Migranti, Msf: “Non siamo criminali, ma un palliativo all’inefficienza dell’Ue”

"Sull'inchiesta in corso sono state fatte delle speculazioni politiche secondo noi incredibili e fuori controllo"
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ROMA – “Non abbiamo la piu’ pallida idea del perche’ sia nata questa campagna diffamatoria nei confronti delle ong“. Lo dice all’agenzia Dire Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere, a margine dell’incontro alla Stampa estera organizzato per illustrare ai giornalisti l’esito dell’audizione in commissione Difesa al Senato.



Un incontro a cui De Filippi, assieme a Marco Bertotto, responsabile advocacy di Msf, hanno partecipato “con piacere”, per porre fine alle polemiche “ma soprattutto per rimettere al centro le persone”, ossia di coloro che dall’Africa rischiano la vita per arrivare sulle nostre coste “perché l’Ue non consente gli arrivi attraverso vie legali sicure”.

“Quello che sappiamo e’ che sull’inchiesta in corso sono state fatte delle speculazioni politiche secondo noi incredibili e fuori controllo”, ha aggiunto. “Quello che noi ogni giorno subiamo e’ inaccettabile, e’ un attacco sistematico da parte di molti che ormai accomunano le ong a delle organizzazioni criminali”.

Tutto ha avuto inizio giorni fa dalle dichiarazioni del vicepresidente della Camera Di Maio che giorni fa ha riportato all’attenzione dei media l’inchiesta della Procura di Catania su presunte attività illecite da parte delle nove ong attive nel Mediterraneo centrale, e che ha definito tali navi “taxi dei migranti”. Una polemica subito “cavalcata” dal leader della Lega Matteo Salvini, secondo cui a bordo di quelle navi vengono trasportate droga e armi. Salvini, invitato domenica scorsa alla trasmissione di Rai Tre ‘In mezz’ora’, ha citato anche un presunto dossier dei Servizi segreti che confermerebbe quelle ipotesi.

“Noi non sappiamo nulla né del dossier né di questi presunti traffici. Noi non siamo neanche stati mai convocati dalle procure”, ha affermato De Filippi. “Medici senza frontiere nel 2015 ha deciso di intervenire nel Mediterraneo centrale, poche settimane dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum, perché eravamo stanchi di assistere alle troppe morti in mare: a metà aprile di quell’anno un maxi naufragio provocò quasi mille morti in un giorno solo. I comunicati e gli appelli non bastavano più. E questo- ha detto De Filippi- lo hanno pensato probabilmente anche le altre Ong”.

Quella data per gli operatori umanitari dimostrò l’inadeguatezza della missione Triton, voluta dall’Unione europea per sostituire l’italiana Mare Nostrum, accusata di essere un ‘pull factor’, ossia di incoraggiare le partenze dei migranti e quindi di influire anche sull’alto numero di naufragi. “Contro di noi oggi vengono mosse le stesse accuse che furono imputate alla Mare Nostrum due anni fa: ma davvero qualcuno pensa che 13 navi siano in grado di influire su un fenomeno enorme come quello dei flussi migratori?”

“LE NAVI UMANITARIE HANNO RISOLTO LA PRIVATIZZAZIONE DEL SOCCORSO”

Se da una parte è vero che tra il 2014 e il 2016 il tasso di morti in mare è aumentato, dall’altra “non si può pensare che siano state 13 navi umanitarie a determinare questo dato”. Lo aveva già spiegato ai senatori della commissione Difesa Marco Bertotto, secondo il quale imputare tutta la responsabilità delle migrazioni alle organizzazioni umanitarie “è un’analisi superficiale e strumentale, che omette fattori importanti”.

Prima di tutto il fatto che le navi umanitarie si occupino solo del 30% dei salvataggi in mare. Grazie ai loro interventi, le navi mercantili non sono più costrette a intervenire tanto spesso come prima: stando al diritto del mare, come hanno spiegato ancora i portavoce Msf, le autorità – Frontex o Guardia Costiera – possono richiedere a navi private di intervenire, se piu’ prossime alla zona dell’emergenza: “Se nel 2014 le navi commerciali intervenivano una volta su quattro, dal 2016 le ong sono intervenute nel 28% dei casi. Di fatto- ha evidenziato Bartotto- le navi umanitarie hanno risolto la privatizzazione del soccorso”.

Poi gioca chiaramente un ruolo importante “l’industralizzazione del traffico dei migranti nel nord della Libia”, che muove un giro d’affari di milioni di euro. “Di recente stanno aumentando i lanci di imbarcazioni in mare: a volte a fronte di una sola chiamata di soccorso ci troviamo a raggiungere anche cinque imbarcazioni in difficolta’ in una volta”.

Inoltre per il responsabile Msf “non si considera la forte instabilità in tanti paesi dell’Africa”, tra cui anche la fragile situazione politica Libia. “Alcuni membri della Guardia costiera libica- ha aggiunto Marco Bertotto- collaborano con gli stessi trafficanti“. Poi ha ricordato il blocco dei traffici delle imbarcazioni in legno come fattore di deterrenza, “che vengono pero’ sostituite coi gommoni in plastica”, che sono piu’ insicuri.

“Da giugno a ottobre- ha tenuto a evidenziare- abbiamo registrato tassi di mortalita’ ridotta, e questo coincide con la massima presenza delle navi di soccorso delle ong“, a fronte di un aumento delle morti nei periodi in cui le navi umanitarie sono di meno.

“FRONTEX NON E’ LA RISPOSTA”

Frontex per noi non e’ la risposta al problema: non ha il mandato al soccorso, e i suoi interventi nel 2016 sono stati pari a quello di una singola nave umanitaria”, ha aggiunto Bertotto.

I soccorsi delle ong sono tamponi, palliativi, ma noi saremmo felici di andare via dal Mediterraneo, perché il nostro lavoro è un altro” gli fa ecco il presidente De Filippi, che si è affrettato a chiarire “se non ce ne andiamo è perché non possiamo: dobbiamo colmare il vuoto delle istituzioni. Noi salviamo vite, non possiamo girarci dall’altra parte. Da tempo chiediamo un meccanismo europeo di salvataggio e soccorso ben coordinato, insieme a canali legali per l’arrivo in Europa di queste persone, sull’esempio dei Corridoi umanitari di Sant’Egidio e Chiese protestanti: ma le istituzioni restano immobili. E’ la politica che ha creato la situazione di illegalita’ a cui assistiamo. Ma i flussi migratori- il suo monito- non si arresteranno presto: è un fenomeno che continuerà almeno per i prossimi 30 anni”.



Infine, Loris De Filippi avverte: “Se contro di noi verranno lanciate accuse false ricorreremo alle vie legali. Ma in questo momento quello che ci interessa e’ rispondere punto per punto alle critiche e alle accuse, per riportare la discussione sul piano reale: l’inefficienza e l’inefficacia delle politiche europee per quanto riguarda le ricerche di soccorso in mare”, conclude.

di Alessandra Fabbretti

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