Brasile in piazza, anche Manaus è contro il razzismo: “Vidas negras importam”

In Amazzonia i nativi, i neri e i movimenti Lgbt hanno manifestato contro Bolsonaro e il razzismo, al grido del celebre slogan afroamericano
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ROMA – “Vidas negras importam”, le vite dei neri contano. Al grido dello slogan nato dalle proteste degli afroamericani degli Stati Uniti contro razzismo e violenza della polizia, ieri in Brasile i nativi, i neri e i movimenti Lgbt dello Stato di Amazonas, sono scesi in piazza nella città di Manaus, la più popolosa della regione, per manifestare contro le politiche discriminatorie del presidente Jair Bolsonaro.

UNA CROCE DI CORPI SULL’ASFALTO IN MEMORIA DEI MORTI

All’apertura del corteo alcuni dimostranti si sono sdraiati sull’asfalto andando a comporre una croce, in memoria di tutte le persone e gli attivisti uccisi dalla polizia o in circostanze poco chiare. Tra le persone ricordate dai manifestanti George Floyd, afroamericano ucciso da un agente di polizia a Minneapolis il 25 maggio, ma anche l’attivista e consigliera comunale di Rio de Janeiro Marielle Franco, e il capo della comunità indigena dei Tukano Francisco Souza. Nonostante fossero numerosi, i manifestanti hanno cercato di rispettare il più possibile il distanziamento sociale e le norme di sicurezza anti-Covid-19.

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Shirley Aubre, una delle organizzatrici del corteo sentite dalla stampa locale, ha detto di essere d’accordo con le restrizioni, ma che una protesta non poteva essere evitata adesso che ci sono “numerosi conflitti” oltre a “un presidente che vuole tornare alla dittatura”. Quella dell’Amazonas, uno degli Stati più colpiti dalla pandemia, non è la prima protesta contro le politiche del capo dello Stato. Nei giorni scorsi alcune tifoserie calcistiche della città di San Paolo si erano rese protagoniste di un corteo contro il gruppo definito dei “300 do Brasil”: un’organizzazione di sostenitori di Bolsonaro caratterizzata da messaggi razzisti contro i brasiliani neri.

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