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Sulmona, al liceo Ovidio studentesse parlano di inclusione

Sulmona al liceo Ovidio studentesse parlano di inclusione
"Accoglienza è opportunità di confronto e crescita per chi arriva e per chi accoglie"
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SULMONA – Quanti di noi si sono sentiti discriminati nel proprio Paese, per il solo fatto di avere uno o entrambi i genitori stranieri? Quanti sono cresciuti in una famiglia multiculturale, con religioni differenti e che cosa significa per loro? A queste domande, risponde Margherita Simonetti El Nakhal, una studentessa di terzo anno del liceo classico ‘Ovidio’ di Sulmona (L’Aquila).

Di padre egiziano e di madre italiana, la ragazza si racconta in una videointervista realizzata dalle sue compagne, Valeria Giancola, Antonia Leone, Chiara Lucente, Micol Paolantonio, Eleonora Rozzi, Martina Molinaro, coinvolte nel progetto realizzato dalla scuola ‘Racconti democratici’ e supportate dalla loro professoressa Gelanda Martorella.

“Era il primo giorno di scuola alle medie– ricorda Margherita- ed un ragazzino della mia classe mi disse di ritornare al Paese da cui ero venuta, ma io sono italiana, non capivo che cosa intendesse, lui forse era rimasto confuso dal mio cognome straniero. Qualche giorno dopo, il mio nuovo compagno di classe mi ripropose lo stesso pensiero. A quel punto, l’ho stroncato dicendogli, che a prescindere dalla mia doppia nazionalità, ogni straniero ha diritto di studiare, di lavorare e di vivere in una nazione che non sia quello di origine”. “Riflettendo su quella vicenda– commenta Margherita- oggi mi rendo conto di come sulle parole di un ragazzino in tenera età, abbia influito l’educazione della sua famiglia. Non me la sono presa, era una frase senza senso, ma qualcun altro, nella mia posizione o con entrambi i genitori stranieri, ci sarebbe potuto rimanere male”.

La studentessa abruzzese non fa distinzione tra le culture medio-orientale ed occidentale: “C’è una forte integrazione tra le due civiltà– spiega- entrambe appartengono alla cultura mediterranea. Il mare non divide, ma unisce e sul Mediterraneo ci sono stati millenni di scambi economici e sociali tra le due terre. Noi siamo il frutto di queste esperienze politico-culturali. Lo stile di vita ci accomuna, mi sento molto più vicina alla cultura araba rispetto a quella di un paese scandinavo”.

La madre di Margherita è cristiana; il padre, musulmano, ma per lei non ci sono molte differenze: “I miei genitori mi hanno trasmesso che tutte le religioni che esistono al mondo predicano il bene, la fratellanza, il rispetto per il prossimo e per la natura. Non mi è mai stato imposto di compiere una scelta tra le due religioni, la mia fede è un sentimento intimo e va oltre le sovrapposizioni”. “Ciascuna persona– conclude la ragazza- deve sentirsi a casa, in qualunque parte del mondo, nessuno ha il diritto di fare sentire il prossimo fuori luogo. L’accoglienza è un’opportunità di confronto e di crescita non solo per chi arriva, ma anche per chi accoglie. I miei genitori, pur venendo da terre e religioni diverse, non hanno avuto paura di investire per costruire un futuro comune. Loro mi sono da esempio”.

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