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Sapete tutto di don Camillo? In un libro gossip e curiosità su Brescello ‘capitale del cinema’

Un nuovo volume del documentarista Ezio Aldoni e del giornalista Andrea Setti svela il dietro le quinte del set di don Camillo
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BOLOGNA – Gino Cervi non doveva essere Peppone. E Fernandel non piaceva affatto a Guareschi: troppo smilzo e con un faccione poco adatto per il suo don Camillo. Invece, per una serie di vicissitudine, vennero scelti i due attori che resero celebri i film tratti dai racconti dell’autore emiliano. È solo uno dei tanti, tantissimi aneddoti raccolti direttamente dal documentarista Ezio Aldoni e dal giornalista Andrea Setti, contenuti nel libro Guareschi, buona la prima. Politica, costume e stravaganze sul set di Don Camillo.

ANEDDOTI E DIETRO LE QUINTE

I due autori hanno ripercorso le strade di Brescello, paesino della bassa Reggiana dove è stato allestito il set, hanno raccolto i racconti dei protagonisti, le corrispondenze dell’epoca, le richieste di donazioni da parte delle locali istituzioni per asili e altre opere, le fotografie scattate dietro le quinte e nelle feste paesane, addirittura i menu preferiti dai due attori protagonisti.

“Al termine delle riprese – riportano i due autori – Gino Cervi si sedeva nei bar della piazza a bere un bicchiere di lambrusco, dialogava con gli ammiratori, faceva la sua partita a briscola. Fernandel, invece, era tutto l’opposto: non appena finito il suo lavoro si infilava nella sua automobile di lusso condotta dall’autista e raggiungeva l’albergo a Parma”.

NESSUN REGISTA ITALIANO VOLLE GIRARE IL FILM

Un particolare molto interessante è il fatto che nessun regista italiano contattato dalla produzione accettò di girare il film: troppo controverso in termini politici, troppo rischioso in un periodo dove vi era una forte opposizione tra Pci e Democrazia Cristiana. Rifiutarono Mario Camerini, Vittorio De Sica, Luigi Zampa e Renato Castellani. Venne sondata anche Hollywood, dove la sceneggiatura ebbe successo: Frank Capra, il famoso regista statunitense, si disse interessato, ma era troppo impegnato per girare il film. La scelta quindi cadde sul francese Julien Duvivier, che cambiò in parte la sceneggiatura, scatenando le ire di Guareschi.

LA TRASFORMAZIONE DI BRESCELLO

La presenza del set cambiò anche il paese di Brescello. Bar e ristoranti colsero immediatamente le opportunità che la presenza di ‘quelli del cinema’ poteva dare e cambiarono nome per cercare qualcosa di più evocativo, come per esempio bar Don Camillo. Alla chiesa venne aggiunto un protiro in muratura per le scene in cui don Camillo spia il rivale Peppone da dietro le colonne. E non manca tutta la storia del famosissimo Cristo di legno che dialoga con don Camillo. Il Cristo non faceva parte originariamente della chiesa, ma è stato realizzato appositamente per il film da un artigiano di Cinecittà. Alla fine è rimasto nella chiesa di Brescello, diventando una vera e propria attrazione turistica.

TANTO MATERIALE INEDITO

“Abbiamo deciso di scrivere Guareschi, buona la prima! perché dopo il primo libro sull’argomento (“Amici Nemici. Brescello piccolo mondo di celluloide” del 2007), spiegano gli autori, tantissime persone ci hanno raccontato aneddoti, gossip e storie collegate al set. Alla fine abbiamo trovato tanto materiale assolutamente inedito, che ci sembrava importante condividere con tutti coloro che hanno amato i film di Peppone e don Camillo”.

GUARESCHI E BRESCELLO

E così oggi, a mezzo secolo dalla morte del papà dei due celebri personaggi, viene svelato il rapporto che Guareschi ebbe con il paese di Brescello e con i suoi abitanti, con la troupe e la produzione Cineriz, con la politica e la cultura degli anni Cinquanta. Aneddoti, testimonianze, cronache e interviste inedite, immagini dal set e
dintorni fotografano l’atmosfera del backstage della saga guareschiana che dal 1951 al 1965 produsse pellicole di straordinario successo al botteghino e ancora oggi in testa alle preferenze del pubblico italiano e non solo.

“Un giorno i miei racconti saranno un vanto per Brescello e per la terra d’Emilia”, diceva Guareschi, prevedendo già la fortuna capitata a un paesello come tanti che, grazie alle riprese dei film tratti dai racconti di Peppone e don Camillo, sarebbe diventato una piccola “capitale” del cinema italiano.

Ezio Aldoni, regista documentarista, filmmaker e autore, insieme ad Andrea Setti ha scritto il libro
Amici Nemici. Brescello piccolo mondo di celluloide (2007) cui è seguito il documentario Amici Nemici.
Brescello e i film di Peppone e Don Camillo raccontati dai protagonisti (2008) e premiato al “Fotogramma d’oro” di Trieste. Recentemente ha realizzato un saggio e un docufilm sulla vita del pittore Antonio Ligabue, Antonio Ligabue l’Uomo (2015). Gestisce uno studio di comunicazione visiva e di
produzioni cinematografiche e televisive a Brescello.

Andrea Setti è laureato in Scienze politiche all’Università di Bologna. Giornalista professionista presso
il quotidiano «La Provincia di Cremona», insieme a Ezio Aldoni ha scritto il libro Amici Nemici. Brescello, piccolo mondo di celluloide (2007) cui è seguito il documentario Amici Nemici. Brescello e i
film di Peppone e Don Camillo raccontati dai protagonisti (2008). È stato promotore e primo presidente della Fondazione Paese di Don Camillo e Peppone che cura la promozione e l’accoglienza turistica

 

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