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Visionarie, nel cinema troppo poche donne: “la ragione e’ culturale”

Se ne parla a roma al Festival Visionarie
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ROMA – La presenza delle donne nel cinema italiano è più evidente in alcuni settori rispetto ad altri, ma le donne sono ancora poche. Percentuali molto basse nella produzione e nella regia. Se n’e’ parlato oggi a Roma, a Palazzo Merulana, in occasione del Festival “Visionarie”. Una tre giorni al femminile, ideata e diretta da Giuliana Aliberti e dedicata al ruolo della donna nel cinema, nella televisione e nella letteratura, inaugurata questa mattina dal panel “La narrazione al femminile – Dal libro alla serie, la catena e’ d’autrice”, a cui e’ seguito, nel pomeriggio, l’incontro dal titolo “Non è un mestiere per donne”.

Ad animare il dibattito Chiara Sbarigia, direttore generale APA (Associazione Produttori Audiovisivi) insieme a Gloria Giorgianni, Giuliana Aliberti, Riccardo Tozzi, Laura Muccino, Cinzia Bomoll, Costanza Quatriglio, Anna Negri, Fabia Bettini, Giulia Steigerwalt, Annamaria Granatello e Maura Morales Bergmann. Ha aperto l’incontro il produttore Riccardo Tozzi, che ha sottolineato come “a livello mondiale nel settore dei media, e in special modo in ambito editoriale, la presenza femminile nei vertici aziendali e’ cresciuta notevolmente (basti pensare che ai vertici di Amazon e Netflix all’estero, come in Italia di Rai Fiction, ci sono delle donne), mentre, per quanto riguarda il settore cinematografico, specialmente per specifiche figure, la situazione e’ molto diversa”.

A fargli eco la direttrice della fotografia Maura Morales Bergmann, che ha raccontato la sua esperienza in Cile, sottolineando come in Sud America il gap di genere sia molto meno marcato che in Italia dove, nella maggior parte dei casi, le donne, quando riescono ad emergere, hanno comunque una retribuzione inferiore a quella degli uomini. Da cosa dipende tutto cio’? Secondo la produttrice Gloria Giorgianni si tratta di un problema culturale “che va affrontato insieme agli uomini. E’ necessaria un’integrazione. Se non partiamo da questo approccio restiamo nell’ambito di una battaglia di potere, che non serve a nessuno”. Della stessa opinione e’ la casting director Laura Muccino, per la quale: “autorevolezza e autorita’ sono due cose ben diverse. Sul set una donna che urla e’ isterica, se lo fa un uomo e’ autorevole. Culturalmente alle donne e’ passato questo messaggio. Bisogna smontare dalla base questi concetti e in cio’ ha un grande ruolo la formazione”. “Spesso le donne si autolimitano– ha dichiarato Aliberti- Il problema e’ talmente radicato, che le studentesse delle scuole di cinema non se ne rendono conto”. “C’e’ un problema di pregiudizio alla base, mentre loro credono che si tratti di una questione puramente meritocratica”- ha evidenziato Aliberti, anticipando il tema che sara’ al centro del workshop di “Visionarie” dal titolo “Unconcious Bias- Pregiudizi inconsapevoli”, in programma domani mattina a Palazzo Merulana.

Ad approfondire il tema ha contribuito l’intervento della regista Costanza Quatriglio, che ha raccontato la sua esperienza come direttrice del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, sottolineando come sia necessario “un ripensamento culturale radicale, che va fatto sin dalle scuole elementari. E’ giusto che le bambine possano leggere nei libri di storia di filosofe, chimiche e scienziate, perche’ esistono”. Nel corso dell’incontro si e’ parlato anche di casi di molestie nel mondo del cinema, che l’attrice e sceneggiatrice Giulia Steigerwalt ha dichiarato “essere all’ordine del giorno”. “Il problema della differenza di genere si sente di piu’ in giovane eta’. Alle attrici viene richiesto di essere un oggetto di desiderio piu’ che di talento- ha spiegato. Le molestie sono uno dei principali problemi per le ragazze che vogliono fare questo mestiere. Il punto non e’ essere consenzienti o meno, il problema e’ che cio’ avvenga. C’e’ bisogno di un codice etico- ha concluso- ed e’ necessario che le ragazze vengano informate e preparate a cio’ che potrebbe accadere”.

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