Rientro a scuola, i più vulnerabili? I genitori

A parlarne è Federico Bianchi Di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO)
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

 

ROMA – Con la riapertura delle scuole “nessuno sarà in pericolo” ma mentre ci domandiamo come si troveranno ad affrontare questa fase docenti, studenti e genitori, “io ritengo che saranno queste ultime le persone che potranno risentire di più” del rientro. A parlarne è Federico Bianchi Di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), intervistato all’agenzia DIRE.

A detta dell’esperto, difatti, “noi mettiamo in prima linea gli studenti che pensiamo essere i più deboli, i più vulnerabili, ma non è così“. I più giovani dovranno “sicuramente essere accompagnati nel rientro, tuttavia bisogna anche calcolare- ricorda Castelbianco- che i ragazzi e i bambini prima della riapertura delle scuole, per fortuna, avranno perlomeno tre mesi per stare all’aperto, per vivere una vita più normale“.

Questo secondo lo psicoterapeuta permetterà “un ritorno a scuola che non sarà un’esperienza negativa, come la stiamo vivendo adesso, di chiusura”. Il rientro, infatti, sarà “successivo ad una più recente fase di riapertura, dello stare all’aperto con il sole e l’estate” e tutto ciò renderà il riavviarsi delle attività scolastiche più dolce. “Chiaramente- ribadisce lo psicoterapeuta- i ragazzi dovranno essere accompagnati nel ritorno a scuola, ma con loro si tratterà soltanto di un accompagnamento”.
Il lavoro più grande, invece, secondo l’esperto dell’età evolutiva “lo avranno i docenti che, non solo dovranno fare l’accompagnamento ai ragazzi, ma dovranno anche tener conto dei vuoti didattici di quest’anno, per reintegrarli nel prossimo anno scolastico”.

Avranno senza dubbio “più lavoro però- sottolinea il direttore dell’IdO- lo svolgeranno con molta più dolcezza, proprio per non rompere quel filo che sono riusciti a tenere grazie alla didattica a distanza e che ha permesso di mantenere rapporti e relazioni anche all’interno di una stessa classe”.

In ultima analisi, poi, “ci sono i genitori, che penso siano la categoria più vulnerabile, anche rispetto ai docenti e agli studenti”. Se i docenti sono coloro che hanno più carico sulle spalle, i ragazzi “sono quelli che si devono abituare ma che conservano tutta una loro resilienza”, sui genitori invece “si evidenzieranno di più i segni di questa pandemia”. Forte dei risultati dell’IdO, Castelbianco evidenzia, alla luce di ciò che è “emerso dalle migliaia di richieste che ci stanno arrivando sia dallo sportello ‘IdO con Voi’ che da quello ‘Lontani ma Vicini’, una difficoltà di relazione intrafamiliare legata a stati d’ansia, paure e litigiosità in famiglia. Questo è il vero problema”. Dunque, ad alterarsi in questo lockdown sono state proprio “le relazioni intrafamiliari e i ragazzi con i genitori hanno adesso delle difficoltà enormi, che non si risolveranno con l’estate”. Anzi, “si ripresenteranno successivamente proprio nel momento della riapertura della scuola”.
Quando si riavvierà l’attività didattica in presenza, “i genitori non potranno parlare con i ragazzi solo di compiti o di doveri”, consiglia lo psicoterapeuta, perché alla base “non c’è un buon rapporto. Se però non ne parleranno, si sentiranno anche frustrati nella loro volontà di portare avanti il processo di sviluppo del ragazzo”. La realtà, ricorda Castelbianco, “è che non possiamo ritenere che i genitori in quanto adulti non vadano aiutati. Andranno supportati e sostenuti- conclude lo psicoterapeuta- in tutto quel processo che dovranno affrontare per riappropriarsi delle redini del discorso educativo”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

3 Maggio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»