Veltri (D.i.Re) contro Franca Leosini: “Cancellare la parola femminicidio non cambia la realtà”

"Brutta affermazione nel presentare 'Storie maledette'"
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ROMA – “Ci sono dei motivi ben precisi per cui e’ stato coniato il termine femminicidio nei lontani anni Novanta, e rigettarlo come una ‘brutta parola’, come ha fatto Franca Leosini nel presentare le nuove puntate del suo programma ‘Storie maledette’, non cambia la realta’ dei fatti, anzi finisce solo per contribuire ad occultarla”. Lo afferma, in una nota, Antonella Veltri, presidente di D.i.Re. “Femminicidio indica l’uccisione di una donna in quanto donna, da parte di un uomo che la considera di sua proprieta’ e per questo ritiene di poter decidere tutto, anche se deve vivere o morire”, spiega Veltri, che aggiunge: “I femminicidi in Italia sono circa 150 all’anno, un numero pressoche’ stabile da un anno all’altro che non accenna a diminuire, al contrario degli altri reati violenti.

Secondo una ricerca dell’Eures il 78% delle donne assassinate e’ stato ucciso tra le mura domestiche, principalmente da compagni o ex partner, gia’ denunciati dalle vittime nel 28% dei casi. Non c’e’ confronto con gli omicidi degli uomini, che continuano a essere uccisi soprattutto da altri uomini, per motivi non legati al genere, ma piuttosto alla criminalita’”. Continua la presidente di D.i.Re.: “Fin quando non riconosceremo la natura culturale e strutturale della violenza maschile contro le donne che la parola femminicidio vuole appunto evidenziare, continueremo a perpetrare stereotipi e discriminazioni che questa violenza la alimentano. Questa parola e’ entrata nell’uso corrente anche grazie al lavoro dei centri antiviolenza, evidenziando cosi’ questo terribile fenomeno. Un’affermazione di questo tipo ci riporta indietro di 20 anni e rafforza solo chi continua a negarlo”. 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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