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Mamma Penati: “Giacomo suicida in carcere dopo la vita in casa famiglia”

"È passato sotto i servizi territoriali medesimi che hanno fatto del male a mio figlio", ha detto facendo riferimento a suo figlio Federico Barakat

03/06/2022
carcere

di Laura Monti

ROMA – “Giacomo a 21 anni ha deciso che non ne poteva più. Come forma di ribellione all’ingiustizia del sistema, a 21 anni si è tolto la vita in carcere”. Così Antonella Penati, presidente dell’Associazione Federico nel cuore Onlus (http://www.federiconelcuore.com/), ha commentato in un video su fb il suicidio di un ragazzo di 21 anni nel carcere di San Vittore.

Una morte assurda, inutile“, l’ha definita Penati, che ha riassunto la storia del ragazzo: “Ha avuto una vita disgraziata. È passato sotto i servizi territoriali medesimi che hanno fatto del male a mio figlio“, ha detto facendo riferimento a suo figlio Federico Barakat, ucciso dal padre con 37 coltellate durante un incontro ‘protetto’ nella Asl di San Donato Milanese.
Giacomo, ha riassunto Penati, “è stato spostato da una casa famiglia all’altra come un pacco postale. Non lo hanno ascoltato, non sono riusciti a colmare il suo dolore e ad aiutare nelle forme giuste il suo disagio psicologico. Nelle case famiglia in cui è stato spostato da bambino fino a 18 anni ha imparato solo cosa vuol dire ‘il gruppo dei pari’, i tossici. Hanno mandato un bambino con adulti con problemi di natura altra. Ha imparato cose che non doveva imparare. È finito in carcere per un furto di un cellulare fatto neanche da lui. Ma per omertà- ha aggiunto Penati- e perché ha imparato quel codice cosiddetto di onore, ha passato la vita tagliandosi, cercando in tutti i modi di far ascoltare il suo disagio”. Per Antonella Penati, “questa morte è la conseguenza degli effetti della segregazione dei bambini nelle case famiglia“, tanto che “usciti da lì molti di loro da grandi saranno una gioventù alla sbando”.

L’Associazione Federico nel cuore, ha aggiunto, “da anni si batte contro gli abusi agiti sui bambini rinchiusi in case famiglia e che pochi denunciano. Migliaia di bambini- ha detto ancora- sono segregati per futili motivi, moltissimi di loro provenienti da nuclei che potevano e dovevano essere supportati diversamente, allontanamenti, forzati al limite del sopruso anche solo per questioni economiche per problematiche che potevano essere affrontate da un servizio territoriale adeguato”.

Pochi giorni prima di Giacomo, nel carcere di San Vittore, un altro ragazzo, Abou, di 24 anni, si è tolto la vita. “Da anni- ha dichiarato Penati- dico sempre una cosa che nessuno ascolta: ‘I bambini non devono essere messi in comunità, strappati e lacerati dalla loro famiglia di origine. Le famiglie vanno sostenute e aiutate’. Più dell’87% di questi bambini tenteranno il suicidio, come è successo a Giacomo più volte, fino ad arrivare a questo atto estremo di denuncia”.
“Morire dentro una cella senza che nessuno si accorga di quello che gli stava capitando è assurdo- ha continuato Antonella Penati- Il sistema è perverso. Lo stesso sistema che si è nutrito del corpo del mio bambino di 8 anni e mezzo, si è nutrito di 70mila bambini allontanati in casa famiglia. Adesso Giacomo ha scelto di dire ‘basta, vergognatevi, non ci sto più’. È il suo modo di dire no. Spero che lui sia in un posto migliore e a lui dedico l’immensità del mare. Spero che stia meglio adesso che non è più in questo inferno”, ha concluso.

Ecco il link al video: https://www.facebook.com/federiconelcuore

L’associazione Federico nel cuore è stata fondata da Antonella Penati in memoria di suo figlio “per i diritti delle donne e dei bambini e per il rispetto del ruolo genitoriale che sostengono la necessità di un cambiamento culturale della nostra società dove purtroppo la violenza domestica uccide più della mafia”, come si legge sul sito dell’organizzazione https://www.federiconelcuore.com/

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