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A Bologna il festival su amore, sessualità e affettività

festival amore in mostra bologna
Workshop, spettacoli, dibattiti, conversazioni e webinar
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BOLOGNA – Hanno tra i 18 e i 21 anni le ragazze e i ragazzi promotori del festival ‘Amore in mostra’ che si sta svolgendo al teatro Arena del Sole e online in queste ore: dura dieci giorni, fino a lunedì ed è una combinazione di attività e incontri artistico-culturali sui temi dell’amore, della sessualità e dell’affettività. Sostenuto dal Comune di Bologna e parzialmente finanziato da fondi europei, il festival è realizzato dalla neonata associazione di promozione sociale Eduxo! grazie alla vittoria nel concorso ‘Così sarà! La città che vogliamo’, promosso dal Comune di Bologna, realizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione e parzialmente finanziato dall’Unione Europea-Fondo Sociale Europeo, nell’ambito del ‘programma operativo nazionale città metropolitane 2014-2020’.

“Il bando che abbiamo vinto prevedeva che l’età media del direttivo fosse 21 anni quindi se ci metti tutti insieme e fai la media siamo dentro a quella soglia– spiega Isabella Sofia De Gregorio, diciannovenne volontaria e attivista, studentessa di scienze internazionali e diplomatiche presidente e co-fondatrice di Eduxo! e chiarisce- Nasce dai bisogni dei giovani entro i 21 anni ed è aperto a tutte le fasce d’età, come dimostra il programma del festival che si sta svolgendo in questi giorni”.

Punto di partenza del festival è stato il contest artistico ‘Art4love’ al quale hanno partecipato 70 tra giovani e giovanissimi fra i cinque e i 21 anni, da Nord a Sud fra cui anche classi intere (la provincia con più partecipanti è stata Bari). Le opere vincitrici e le menzioni speciali sono diventate una mostra virtuale e immersiva fruibile online, in cui attraverso l’arte contemporanea viene letteralmente messa in mostra la visione dell’amore, dell’affettività e della sessualità dei giovanissimi fra i cinque e i 21 anni, appunto www.amoreinmostra.it/mostra/.

“A partire da queste opere d’arte– spiega De Gregorio- abbiamo estrapolato i temi chiave che erano emersi dalle opere e abbiamo deciso di approfondirli, trasformandoli negli hashtag che costituiscono gli argomenti del programma del festival”.

Antropologhe, filosofe, architetti, avvocate, artisti, pedagogiste, docenti universitari, attivisti e non solo, per un programma che propone workshop, spettacoli, dibattiti, conversazioni, webinar, tavole rotonde, interviste. Gli argomenti sono quelli più cari alle giovani e ai giovani della generazione z che hanno a cuore i diritti civili: identità sessuale e di genere, rappresentazioni dei corpi, migrazioni, mascolinità tossica, mestruazioni, educazione e cultura, relazioni, in una parola: intersezionalità.

De Gregorio ci tiene a precisare l’importanza che ha per Eduxo! l’approccio interdisciplinare: “di questi temi non può parlare solo una persona o solo chi fa una certa professione. L’educazione all’affettività e alla sessualità sono interdisciplinari e devono essere trattati con un approccio che noi definiamo olistico; anche in riferimento alle indicazioni dell’OMS, e soprattutto per adeguarci un po’ agli altri stati d’Europa che già fanno queste attività all’interno delle scuole e degli ambienti accademici; noi invece da questo punto di vista non ci siamo ancora”. E sull’andamento della prima metà dell’evento afferma decisa “Il festival sta andando molto bene e il 7 di giugno lo chiuderemo al teatro Arena del Sole a Bologna, nella sala grande e per noi è veramente incredibile; posso tranquillamente dire che per il futuro la speranza è quella di riuscire a riproporlo e poterlo comunicare di più con più anticipo visto che quest’anno abbiamo organizzato tutto a partire dalla pubblicazione dei vincitori del concorso, che è stata a fine gennaio”.

Riguardo al digitale e all’opportunità che questo tipo di strumenti rappresentano la presidente di Eduxo! non ha dubbi: “Siamo nati nel mezzo del lockdown- conclude- e abbiamo lavorato con persone che si trovano in altre parti d’Italia, in altre parti d’Europa e del mondo tanto che i volontari e le volontarie della nostra associazione toccano 18 regioni italiane e altri sette stati del mondo. Lavoriamo così, attraverso il digitale pur realizzando progetti sui territori e nelle città. Questo festival ad esempio è stato organizzato completamente in videoconferenza”.

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