo in quel territorio regionale, quindi “ogni tentativo di estenderle ad altre regioni, dove la professione resta legittimata dalla Legge 4/2013, è manifestamente privo di fondamento”. Le limitazioni poi “non riguardano le aree protette, nazionali o regionali, poiché la competenza sulla regolamentazione della rete sentieristica e delle attività esercitabili nei parchi appartiene agli enti gestori, attraverso i rispettivi regolamenti e piani del parco”. La stessa sentenza del Consiglio di Stato, poi, “non risolve in modo definitivo il tema dei rapporti e dei limiti tra le professioni, poiché esistono ulteriori pronunce della Corte costituzionale, dei giudici amministrativi, compreso lo stesso Consiglio di Stato, e dei giudici penali che offrono letture diverse. A livello nazionale, dunque, le questioni restano aperte e richiedono una soluzione normativa chiara“. Insomma, non finisce qui: “Siamo pronti a difendere la nostra identità contro ogni tentativo di acquisire il nostro pubblico e il nostro mercato”, dichiara Alberto Calamai, presidente Agae, sottolineando che “la nostra figura professionale non può essere in alcun modo asservita ad altre che sono profondamente diverse nell’impostazione, nelle competenze e negli aspetti commerciali”.
Guglielmo Ruggiero, presidente nazionale Aigae insiste su un punto: “I nostri iscritti sono professionisti competenti e validi che non metterebbero mai a repentaglio la sicurezza delle persone che accompagnano nell’escursione e sono preparati per il primo soccorso. Pensiamo che la sentenza del Consiglio di Stato, a conferma delle precedenti, sia un grave attacco alla libera concorrenza e un ostacolo per lo sviluppo del turismo ambientale”. Quella introdotta in Lombardia è “una misura sproporzionata e profondamente distante dalla realtà del nostro lavoro”, dichiara l’avvocato Luca Berchicci, presidente AssoGuide. “Oggi più che mai è necessario che le Guide ambientali escursionistiche vengano finalmente ascoltate e riconosciute attraverso una legge nazionale moderna, capace di tutelare davvero chi lavora con competenza e responsabilità, che ci protegga da interpretazioni restrittive e da tentativi di limitare illegittimamente il nostro ambito professionale. Le Gae sono professionisti preparati, aggiornati e attenti. È un fatto che il nostro approccio all’accompagnamento è improntato alla prudenza e alla gestione consapevole dei gruppi, e i dati dimostrano che l’escursionismo accompagnato dalle Gae è un’attività sicura”.
E allora la pronuncia del Consiglio di Stato “non è solo un colpo alle Guide ambientali escursionistiche, ma un danno all’intero sistema del turismo sostenibile e alla libera concorrenza” afferma Marco Fazion, presidente Lagap, le ‘Gae’ non sono un pericolo, ma una risorsa d’eccellenza per i territori, formata e preparata alla gestione consapevole del rischio. Condividiamo la necessità assoluta di una legge nazionale che metta fine a queste interpretazioni restrittive e sproporzionate, restituendo dignità e certezze a chi lavora con responsabilità e passione”.





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