Quel pasticciaccio brutto del Gran Sasso: tutti i rischi di traforo e laboratori Infn

Forum H2O: "A rischio tutta l'acqua del massiccio"
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PESCARA – L’allarme è di quelli che fa accapponare la pelle. Se le 2.300 tonnellate di prodotti chimici custodite nei Laboratori dell’Infn dovessero contaminare tutto ciò che c’è intorno a causa di un evento catrastrofico, ad inquinarsi potrebbero essere non solo le acque potabili destinate ai 700mila abitanti della provincia di Teramo e L’Aquila, ma arrivare a coinvolgere anche le sorgenti della Valle del Tirino e le sorgenti del Pescara la cui acqua proviene dal Gran Sasso. “Potremmo arrivare a dover chiudere l’acquifero dell’intero massiccio del Gran Sasso” afferma il Forum H2O. Questo perché in un documento si dice che le sale dell’Infn sono impermeabili, mentre in un altro che tale impermeabilità, come dimostrato da incidenti avuti in passato e anche dalla delibera del gennaio 2019 della Regione che prevede lo stanziamento di 15 milioni di euro proprio per procedere all’impermeabilizzazione non c’è. Una possibilità remota ma non impossibile dunque quella paventata da Augusto De Sanctis che questa mattina in una conferenza stampa fiume ha presentato le osservazioni al Piano di Emergenza Esterna proposto dalla prefettura dell’Aquila e sviluppatosi sul documento presentato dal Comitato Tecnico Regionale (CTR) sulla base del Rapporto di Sicurezza redatto dagli stessi Laboratori di Fisica Nucelare del Gran Sasso e approvato “a novembre 2018 dopo 12 anni di inadempienze”.

Un Piano di Emergenza Esterna da cui emergono molteplici problematicità a partire proprio dalla questione relativa alle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose stoccate nei laboratori e necessario perché, essendo una quantità oltre i limiti di legge, necessità dell’applicazione della direttiva Seveso. “Si continua a mettere la polvere sotto il tappeto- prosegue De Sanctis- Tra l’altro ci si è limitati a pubblicare il documento sul sito della Prefettura senza però adempiere agli obblighi di legge relativi alla necessità di dover informare le persone durante la sua redazione”. 

“Nel Piano presentato dalla Prefettura dell’Aquila c’è un paradosso tragicomico: in uno stesso documento si dice da una parte che tutto è impermeabile, affermazione fatta dal Ctr, dall’altra che non lo è come risulta dal lavoro fatto dalla Procura di Teramo. Anche perché se le sale dei laboratori fossero impermeabili il discorso sarebbe chiuso. Nelle osservazioni inviate, dunque, il Forum definisce “ammirevole lo sforzo per certi aspetti compassionevole fatto dalle due Prefetture, dell’Aquila e Teramo, nel cercare di predisporre, nonostante il comportamento degli enti negli ultimi 10 anni, un documento non solo lontanamente assimilabile ad un realistico e affidabile piano di emergenza degli Infn, ma anche coerente con le leggi vigenti. Purtroppo le pluriomissioni, inadempienze, violazioni di norma hanno messo la bozza di documento in generale completamente inadeguata, sconclusionata e a tratti esilarante se non fosse grave il momento in quanto spesso montato su assunzioni non veritiere”. Quello delle sostanze pericolose, infatti, è solo uno dei problemi sollevati dall’associazione che si aggiunge agli altri denunciati oggi, ovvero le problematiche delle volte degli stessi Laboratori in caso di terremoto, quello delle responsabilità sulla mancata messa a norma delle gallerie, nonché il comportamento dello stesso Infn “che si lamenta con la Regione per la perdita di attrattiva dei laboratori quando non avevano neanche pianificato la dismissione degli esperimenti”.

FORUM H2O: LABORATORI SONO A RISCHIO CROLLO?

Le volte dei Laboratori del Gran Sasso sono state o no sottoposte a verifica sismica come chiesto dall’Arta nella lettera inviata alla Procura di Teramo nel 2018? Se lo chiede, tra le tante osservazioni presentate alla Prefettura dell’Aquila sul Piano di Emergenza Esterno presentato, ma non ancora approvato, il Forum H2O. Un piano redatto sulla base della relazione fatta dal CTR (Comitato Tencico Regionale) dopo 12 anni “di nulla” e sviluppata sul Rapporto di Sicurezza stilato dagli stessi Laboratori. Se da una parte Augusto De Sanctis ha quindi sollevato la questione “impermeabilizzazione” delle sale dei laboratori, dall’altra ha messo in evidenza l‘elevato rischio sismico della zona interessata cui da contraltare fa “la non adeguatezza delle volte degli stessi laboratori. Lo rileva l’Arta- spiega De Sanctis- Lo scrive nella lettera inviata nel 2018 alla Procura di Teramo in cui non solo ricorda che ad 1 km dai laboratori c’è una faglia attiva che può arrivare a magnitudo 7, ma anche quali sono i rischi di un’eventuale fagliazione”, e cioè quello della fuoriuscita delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose custodite dall’Infn che “non dovrebbero esserci, ma la cui presenza ha imposto la redazione del Piano di Emergenza previsto in caso di alto rischio di incidente. Incidente che potrebbe essere causato anche dalla rottura delle volte, è questa la denuncia, visto che, “sono state fatte con chiodature d’acciaio e cemento a spruzzo che, in caso di un forte sisma, si spaccherebbero. I sistemi dovrebbero essere elastici”. “Questa situazione- scrive l’Arta alla Procura- merita ad avviso degli scriventi un doveroso approfondimento in merito alla valutazione del rischio ambientale in quanto le camere dei laboratori oltre ad essere priva della suddetta struttura di rinforzo, hanno una luce di scavo molto superiore a quelle della gallerie autostradali. Inoltre, a differenza della gallerie, nei laboratori vi è la costante presenza di materiali pericolosi. Debbono essere oggetto di verifica sismica”. “Nel documento della Prefettura dell’Aquila- afferma De Sanctis- non se ne accenna. Non abbiamo avuto accesso al documento del Ctr, vogliamo sapere se è stato fatto e se lo stesso ha nel caso imposto anche l’immediato adeguamento”.

FORUM H2O: GALLERIA NON A NORMA, DI CHI RESPONSABILITA’?

Quella del Gran Sasso è una vicenda quanto mai complessa, e se da una parte ci sono le problematiche relativa mancata impermeabilizzazione delle sale di Laboratori Infn, dall’altra la questione delle volte dei laboratori fatte di cemento a spruzzo e chiodature d’acciaio su cui l’Arta imponeva una verifica sismica che sembra non essere stata fatta, dall’altra c’è il problema della messa in sicurezza delle gallerie a cominciare dal famoso traforo del Gran Sasso dove a non essere a norma sono proprio le vie di fuga. Chi doveva provvedere alla sua messa in sicurezza? Ora lo farà lo Stato, ma chi in realtà la pagherà? Le norme sono quanto mai contraddittorie ed è questa, insieme alle altre, la denuncia inserita nelle osservazioni fatte sul Piano di Emergenza Esterno predisposto dalla Procura dell’Aquila, dal Forum H2O e presentate questa mattina da Augusto De Sanctis. 

La norma parla chiaro: “Il decreto legislativo 264/2006, fatto a seguito del rogo del Monte Bianco, che ha inserito quella del Gran Sasso tre le ‘gallerie speciali’, prevede ai commi 7 e 8 dell’articolo 10 che sono i gestori a provvedere alla messa in sicurezza senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, entro il 30 aprile 2019. Guarda caso tre settimane dopo l’annuncio di Strada dei Parchi di voler chiudere i tunnel per ragioni legate all’acqua. Eppure gli avvisi di garanzia erano arrivati a settembre 2018. Non hanno detto nulla fino ad aprile. Per 13 anni non è stato fatto nulla e la scadenza dei termini ha portato alle limitazioni del traffico oggi in vigore”. 

Dunque, secondo la normativa era la concessionaria a dover provvedere alla messa a norma. “Strada dei Parchi- sottolinea De Sanctis- dice di aver mandato i progetti al Mit, e abbiamo iniziato a lavorare anche su questo per capire di chi siano le eventuali responsabilità. Quel che è certo è che la galleria del Gran Sasso è la terza in Italia per lunghezza ed era previsto, in base alla 264, che non solo si doveva provvedere alla messa in sicurezza ordinaria, ma anche applicare misure aggiuntive rispetto ai requisiti minimi. Ora è in discussione in Parlamento l’emendamento per il commissariamento che stanzia 124 milioni di euro, cifra non sufficiente, ma che comunque interviene sulla questione. Il problema è che non si coordina con la 264. Quello che vogliamo sapere è da dove escono. Dalla tariffa? Metà dalla tariffa e metà dagli investimenti straordinari? Si deve derogare alla norma 264, non si può prescindere da un dibattito visto che, al contrario di quanto previsto, è lo Stato a prendersi gli oneri. E quando si dovranno stanziare le altre risorse lo si farà rincarando le tariffe o con un altro provvedimento?”

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3 Giugno 2019
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